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Salario accessorio, stipendio cacio e pepe

Altro esempio di quale sciatteria amministrativa e’ stata mantenuta presso il Comune di Roma da tutti i Sindaci fino ad oggi saliti sullo scranno capitolino, complici quindi i vari Marino, Alemanno, Veltroni, e’ l’incredibile storia del salario accessorio.
Oggi i dipendenti comunali romani, e ovviamente tutta la politica locale che a caccia di consensi per le prossime elezioni ora sulle incandescenti tensioni soffia ad arte, lo ritengono addirittura un “diritto acquisito”. Ma davvero, che bravi.
Anziché trattare sul (basso) salario base, sigle sindacali improbabili e faziose insieme ad una politica piuttosto autoreferenziale hanno preferito in tutti questi anni aggiungere alla retribuzione base un premio. Peccato che se distribuito indistintamente, sia del tutto illegittimo. E gli ispettori del MEF hanno cosi detto una volta per tutte basta. Ma, che si sappia,  non e’ una questione di oggi.
 
Comune Roma dipendenti lotta
Va chiarito che già nella relazione del MEF del 2008 erano emerse forti critiche sul trattamento economico dei dipendenti comunali romani. Quindi fino a tutto il 2015 si e’ indubbiamente dormito. Ma c’e’ di piu’.
Prima infatti le maggiori critiche del MEF al salario accessorio non erano riservate ai dipendenti con qualifica non dirigenziale, visto che il vero schiaffo del Ministero era diretto ai dirigenti. Al contrario, la relazione del MEF del 2013-2014 (richiesta dall’ex sindaco Marino) ha trattato lo stesso argomento alleggerendo la parte sul trattamento economico dei dirigenti. Se vi e’ sfuggita, sappiate che su questo punto per gli ultimi 7 anni, i sindaci Marino e Alemanno (insieme a tantissimi personaggi di staff già convocati per l’elezione di domicilio) sono stati recentemente indagati per aver sempre cercato personale dirigente e di staff al di fuori dall’alveo dei dipendenti capitolini, assegnando ai fortunati poi scelti in assoluta libertà stipendi da capogiro, stipendi che oggi sono finalmente oggetto di attenzione di Procura e Corte dei Conti.

Resterebbe ancora qualche domanda. Perché, visto peraltro che la legge di riferimento a livello nazionale non è stata modificata, la relazione del MEF ha denunciato irregolarità nelle procedure di attribuzioni del salario accessorio anche se le metodiche seguite dal Comune tra le due ispezioni «non sono mai cambiate» ma rimaste le stesse? E perché, al contrario, tra i dipendenti con qualifica non dirigenziale non si e’ esteso il principio di valutazione che dovrebbe essere l’unica ratio per il rilascio di un premio di produzione? Perché infine e’ diventato un fisso che accompagna lo stipendio base? Chi ci guadagna in questo?
 
Il problema e’ comunque grande. Oltre ai 24.000 dipendenti diretti del Campidoglio bisogna aggiungere anche i 35.000 delle municipalizzate: un esercito di dipendenti pubblici che dovrebbe assicurare servizi essenziali alla città. Ed eccoci arrivati al punto che interessa gli altri romani, quelli che una amministrazione cosi impostata spesso la subiscono: il verbo «dovrebbe». Basta rileggersi l’inchiesta firmata da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella il 19 giugno 2015 per scoprire, ad esempio, che «a Roma le maestre in pianta stabile costano 145 milioni e sono 5.400. Ma ne vanno aggiunte altre 2.400 a tempo determinato, supplenti delle titolari e altre 4.000 super precarie (quadruplicate in pochi anni) per la supplenza delle supplenti assenti. Per un costo totale, insieme, di altri 65 milioni. Con un assenteismo arrivato oltre il 30%». Altro dato dell’inchiesta: «Le retribuzioni accessorie dei dirigenti, fra il 2001 e il 2012, sono salite mediamente da 45.640 a 88.707 euro l’anno pro capite. Un’impennata del 94,3%». Ovviamente, era tutto per merito!
Con questo ultimo dato, ognuno se vuole ha adesso gli elementi per capire che la strategia del salario accessorio distribuito a pioggia, ovvero distribuito a prescindere dal merito individuale a tutti, ha facilitato enormemente sopratutto l’imboscamento di ogni ipotesi di valutazione dei dirigenti. Il cui unico interesse e’ sempre stato (solo) quello di stringersi attorno al ceto politico di riferimento. Un vizio che oramai si e’ diffuso verso il basso, verso tutti i restanti dipendenti comunali, ognuno per se nel ruolo temporaneo di capopopolo in un gruppo Fb o Whatsapp, da far vedere e annusare alla bisogna a chiunque cercherà nuovi voti in campagna elettorale…
Cosi il cerchio si chiude. Con i dipendenti in piazza inconsapevoli di portare acqua soprattutto a chi davvero non se lo merita, un salario accessorio. Ma il gregge, anche il piu grande, si sa’, si può far pascolare anche con due cani. 
Con le elezioni alla porte, in ogni caso, la parte della politica piu’ in difficoltà in questo momento non mancherà di cavalcare lo spavento dei dipendenti di base. E subito dopo, vendersi il proprio intervento per aver saputo trovare il classico rimedio che salvi capra e cavoli. Perché dopo uno spavento di una busta paga tagliata di piu del 30%, molti di loro se ne ricorderanno in cabina elettorale.
Una volta in Italia c’era la scarpa destra in regalo, e solo dopo il voto la sinistra. Adesso ai poveri sventurati tolgono quel che già era loro, e poi dopo avergli fatto passare una grande paura, glielo ridaranno vestiti nei panni dei loro unici salvatori. Dignità e anche un minimo di intelligenza sono oramai sotto i pedi. Amen.
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