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Sicilia, the day after….

Solo un partito in estinzione come il Pdl può attribuire il disastro, nell’isola del 61-0 del 2001, alle ultime mattane del Cainano dal bunker (uguali a quelle dell’ultimo ventennio), o viceversa ad Alfano (che non è mai esistito). E solo un simpatico guascone come Crocetta (che ha subito dichiarato che ha vinto il rinnovamento e la buona politica, ovvero lui e i partiti che lo hanno appoggiato) , unitamente ad un povero illuso come Bersani possono usare aggettivi come “storico” e “rivoluzionario” per definire il risultato del duo Pd-Udc.

Che, in realtà, è il classico sorpasso in retromarcia: contro un Pdl fermo in panne, bastava una lumaca per superarlo. Nel 2008 il centrodestra di Lombardo si pappava la Sicilia col 65%.  Perché, sia chiaro, oggi Crocetta diventa governatore col 31%: la stessa percentuale che quattro anni fa portò la Finocchiaro a perdere rovinosamente contro Lombardo. Senza contare che i voti sono molti di meno, visto che allora votò il 66% e domenica ha votato il 47% degli aventi diritto (e nel 53% dei non votanti ci sono anche i voti della mafia, che notoriamente si astiene e sta a guardare in attesa di una nuova trattativa).

Chi vince chi perde davvero in SiciliaMa non finisce qui. Se poi si guarda dentro le coalizioni, difatti, si scopre che non crolla solo il Pdl, che nel 2008 riscosse il 33,5% e ora latita al 12. Ma precipita anche il Pd, sceso in quattro anni dal 22 (Pd+lista civica Finocchiaro) al 13,5. E calano anche l’Udc (dal 12,5 al 10,6) e Sel (dal 4,9 di Rita Borsellino al 3 di Fava, il candidato migliore, escluso per un pasticcio burocratico). Solo l’Idv, paradossalmente, raddoppia i consensi, dall’1,8 al 3,5: ma è una magra consolazione, visto che lo sbarramento per accedere all’Assemblea siciliana è al 5.

Ecco, a guardare bene cosa è successo basterebbe indicare le percentuali di consenso che  i singoli partiti sono riusciti a raggranellare in una elezione dove più della metà degli aventi diritto sono restati addirittura a casa.  Tra i maggiori partiti, il PD è crollato del 49% (quindi si è dimezzato), il PDL si è ridotto a meno di un terzo crollando del 73%, mentre l’UDC si è mangiata il 38 % dei consensi. Il M5S invece è aumentato del 512%.

Dunque di “storico” nel voto siciliano c’è soltanto il tracollo dei partiti, tutti i partiti: cioè dei responsabili del disastro dell’isola, governata nell’ultimo ventennio prima dal centrodestra e poi dall’inciucio Micciché-Pd-Fli-Udc, dunque tecnicamente fallita. E ora i padri di quel disastro incalcolabile torneranno al potere, nascosti dietro la faccia pulita e antimafia, ma spregiudicata di Crocetta, che non ha esitato ad allearsi con gli amici di Cuffaro e ora, per governare, dovrà chiedere il permesso o a Micciché (l’amico di Dell’Utri e Lombardo) o a Musumeci (il nerissimo amico di B.), visto che M5S non appoggia nessuno. Né sottobanco né sopra.

Una riedizione riveduta e corretta dell’inciucio lombardiano. Siccome la linea della palma tende a salire e la Sicilia anticipa sempre quel che avviene nel resto del Paese, questo è l’antipasto della grande abbuffata che si prepara a Roma. Se il Pd pensa di vincere le prossime elezioni con la cosiddetta “alleanza fra progressisti e moderati”, s’illude. A Roma come a Palermo, per sopravvivere, i partiti dovranno mettersi tutti insieme, col bis dell’ammucchiata che ora sostiene Monti. Mandando all’opposizione non solo Grillo e Di Pietro, ma anche la maggioranza degli italiani.

Purtroppo per tutti questi signori, il M5S c’è e in modo serio da almeno cinque anni. Non è antipolitica, questa, ma politica: senza i “grillini”, in Sicilia non avrebbe votato poco meno della metà dei siciliani, ma poco più di un terzo. Da oggi in Sicilia e da domani in Italia, M5S costringerà i partiti di destra, di centro e di sinistra, se vogliono governare, ad ammucchiate sempre più inguardabili e innaturali.

E questa sarà la chiave del loro scontato, prossimo successo!

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  1. 30 ottobre 2012 alle 17:27

    In tanto che i giochi di prestigio iniziano e le alleanze si muovono, il debito pubblico siciliano si sposta velocemente verso i 6 miliardi di Euro, quasi interamente costituito da prestiti e mutui (5,1 miliardi di euro), oltre a 224 milioni di euro di emissioni obbligazionarie (scadenza prevista al 2015). A fare lievitare verso i 6 miliardi sembrano essere proprio i contratti di prestiti derivati circa 900 milioni di Euro, di cui il 90% riguarda prestiti stipulati con banche straniere ad esempio Nomura (35,3 per cento) e Merrill Lynch (20,9 per cento).

    Gli apparati finanziari sono pronti a divorare la nostra sovranità a colpi di declassamento Moody’s, Fitch Ratings, Standard&Poors ci vedono sempre più poors. Ed è questo forse il vero motivo per cui Lombardo si è dimesso, lasciando lo scettro al rampollo di famiglia Toti.

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