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Operazione “Guardie Svizzere”, quando il fare equivale al non dire…

Si sa. E s ne anche parlato ,molto. Ecco appunto: parlato.

La Svizzera (insieme a S. Marino, Andorra, Lichtenstein, e, parzialmente, Lussemburgo e Austria) si oppone allo scambio automatico di informazioni tra Stati nella assistenza in indagini su evasione fiscale, dato che ciò violerebbe le norme sul segreto bancario, che costituisce un importante vantaggio per le sue banche private. Con i seguenti effetti:

-questo atteggiamento ha reso di fatto inapplicabile la convenzione del 2004 con la UE, in cui la Svizzera si impegnava a versare le imposte (applicando aliquote fino al 35%), dovute agli Stati di residenza, dai cittadini stranieri titolari di attività finanziarie presso le sue banche.

– lo scorso anno Germania e Gran Bretagna  hanno creduto di aggirare l’ostacolo (concordando il versamento di un’aliquota pari a quella praticata in patria “a titolo di acconto”) , in attesa del perfezionamento della convenzione, più una cifra forfettaria (poco più che simbolica) per i dieci anni pregressi. Tutto mantenendo la “privacy” sui correntisti. L’azione è finalizzata più a disincentivare la fuoriuscita di capitali che al ritorno fiscale

– la Svizzera ha offerto le stesse condizioni a Francia e Italia (e, ultimamente, alla Grecia, i cui rapporti con le banche elvetiche sono assai più problematici, come si può immaginare). La Francia ha rifiutato motivando che il suo interesse è quello di rintracciare e punire gli evasori fiscali; l’Italia, per ora, ha temporeggiato (anche perché la faccenda è complicata dalcoinvolgimento dell’accordo riguardante i ristorni fiscali sui redditi dei lavoratori transfrontalieri, poco rilevanti a livello nazionale, ma rilevantissimi per i comuni di confine)

– nel frattempo la UE ha aperto un contenzioso contro Gran Bretagna e Germania presso la Corte di Giustizia Europea; basandosi sulla giurisprudenza della Corte su casi analoghi (es.: trattative su rotte aeree), è verosimile che il contenzioso si concluderà con una condanna dei due stati.

Ma perché è così importante il segreto bancario, se la Svizzera si impegna a versare all’Italia i tributi dovuti dai clienti italiani delle sue banche?
Perché, in realtà, il segreto bancario neutralizza l’efficacia dell’accordo, che rischia di trasformarsi in una presa in giro per i paesi sottoscrittori (e, infatti, secondo alcuni non sembra che Gran Bretagna e Germania ne abbiano fin qui ricavato granché, tanto che gli inglesi si sono procurati sottobanco – ah, i Servizi Segreti di Sua Maestà! – un elenco di 6000 evasori con conti in Svizzera, per provare a fare prima da sé).

Come può avvenire tutto questo?
Come è logico, non è proibito avere attività finanziarie in Svizzera, ma bisogna dichiararle. L’evasione fiscale si pratica, ovviamente, su quelle non dichiarate. Se le banche svizzere acconsentono a versare le imposte, ma senza rivelare entità e titolarità dei patrimoni, è come se lo Stato italiano cedesse a loro la sovranità fiscale. Esempio: io trasferisco i miei capitali in una banca svizzera (senza dichiararli, ovviamente), ma contratto prima che solo una piccola parte resterà lì, mentre un’altra parte la stessa banca me la investirà in luoghi e modi non soggetti a tassazione. Tutto legale; ed è evidente che l’interesse della banca è quello di accontentare il cliente e di lucrarci sopra.
Sarebbe insomma la banca svizzera a decidere se e quante imposte debbano essere pagate.

Cosa si potrebbe fare:

– l’Italia potrebbe intanto chiedere una soluzione per il pregresso: trattare cioè con la Svizzera per  recuperare, almeno in parte, l’evasione fiscale degli anni passati. La UE, infatti, impedisce solo di concludere accordi separati che prescindano dalla trasparenza bancaria per il futuro. Naturalmente, la Svizzera potrebbe anche non accedere ad un accordo così limitato; ma ciò potrebbe mettere in seria discussione i suoi rapporti con tutti gli stati UE.

– l’Italia potrebbe farsi promotrice di una linea politica più decisa in materia di trasparenza bancaria in ambito UE; potrebbe pretendere che, in un momento in cui tutti gli Stati sono impegnati in pesanti operazioni di riordino dei loro bilanci, questo obiettivo venga assunto come prioritario delle politiche interne ed esterne della UE. Non è accettabile che si pretenda rigore estremo dalla Grecia, mentre non si mettono in atto tutti gli strumenti per impedire l’evasione fiscale a livello europeo.

– in Europa la circolazione dei capitali è libera, in nome della concorrenza anche nel settore bancario; tuttavia, è evidente che, in assenza di una completa trasparenza bancaria, la concorrenza del mercato è gravemente compromessa. La BCE e le Banche devono essere messe in grado, anche attraverso una revisione del Trattato, di esercitare i necessari controlli e comminare sanzioni proporzionate alle banche inadempienti. Questo potrebbe essere un primo, fondamentale passo verso una nuova regolazione del mercato finanziario internazionale, fin qui sempre rinviata.

Come detto, se ne parla (senza costanza e continuità) da mesi. Purtroppo, e ancora una volta, se ne parla di tanto in tanto. E solamente.

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Categorie:economy, politics
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