Archivio

Archivio dell'autore

Sartori, il politologo che ci ha lasciato (orfani)

Un anno fa, a quasi 93 anni, moriva Giovanni Sartori, che le persone care chiamavano Vanni. In queste settimane, scienziati della politica e analisti di faccende governative lo citano con riverenza per provare a spiegare qualcosa del presente che così complicato non è mai stato, o addirittura predire il futuro dell’ Italia con i loro alambicchi tarati sui libri. Logico che cerchino di ispirarsi a quelli che tutti loro chiamano Maestro.

Sartori e la moglie Isabella Gherardi Sartori e la moglie Isabella Gherardi

Sartori è stato un campione mondiale in questo ramo del sapere e le sue teorie elaborate a Stanford e a New York hanno tuttora una validità permanente e transcontinentale. Dunque per una volta i politologi pescano con il loro ramaiolo nel tino del vino buono.

E allora perché ci blocchiamo a metà articolo o cambiamo canale dopo mezzo minuto dei loro discorsi, nonostante il ritaglio dei sacri testi del Vanni? Il fatto è che le parole del Maestro trasferite nei compitini altrui inacidiscono, sanno di aceto, non sono adatte a condire l’insalata di pensieri morigerati. O peggio, le citazioni si slavano in tesi prive di sapore.

Il problema non è che costoro hanno studiato poco, o che non si siano chinati sulle sudate carte. La questione è che Sartori traeva i suoi giudizi sul presente, e il suo sguardo sull’ avvenire, applicandoci la testa e mettendoci le palle. Per lui sapere e sapore erano sinonimi. A sua volta prima di fornire un parere sulle cose della vita politica, non si limitava a pesare le componenti chimiche e le leggi fisiche, ma le assaggiava usando olfatto, e gusto, e un sesto senso che è l’ odio assoluto per la noia, la repulsione per il già sentito, per l’ osservazione prudente e duttile.

Per sessant’ anni ha scritto editoriali sul Corriere della Sera. Tranne quelli vergati nei dintorni di Ferragosto, dove dibatteva di ambiente e sovrappopolazione – ciascuno ha i suoi demoni -, non m’è mai capitato di non cominciare e di non finire un suo articolo. Non ricordo un solo caso in cui non sia riuscito a farmi inarcare il labbro in un sorriso, qualche volta amaro. Ma accidenti lui ha insegnato che guardare la politica esige una vibrazione della penna, una passione che però non si prende del tutto sul serio, perché accetta di alzare il bicchiere, non usa acqua minerale, bensì vino rosso, un velo di mestizia e un guizzo di allegria.

Ha inventato formule immortali, dal Mattarellum al Porcellum, ed era come se disegnasse baffi irridenti sotto il naso degli autori di queste trovate per lui orribili, ma i partiti le citano lo stesso come fossero complimenti. È sempre stato per il doppio turno alla francese, con ballottaggio. Dell’ Italicum si limitò a dire che era un «pasticcio» con un nome ridicolo, ricalcato su quelli da lui coniati, che gli ricordava «un treno».   Leggi tutto…

Annunci
Categorie:politics

Is This Man Going to Spearhead a World-Wide Battle Against Fake News? Or Is it Fake News?

Andrea Ceccherini has managed to gain the support of an international Who’s Who, from the CEO of Apple Tim Cook to the executive editors of the New York Times and the Wall Street Journal.

But has he ever accomplished anything?

Cecch-BergoglioFor years Andrea Ceccherini, a suave 43-year-old Italian, has been spearheading a global initiative to boost newspaper readership among young people, educate them to value financial information and fight fake news. In doing so, beside managing to bank over a million dollars a year in compensation, he has gained the support of an international Who’s Who. Apple CEO Tim Cook called his work “just fabulous.” The top editors of the New York Times and The Wall Street Journal signed on joining the board of a international advisory body he created “to fight fake news”, and the chairmen of the central banks of Germany, France, Italy, Spain and Holland joined the board of a similar body established to educate young people to read and understand financial news.

Ceccherini-0001-1However, the investigation by Claudio Gatti, published on Friday March 16th on “Il Venerdì”, the magazine of the Italian newspaper “la Repubblica “, unearthed troubling signs that the plan to fight fake news might itself be fake news. Announced in July 2016, it hasn’t lead to any action. Even more troublesome is the outcome of Ceccherini’s efforts to stem the drop in newspaper readership in Italy. By several independent measures it is to be assessed as an abject failure.

