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Roma caput mundi regit orbis frena rotundi?

Roma capitale del mondo regge le redini dell’orbe rotondo”… recitavano le scritte sui sigilli dell’impero, ancora all’epoca di Carlo Magno. Poi, la storia ha registrato una grande, lunghissima fase di decadenza. Senza che all’illustre “magno” sia potuto succedere altro. Certo il “magno”, inteso come la “magnificenza”, deve essersi volgarizzato alquanto, e se vogliamo anche secondo una accezione imprevista che di certo, della originaria magnificenza ricorda solo l’aspetto dimensionale. E’ un “magno” che, oggi, ha portato con se nel tempo solo il relativamente recente significato dialettale, lasciando decadere ogni eventuale illustre altra, e alta, connotazione. Eccoci allora nell’era del “magna magna”, espressione che trova il popolo romano, e non solo romano si converrà, unito nella stessa medesima cavea, dove patrizi e plebei si intendono e non si distanziano gli uni dagli altri. Bella esposizione, belle parole per una teoria che sembrava restare priva di riscontri.

Poi  all’alba di un giorno di Dicembre, le agenzie iniziano ad uscire come impazzite, una dietro l’altra. Ecco i 37 arresti, le centinaia di indagati, i nomi noti della mala, delle frange estremiste, ma anche della politica alta, ex sindaci e consiglieri comunali, assessori, Presidenti dell’Assemblea Capitolina, consiglieri di partecipate, AD e Presidenti. Ecco scoppiata l’inchiesta  “Mafia Capitale” e i suoi mille e mille significati che le due parole insieme, soppesate prima separatamente e poi congiuntamente, a tutti noi lasciano pochi dubbi. Il procuratore Pignatone in conferenza stampa non ha mancato di evidenziare,  in un velocissimo passaggio che pochi – almeno a  giudicare dagli articoli dei primissimi minuti usciti in tema – avranno colto, che tale inchiesta e’ partita appena dopo il suo arrivo. Dobbiamo pensare che l’affermazione non sia stata casuale, e che quindi tutto era bloccato anche per colpa dei suoi illustri predecessori? Non sarebbe la prima volta… Intanto, per la serie di quando si dice “toh, le coincidenze”, arriva puntuale e preciso il giorno dopo il rapporto annuale Corruption Perception Index 2014 dell’organizzazione internazionale Trasparency che schiaccia l’Italia tra Sudafrica e Kuwait, in una classifica dove meglio di noi fanno anche Bulgaria e Grecia. Per chi vuole guardare il solito bicchiere mezzo pieno, per chi vuole o deve essere ottimista a tutti i costi, per gli “edulcoratori” professionisti, questo e’ senza dubbio un primato. Anzi, il primato europeo. Peccato significhi primo posto in Europa per corruzione.

Transparency 2014: Italia prima in Europa per corruzione, sorpassa Bulgaria e Grecia

corruzione-italia-ppCome in ogni situazione restata sotto la cenere per molti anni, anche per questa negli ambienti più ristretti si sapeva tutto da tempo, ed il fatto che tutto era fermo non stupisce. Chi ha seguito, all’interno e all’esterno delle principali istituzioni,  da vicino le incredibili carriere di manager pubblici assolutamente inadeguati al ruolo, chiedendosi quindi ogni volta a chi realmente avrebbero risposto, chi dovevano ringraziare, sapeva che dietro c’era altro e che per tutto questo era unicamente questione di tempo. Analoghe riflessioni potremmo fare per le redazioni che avevano già messo in archivio notizie, fatti e dossier, ma non li avevano mai pubblicati perché il Direttore di turno sapeva che l’Editore si sarebbe esposto e non c’era assolutissimamente voglia di aggiungere problemi ad un quotidiano andazzo di seccature, telefonate, interessamenti, che di per se sia pure su minime questioni già insisteva e, quindi,  bastava. Con la crisi dell’editoria di oggi, e la conseguente dipendenza – per tutti, pochissimi casi esclusi – dalle sovvenzioni pubbliche, era certo incontrare già nelle ore successive ad una eventuale iniziativa editoriale facce storte, le solite persone influenti vicine ai palazzi che contano che, bonariamente, pacatamente, ti avvertivano del rischio reale che avrebbe corso la tua casa editrice. Stesse analisi potremo fare per quella parte della magistratura che, davanti a tanti piccoli e meno piccoli elementi emersi in tutti questi anni, avrebbe dovuto aprire magari un fascicolo (l’azione penale e’ obbligatoria) ma ha saputo molto spesso trovare le attenuanti e al più archiviare, anche perché certa di non avere sponde solo poco più in alto, e allora sono carriere che si fermano, trasferimenti che si impongono, eccetera, eccetera…  

