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GenerationE… storie reali, in un progetto di datajournalism

roma1La mia storia probabilmente sara’ simile a quella di tanti. Semmai e’ l’ennesima dimostrazione che non si va via solo da sud e provincie remote… io sono nato e cresciuto a Roma, e sempre in questa città mi sono laureato ed ho iniziato a lavorare. Una bella storia, che mi aveva portato a viaggiare moltissimo da giovanissimo, in parte poi soffocata da impegni più locali, anche se prestigiosi per qualcuno, sempre nella mia bellissima città. Poi, il declino… L’Italia, per quelli come me che non credono alle favole, sembra diventare sempre più, giorno dopo giorno, un paese avvitato e senza futuro. Non ci sono politiche sociali, nessun sostegno al reddito, gravissime discriminazioni di tutela sindacale per chi non ha un contratto a tempo indeterminato o non lavora per grandi realtà pubbliche o private, nessuna reale politica di incentivo per le giovani famiglie… in Italia tutto si deve pagare, dai libri, all’istruzione di ogni ordine e livello, e quello che sembra gratuito in realtà non resta accessibile a meno di non avere il solito numero di cellulare “giusto ” da chiamare alla bisogna (politico, amministratore pubblico, dirigente medico, la lista oramai e’ lunghissima…). E io che molti di questi numeri li avevo pure, grazie alla mia professione, mi sono poi chiesto: e il giorno che non li avrò più? 
Allora ti fermi e metti tutto in fila. Gli stipendi per neo laureati o pseudo-giovani sono da morti di fame. Il futuro pensionistico, specie dopo la riforma Fornero che ha lasciato “i privilegi acquisiti” alle tantissime cariatidi della società, lasciando giocoforza nel limbo del “ce l’avevi quasi fatta” (in romanesco: “ma come amo’, ja stavi a faa…”), degli sfigati totali, migliaia di “quasi pensionati” che avevano maturato solo i 99.9999% del medesimo diritto acquisito, una autentica discesa verso gli inferi. Domanda: chi pagherà domani le pensioni di quelli della mia eta’?
A questa Italia, dove devi chiedere e pregare sempre, quando sulla carta questi erano i tuoi diritti costituzionali, dove c’e’ sempre il “figlio/a di”, il “parente di”, e quindi anche l'”amico/a di” (con relativo “occhiolino”), molti italiani come me che sapevano/credevano di meritare di più hanno detto semplicemente “no, grazie”: andremo tutti felicemente ad arricchire le finanze di un altro stato UE, magari anche a prenderci la cittadinanza un giorno. Lasciano l’italia aziende come la Fiat, dopo i miliardi che hanno succhiato allo stato, non possiamo farlo noi che non abbiamo “succhiato” mai nulla?
voto-astensione-244671Già, una volta c’erano gli emigranti, gente senza “arte ne’ parte”, veri senza futuro costretti a lasciare il bel paese… Tra quelli che arrivano oggi sono moltissimi i laureati, anche con dottorato. Giovani e meno giovani che vengono      letteralmente “aspirati” dalle economie UE che guidano il treno europeo… non ci sono valigie di cartone nelle loro mani, ne’ dialetti incomprensibili… sono persone che parlano molto bene l’italiano, spesso senza inflessioni dialettali, e poi altre lingue estere (inglese, tedesco, francese…). Storie diverse, profili culturali e sociali diversi… Ci sono oggi quelli che sono diventati manager di grandi gruppi, perché già solo in Europa resta normale cercare il meglio per ogni posizione, dove il meglio non ha nulla a che fare con il termine “ammanicato/a”… come per me, anche per altri che ho avuto modo di conoscere ci sono potenziali carriere senza limite alcuno (le eccezioni sono davvero poche, sulle dita di una mano). Davvero tutta, e non riesco a descrivere sinteticamente meglio, un’altra storia… la prima decisione allora, specie se ce la si può permettere,  e’ quella di studiare da subito e per bene la lingua, e certificarne il livello. Poi… 

A quelli che restano e che sempre più spesso li guardano quasi con disprezzo, lasciano molto volentieri le ultime riforme epocali di Renzi (epocale la priorità delle priorità per far ripartire l’Italia, l’eliminazione del Senato, in UE su questo si e’ riso per settimane…), quindi “lo sblocca Italia” a costo “zero”, ricco solo di slide e hashtag post berlusconiani. Sanno, e aggiungerei “con dispiacere ne sono ben consapevoli”, che anche grazie a questo fallimento generazionale (oggi in italia i più ricchi sono, in ogni segmento, gli anziani…) che mantiene in vita i privilegi acquisiti di legioni di “grand comis” e buffoni/voltagabbana di corte (fare il nome di Giuliano Amato per non citare le identità meno conosciute ma altrettanto gravi di una lunghissima,  corposa lista di compagnia cantante…) e uccide per assenza di linee di fido bancario le aziende più sane e mafia free di questo paese, che presto o tardi tutto verrà a galla, inconsistenza di programmi, slide, hashtag e annunci ovviamente compresi.
Oggi, da quel che sembra vedersi, il meglio dell’Italia e’ per grandi percentuali fuori dall’Italia. Dove ci sono certezze, una vita agiata anche se ci si sposta con i mezzi pubblici, garanzie e serietà ogni dove. Quindi anche stipendi e carriere impensabili in Italia. Se avete ambizioni e non volete inchinarvi, ma siete disposti ad impegnarvi e a dimostrare il vostro reale valore, non avrete alternative. Dopo scoprirete magari che, grazie ad una logistica e a network efficienti, nel supermercato sotto casa potete agevolmente  trovare anche tanti prodotti italiani, tutti magari anche a prezzi molto più bassi. Non passeranno che pochi giorni, e avrete capito da soli anche il perché…

Questo e’ un progetto di data journalism è realizzato da quattro giornalisti e pubblicato in esclusiva nei rispettivi Paesi da ilfattoquotidiano.it, El Confidencial (Spagna), P3 Público (Portogallo) e Radio Bubble (Grecia).
 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/08/generatione-radiografia-dei-giovani-espatriati-del-mediterraneo-data-journalism/1097927/

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