Ceccherini-0002-1None of this, so far, has hindered Ceccherini’s activism. If anything he keeps rolling on, having become one of the world’s most effective celebrity aggregators. Perhaps only Davos and the Clinton Initiative have managed to attract more powerful people than his Florence-based, Osservatorio Permanente Giovani-Editori, the non-profit he founded that distributes newspapers to Italian high schools and organizes events to celebrate his mission to help young people develop “a critical mind”.

Embellishment has always helped Ceccherini build a successful career. His 2001 professed degree in “Economy and Communication Techniques” from ISFOA University is a good example.

Registered in Belize, Albania and the State of Delaware, ISFOA is known primarily for the titles of its honorary chairman, Pietro Donato Paleologo, Emperor of the Greek Orient, King of the Hellenes, Lord of the Aegean and Head of the Holy Imperial Military Constantinian Order of St. Georges. In Italy ISFOA is also known for being sanctioned in 2006 for marketing degrees with no official recognition or value.

Leggi tutto…

Berlusconi, un “highlander” solo in Italia

RenziBerlusconiGavin Jones è corrispondente di Reuters a Roma dal 1995. Segue la politica italiana dall’anno dopo la prima campagna elettorale di Silvio Berlusconi. Osserva da vicino l’ex Cavaliere da 23 stagioni. E i suoi cambiamenti: “In un’intervista di alcune settimane fa – annota Jones – gli ho sentito dire diverse frasi che mi hanno colpito: sembrava in uno stato di confusione evidente. Magari è normale per un uomo di 81 anni. Ma mi lascia perplesso che nessuno ne parli”.

In uno degli ultimi discorsi pubblici Berlusconi si è vantato di aver alzato le pensioni a “mille lire al mese”. La sua “fatica” è solo folklore o è un argomento politico?
Non solo confonde euro e lire, ma dimentica quasi sempre i miliardi quando parla del Pil o del debito pubblico. Mi ha colpito una frase in particolare: ha detto che quando era al governo ha abolito 411mila leggi. Non è un lapsus: è una cifra precisa. Un numero assurdo, senza alcun fondamento.

I media sottovalutano la confusione di Berlusconi?
Da osservatore esterno, mi sembra strano che non se ne parli affatto. Quasi come se tutti facessero finta di non vederlo, come nella fiaba “I vestiti dell’imperatore”: nessuno dice che il monarca è nudo, solo un bambino. Ma c’è una rimozione – e lo dico di nuovo da giornalista straniero – ancora più impressionante.

Leggi tutto…

Categorie:politics

Österreich, der Tag danach…

Tutti i sondaggi lo avevano previsto, ma a parlare con gli austriaci oggi sembra che tutti ne siano davvero stupiti. Sebastian Kurz ha fatto sua la scommessa della vita e ha sbancato il tavolo.  A 31 anni, il leader dei popolari austriaci guadagna il titolo del più giovane capo di governo del pianeta.

kurzCome non soffermarsi in primis su questo dato. Il Wunderwuzzi , il «bimbo prodigio» come lo chiamano qui, è nato il 2 agosto 1986. Suo padre era un ingegnere, la madre insegnante. Ha studiato Legge, ma ha abbandonato l’ università attratto dalla politica. Eppure, di sé ama dire che non voleva fare il politico di professione, che la politica gli è passata vicino e che pur non volendo se l’ è preso. A Vienna però se lo ricordano ancora, quando nel 2009 si candidò al Consiglio comunale e per farsi notare girava per tutta la città in una “Geil-o-Mobil”, come dire l’auto-figa, dove il primo termine sta però sia per “cool” ma anche per un’ altra cosa. Infatti, a bordo del suo Suv Kurz si accompagnava a diverse signorine molto poco vestite. E molti non hanno dimenticato che proprio lui, Kurz, in quei tempi distribuiva anche profilattici neri, neri come il colore del suo (oggi ex?) partito, per sottolineare come la sua presenza dentro potesse regalare un aspetto del tutto nuovo e eccitante rispetto al classico voto verso la solita, scontata, noiosa ÖVP. Che oggi, dopo la grande operazione di immagine, “Nera” non è nemmeno più.

Leggi tutto…

Protetto: A robot know my wife better than me

10 ottobre 2017 Inserisci la tua password per visualizzare i commenti.

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Categorie:media, social, tech, trends

Increases Social Awareness and Engagement with Low Budget

The “Paint and Sip” industry is surprisingly large and growing dramatically.  It contains both corporate players (who tend to not have the sip part) and dozens of fast-growing creative franchises.  These venues combine art or craft, wine, instruction and social interaction with peers to deliver a unique, warm, fun and connected experience in the form of a class.