 Testatablog quadrato

::::VIDEO:::: Conferenza stampa Pignatone “Mafia Capitale”

Ma qui ora vogliamo concentrarci su altri aspetti, molto meno secondari di quanto possano apparentemente sembrare. E comuni – sia ben chiaro – alla “fascio-mafia” oggi agli onori della cronaca, come anche a tutte le altre organizzazioni dove politica, interesse pubblico deviato ai fini privati, imprenditoria malata e malavita si fondono per raggiungere i propri interessi.

Destra e sinistra, cooperative, onlus ma anche gli uomini giusti nei posti giusti, dalle partecipate del comune di Roma fino a dentro il governo, per una regia dietro le quinte sempre sospesa tra carota e bastone


mafia-capitaleAd esempio, occorre che sia sempre più con urgenza percepito dalla collettività che tutti questi episodi di corruzione tolgono ai cittadini diritti reali, oltre che naturali aspettative di una vita dignitosa. Tutti questi episodi, o meglio tutte le loro implicite conseguenze,  relegando le collettività ad una vita quasi di stenti, rastrellano tutte le risorse degli enti che ovviamente cosi non potranno più erogare servizi. Nel disinteresse generale per la politica, nella disaffezione per le cose pubbliche, ci si dimentica o peggio non si tramanda quella consapevolezza per tutte le conseguenze che ne deriveranno.

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Membri del Pd come Ozzimo, Marroni padre e figlio e l’allora Presidente di Lega Coop Poletti, oggi Ministro del governo Renzi, di fronte a Buzzi, Alemanno e il capo del clan dei Casamonica a Roma: una foto dalla quale si ricava la certezza che era impossibile non sapere…

Non si pensa che e’ proprio grazie alla persistenza di questi fenomeni che poi il cittadino dovrà pagarsi di tasca sua i servizi di cui e’ stato derubato andando dai privati, e nemmeno si collega che un simile andazzo consente di fatto sistematicamente a tali gruppi di individui di rastrellare tutto il (poco…) lavoro disponibile e di girarlo agli amici, fatto che induce soprattutto la gran parte degli esclusi nella tentazione di entrare anch’essi al più presto nel sodalizio, magari capiti la prima occasione buona. E ci si dimentica pertanto altrettanto sistematicamente che tutti quegli “amici”, dovendo pagare quella che in gergo si chiama “stecca” verso a chi “de facto” gestisce le dinamiche reali del lavoro, a Roma  e in generale in molte altre parti di Italia, saranno costretti – proprio per la presenza di simili, invisibili e quindi indeducibili costi – a tenere tutte le varie maestranze sottopagate e sotto contrattualizzate. Logico pertanto che il prodotto finito di un simile processo non potrà che esser costituito da opere pubbliche di infima o comunque scadente qualità. Sarebbe ancor più logico, ma anche questo spesso lo si dimentica, che tutto ciò determina conseguenze che poi si ripercuotono sempre sul cittadino sotto forma di servizi scadenti, disservizi e in ulteriori, inutili spese per rifare manufatti appena consegnati, e via esemplificando.

