Home > politics, social, Vatican Affairs > The “Vatican State” trend’s: latest in reputation, first in epuration?

The “Vatican State” trend’s: latest in reputation, first in epuration?

E’ una notizia che ha quasi dell’incredibile, anche se più di qualcuno degli addetti ai lavori certo già se l’aspettava. Il Vaticano, grazie alle prodezze del suo IOR, è stato inserto dal Dipartimento di Stato americano, ed è questa sua prima volta per alcuni già la estrema sintesi dello “scandalo nello scandalo”, nella lista dei paesi “che destano preoccupazione”. Tutto ciò a causa del continuo e noto riciclaggio di denaro, riciclaggio che si crea a causa del massiccio flusso tra la Santa Sede e il resto del mondo. Il Vaticano, o meglio papa Ratzinger e i suoi diretti collaboratori, avevano provato a metterci rimedio istituendo una sorta di Autorità per l’Informazione Finanziaria.

...CON UN DECRETO “URGENTE”, L’ASSETTO DEL SISTEMA ANTI-RICICLAGGIO 
VATICANO VIENE STRAVOLTO (DIVIETO DI APRIRE “DEPOSITI, CONTI, O LIBRETTI ANONIMI, 
CIFRATI O INTESTATI A NOMI DI FANTASIA O FITTIZI”)...

Per il Dipartimento americano, però, è ancora troppo presto per poterne valutare l’efficacia. E così il trono di Pietro si viene oggi a trovare a livelli inferiori di quelli cui da tempo si trovano Afghanistan, Brasile, Isole Cayman, Cina, Uruguay e Zimbabwe, tutti definiti come paesi su cui vigilare in quanto destano “estremo allarme”. Qualcuno inizia a pensare che, questa volta, pregare non basterà…

Il Dipartimento di Stato americano ha aggiunto per la prima volta il Vaticano a una lista di altri 67 Paesi potenzialmente suscettibili al riciclaggio del denaro. Nel rapporto annuale sulla strategia per il controllo del narcotraffico (International Narcotics Control Strategy), il governo Usa inserisce la Santa sede nella categoria dedicata ai Paesi con «giurisdizioni preoccupanti», insieme tra gli altri ad Albania, Repubblica Ceca, Egitto, Corea del Sud, Malaysia, Vietnam e Yemen.

La categoria in cui si inserisce il Vaticano è di un livello inferiore a quella relativa ai Paesi che destano «estremo allarme», una lista nera di Paesi tra i quali Afghanistan, Australia, Brasile, Isole Cayman, Cina, Giappone, Russia, Gran Bretagna, gli stessi Stati Uniti, Uruguay, e Zimbabwe. 

Il Vaticano, ha spiegato un funzionario del dipartimento di Stato che ha voluto rimanere anonimo, ha varato per la prima volta nel 2011 un programma anti-riciclaggio, ma occorrerà un anno per capire quanto sia efficace; e dunque è «potenzialmente vulnerabile» al problema a causa della massiccio afflusso di denaro che circola tra la Santa Sede e il resto del mondo. Papa Benedetto XVI ha creato il 30 dicembre 2010 l’Autorità per l’Informazione Finanziaria, che dovrebbe consentire al Vaticano di mettersi in linea con le norme internazionali di lotta al riciclaggio del denaro e finanziamento del terrorismo. Ma al momento il giudizio è sospeso.

Non aiuta il Vaticano, poi, che da tre mesi voci e veleni stiano favorendo una lenta opera di logoramento che negli ultimi giorni ha visto un’accelerazione. Le voci dipingono un cardinale Tarcisio Bertone – a sua volta bersaglio principe dei «corvi» e delle fughe di documenti – molto adirato, anche perché il «Vatileaks» è diventato un gioco di specchi, oltre tevere.

Ai piani alti c’è chi sospira: «Vogliono delegittimare Gotti Tedeschi come fecero con monsignor Viganò», il numero due del Governatorato che denunciò «corruzione» in una lettera al Papa e fu poi trasferito come nunzio negli Usa. E c’è chi invece ribatte: «Follie. A giugno Moneyval deciderà se inserire la Santa Sede nella white list dell’Ocse: destituire Gotti Tedeschi, uno degli artefici della trasparenza, darebbe un’immagine devastante in vista del giudizio europeo, come tornare ai tempi di Marcinkus».

Fonti vicine alla Segreteria di Stato smentiscono secche: «Non esiste: è solo altro veleno per attaccare il cardinale Bertone». Nel gioco di specchi, tuttavia, qualche punto fermo c’è. Le voci iniziano a novembre, quando l’ipotesi di destituzione di Gotti Tedeschi apparve nel libro ‘’I senza Dio” di Stefano Livadiotti, con tanto di nomi (da Cesare Geronzi, vicino a Bertone, al consigliere Ior Ronaldo Hermann Schmitz) per la successione. E si sono infittite in occasione del vero problema: la legge antiriciclaggio.

La legge vaticana «CXXVII» (127) del 30 dicembre 2010 è entrata i vigore il 1°aprile 2011. Ma il 25 gennaio di quest’anno «per urgente necessità» è stata «modificata e integrata» con il decreto «CLIX» (159), firmato dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato. Giorni prima il cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di informazione finanziaria, si era mostrato preoccupato, «la nuova versione riforma in toto l’assetto istituzionale del sistema antiriciclaggio, ridefinendo compiti e ruoli dell’Autorità».

Di qui il timore: «Dall’esterno, anche se erroneamente, potrebbe essere visto come un passo indietro». Preoccupazioni condivise da Gotti Tedeschi e che restano anche dopo il «compromesso». A comparare i due testi, si notano differenze: specie intorno ai poteri di controllo dell’Authority sulle operazioni finanziarie, Ior in testa.

Vengono confermate «autonomia e indipendenza operative» dell’Aif (senza più precisare che è «istituita dal Sommo Pontefice») e tuttavia si aggiunge (articolo 2 septies b) che «le ispezioni sono disciplinate con regolamento dalla pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano». Anche i protocolli d’intesa con «analoghe autorità» avvengono ora «con il nulla osta della Segreteria di Stato» e così via.

Certo resta la svolta, tipo il divieto (articolo 1 bis) di aprire «conti, depositi o libretti anonimi, cifrati o intestati a nomi fittizi o di fantasia». Ma perché le modifiche, perché «urgenti»? I diretti interessati mantengono il massimo riserbo. Il decreto dev’essere «confermato» dalla commissione cardinalizia (ne fa parte anche Nicora) «entro 90 giorni» e, almeno in teoria, può essere ancora corretto. Resta il paradosso di un’«operazione trasparenza» voluta da Benedetto XVI e portata avanti proprio da Bertone e Gotti Tedeschi. Un’operazione che ha molti nemici.

Si è parlato di rapporti tesi, tra il Segretario di Stato e il presidente dello Ior, dopo l’acquisto mancato del San Raffaele. Ambedue sono braccati da voci di sostituzione. Ma ambedue continuano ad avere la fiducia del Papa. Così c’è chi richiama ancora Viganò: «Casi diversissimi, chiaro. Però allora le voci miravano ad aizzare lo scontro. E la trappola funzionò».

Annunci
  1. studentslaw
    18 marzo 2012 alle 00:09

    Reblogged this on Su Seddoresu.

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: