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Tsunami? Attenzione ora all'”onda anomala”… (attention pls today to “anomalous wave”)…

Cosa sta accadendo nello scenario politico italiano dopo lo tsunami del movimento di Beppe Grillo delle politiche 2013? Di certo, dopo lo sconfortante insuccesso alle elezioni Amministrative, il nervosismo del movimento si intercetta nell’aria. Figurarsi poi sulla rete!

Grillo (cover Bild)

Già!

L’ultima crociata vede infatti protagonista la senatrice Adele Gambaro, criticata e infine giudicata senza mezzi termini come colpevole del reato di lesa maestà. In un’intervista a Sky si era permessa di criticare il tono minaccioso del blog di Beppe Grillo, che “invece di incoraggiarci, ci mette in cattiva luce”. La reazione è stata fulminea. Grillo ha chiesto alla rete un referendum su se stesso: “Ditemi se il problema sono io”.  Nella mezz’ora successiva si è scatenata la solita valanga di insulti contro la parlamentare ingrata, che non avrebbe “capito lo spirito del movimento” e sarebbe stata “pagata per dire l’enorme cazzata”. Valanga con parecchi distinguo. In un successivo post dal titolo “Quando uno non vale niente”, Grillo ha quindi emesso la sua sentenza: “Uno vale uno quando è consapevole che l’opportunità unica che gli è stata offerta non è per i suoi meriti, ma per servire un paese alla canna del gas e i suoi disperati cittadini”. Quindi ha invitato la senatrice emiliana di “uscire al più presto dal movimento”.

È un invito che esprime per molti dell’incredibile autoritarismo, e che smentisce nettamente le dichiarazioni del proconsoli grillini sulla loro libertà decisionale. “Grillo non comanda un cazzo”, aveva sostenuto il deputato Andrea Ceccanti solo poche ore prima. La sentenza evidenzia un’anomalia unica in Europa: un presidente autoproclamato e non eletto silura una parlamentare per presunta disobbedienza. Grillo, oltre a esserne il fondatore è anche – nel vero significato della parola – il proprietario dell’M5S. Il logo è suo e sempre suo è il blog,  ritenuto il vero canale di comunicazione del movimento. Senza chiedere conto a nessuno può pertanto decidere di negare l’uso del logo a chiunque, come un padre-padrone. Una sorta di quel “io ti ho fatto, e io ti “rimpappo”, che dicevano le nostre mamme quando ne combinavamo una grossa…

Viene allora da chiedersi: è la bruciante sconfitta elettorale a far esplodere nell’M5S le malcelate contraddizioni? E Adele Gambaro, che ha osato criticare l’eufemismo di Grillo che aveva definito il cammino dell’M5S come “lento e inesorabile”, salutando i due neo-sindaci di Pomezia ed Assemini, può essere espulsa per questo?

“Due comuni conquistati non sono un successo, ma una debacle elettorale”, ha protestato la senatrice. L’interpretazione del risultato elettorale evidenzia il grado di dogmatismo del movimento. In un’intervista al Corriere della Sera Vito Crimi, in pessimo stile democristiano, ha negato il bilancio magro del voto: “Siamo passati da zero a due comuni. Va benissimo così”.  Così, se la deputata catanese Giulia Grillo parla di “dura sconfitta” e della “necessità di rivedere il modo di partecipare”, il senatore siciliano Maurizio Vincenzo Santangelo, di fronte al crollo del movimento, nega l’evidenza: “Non c’è nessuna situazione negativa”.

Ma la batosta elettorale è troppo vistosa per poterla nascondere. A Catania, Messina e Siracusa il movimento, che tre mesi fa aveva superato il 30 per cento, non è riuscito ad entrare nemmeno nei consigli comunali.

Grillo su TIME

Sono pertanto bastati questi tre mesi a convincere molti elettori a ritirare il loro voto dato (…in prestito?) all’M5S? Sono rimasti delusi dalle continue fibrillazioni di un movimento che aveva in mano lagolden share del governo e si è perso in dibattiti futili? Si sono stufati dell’incontinenza verbale di Grillo e dalla sua particolare percezione della realtà, che vede nella conferma di Napolitano un “golpe” e nel parlamento “una tomba maleodorante”? Dietro la caduta dei consensi al movimento c’è soprattutto il continuo rinnegare la stima verso persone che solo poco prima si portavano in un palmo di mano, come è accaduto per i candidati al Quirinale dell’M5S Stefano Rodotà e  Milena Gabanelli? Quanti saranno gli elettori italiani che anno storto il naso nel leggere di un Rodotà definito poi “ottuagenario miracolato dalle rete”, e  di una Gabanelli  poi definita come “giornalista non libera” dopo la messa in onda di una puntata di Report dedicata al finanziamento ai partiti, in cui anche il movimento non sembrava davvero eccellere per trasparenza?

C’è così oggi chi sostiene che tantissimi elettori, e anche una buona parte degli eletti nel Movimento 5 Stelle, si siano stufati delle offese quotidiane, delle prediche, delle visioni catastrofiche, dei vittimismi e dell’autocelebrazione imposte da Grillo. C’è chi sostiene che sono stati delusi dalla mediocrità piccolo borghese degli ex capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi, dalla mancanza di ogni autocritica, dalla campagna isterica contro la stampa e dai continui tentativi di tenere sotto controllo i parlamentari.

L’espulsione, che per ora è solo morale, di Adele Gambaro è l’ultimo atto di autolesionismo di un leader che, molto probabilmente, sta rovinando il giocattolo da lui creato con le proprie mani. Il disagio è evidente, la resa dei conti sembra vicina. Questa volta lo tsunami potrebbe essere postelettorale. Quello, boomerang, di una inattesa onda anomala… 

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