Espresso mafia capitaleTutti questi episodi, messi in atto da un coacervo di forze che va dalla malavita organizzata (i cui nomi oramai funzionano e agiscono alla pari di veri e propri “brand”, essendo utilizzati e propalati per diffondere terrore e rispetto, quando va bene …) alla vastissima cricca dei colletti bianchi, costituita da una melassa informe di imprenditori che cercano facilitazioni, di esponenti politici in cerca di voti ed “extra” oltre che di burocrati messi strategicamente nei posti giusti per ottenere risposte veloci e a comando, sembrano avere sempre più un unico denominatore. Quello di aver completamente dimenticato (o mai conosciuto, a seconda dei casi singoli…)  il concetto di “bene comune”. Se in Italia tale coacervo di forze di fatto gestisce ogni aspetto degli appalti e dei guadagni, di conseguenza umiliando il lavoro e il lavoratore, ciò si e’ verificato per il pericolosissimo allontanamento dei cittadini dalla tutela reale dei principi fondanti di qualsiasi comunità. Non partecipando in massa ad ogni fase della vita pubblica, non controllando le istituzioni, quindi non leggendo, non informandosi, non opponendosi di fatto realmente, duramente e costantemente, ma cercando invece ognuno per se quella italianissima via al personale successo, in nome di un paraculismo sfacciato (lo sport nazionale, prima del calcio, era, e’ e resta quello di saltare sul carro del vincitore…) su e per cui cui in Europa tutti invece sputano sopra. Grazie a questo geniale egocentrismo, le generazioni passate e gli attuali italiani hanno così condannato se stessi e i propri figli a subire le dolorose conseguenze di una infinita serie di boomerang. E così, il desiderio dell’italianiello di turno, quello che potremmo tentare di riassumere nel tipico personaggio del celebre “io speriamo che me la cavo”, non potrà che ricondursi alla causa del suo stesso fallimento. Perché tentando di infilarsi per fare il suo unico interesse, ha permesso ad sistema molto più furbo e scaltro di lasciare impuniti o parzialmente impuniti per decenni e decenni i personaggi di queste ubique cricche, permettendo anzi agli stessi attori di rimanere nel giro che conta e anche di ripresentarsi nella quintana successiva alla caccia di altri o nuovi voti. Voti che, come il noto pecunia non olet… , altrettanto egualmente non odorano.

Un gioco impossibile da realizzare se non grazie all’assist insperato di milioni di italiani menefreghisti e disillusi, quelli del partito del non voto. Che insieme ad altri milioni di attivisti beoti, stupidi elettori a comando, hanno permesso alle cricche di entrare nei posti chiave, tanto l’unico interesse vero in cambio era quello di sistemare se stessi o un proprio familiare

Ecco allora ben delineato anche un corposo substrato di utili idioti, masse menefreghiste disinteressate alla politica attiva e anche all’espressione del diritto di voto, ma anche masse iper politicizzate alla bisogna, insieme a quel popolo bue che invece si reca alle urne con i santini in mano per non sbagliare e deludere i vari capi bastone, votando su indicazione altrui. Tutti costoro, almeno a mio giudicio, sono parte in causa del medesimo sistema. E poiché la corruzione dall’alto di posizioni dominanti si mangia tutto, logora tutto e tutti, costoro dovrebbero mordersi la lingua fino a strapparsela, perché aggiunge dolore al dolore e frustrazione al buio che resta davanti agli occhi di chi è veramente sfortunato e disperato, di chi rimane drammaticamente solo, di chi viene quindi vessato, e anche a volte pignorato come fosse un criminale.  Perché poi, sia chiaro, il giro variegato dei moralizzatori della patria è costituito anche da gente che magari appartiene proprio a questi giri qua. E allora, o te ne vai, o fai una vera, sanguinosa rivoluzione. Di quelle alla francese, però… Perché della “magna” Roma è rimasto solo il peggio. E se questa è la guida dell’Italia, figuriamoci dove è finito il ricordo dell’impero…

Fabrizio Dell’Orso
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