The Business

This success story is about an Arts & Crafts Entertainment franchise located in central Texas.  While the franchise is growing and expanding, it is constantly looking to increase its awareness and attract new first-time customers to its offering.

Leggi tutto…

Comites, un’altra marchetta per gli italiani all’estero

Irregolarità presunte e sospetti. L’elezione dei nuovi membri del comites di Vienna, ad esempio, nonostante la scadenza oramai più che prossima,  è stata rinviata al 2020. Liste non presentate nei tempi…

E poi dicono che la spesa pubblica non ha più grandi margini per essere tagliata. Prima di esserne così convinti, forse, sarebbe il caso di passare dalle parti della Farnesina. Nel solo 2017 il ministero degli Esteri, oggi guidato da Angelino Alfano, ha staccato 417 assegni per finanziare le iniziative più disparate, tutte dietro il paravento della formazione e dello sviluppo della lingua italiana all’ estero. La voce burocratica è «contributi, sussidi e vantaggi economici», elargiti ogni anno dal ministero. E il 2017 non è ancora finito.

Sì, perché a voler fare lo storico di questi regali si scopre che nel 2016 gli assegni della Farnesina sono stati 1.075. Nel 2015 sono arrivati a quota 1.222. Esercizi, questi ultimi, in cui il dicastero era guidato da Paolo Gentiloni, attuale presidente del Consiglio. Insomma, negli ultimi tre anni il ministero degli Esteri ha staccato qualcosa come 2.714 assegni, spendendo una cifra imprecisata. A spanne, considerando il valore medio dei singoli finanziamenti, non dovremmo essere distanti dai 50 milioni di euro.

Ma a chi vanno questi continui cadeaux? Molti vedono premiati i sindacati, i cui canali di approvvigionamento pubblico, evidentemente, sono ancora nascosti nei tortuosi meandri del bilancio di Stato. Quest’ anno, per dire, 949mila euro sono andati allo Ial Cisl Sezione scuola, per progetti di formazione. Altri 150mila euro hanno preso la direzione di Ecap, fondazione della Cgil che cura la formazione dei lavoratori all’ estero. Un assegno di 59.900 euro è stato assegnato alla Cgil Bildungswerk, centro di cultura e formazione del sindacato di Susanna Camusso a Francoforte sul Meno.

Ancora, 8.300 euro sono stati messi a disposizione della fondazione Di Vittorio, altra emanazione del mondo Cgil, per un programma così descritto: «Learning economies, modellizzazione dello sviluppo locale partecipato per le traiettorie economiche sostenibili delle regioni di Negotin e Zlatibor in Serbia». Se non altro questo finanziamento fa riferimento a un progetto che ha una sua descrizione, laddove in generale il sito internet della Farnesina si limita solo a indicare i nomi dei beneficiari.

Ma i premi hanno fondamentalmente una destinazione eterogenea. Ecco allora spuntare 45mila euro per la Caritas diocesana di Monaco e Freising, 71.300 euro per Bocconcini di cultura (comunità italianofila in Germania), 55mila euro all’ American Italy Society di Philadelphia, 45mila all’ Acri, Associazione culturale ricreativa italiana. A fare incetta di elargizioni, poi, sono i Comites, Comitati di assistenza per gli italiani all’ estero. La Farnesina spiega che si tratta di organismi rappresentativi delle collettività italiane, eletti direttamente dai connazionali residenti all’ estero. Il tutto per una composizione che va dai 12 ai 18 membri ciascuno.

Ebbene, nel corso degli anni, vista la cuccagna garantita dal dicastero, ne sono nati in ogni parte del mondo. E così oggi piovono risorse, tra gli altri, sui Comites di Atene, Basilea, Belo Horizonte, Boston, Brisbane, Buenos Aires, Città del Capo, Città del Guatemala, Il Cairo, Quito, Città del Messico. Ma si tratta solo di un assaggio, visto che secondo lo stesso ministero i Comites ormai sono più di 100. Dalle griglie dei finanziamenti di competenza 2017 viene fuori che questi comitati percepiscono ogni anno tra i 5mila e i 30mila euro ciascuno.

Dopo tutto questo florilegio di contributi, allora, si pone come minimo una domanda: ma come fa il ministero a controllare migliaia di finanziamenti che prendono ogni anno tutte le direzioni? Un mistero. Se un giorno si cercasse di risolverlo, chissà, si scoprirebbe che un bel po’ di lardo dal bilancio della Farnesina può ancora essere tagliato.

Categorie:politics