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Reddito minimo garantito: perché in Italia non c’è e non ci sarà

E’ la legge che tanti lavoratori aspettano da tempo immemorabile. E’ la misura che in Europa quasi tutti adottano. Anzi, a più di 19 anni dalla prima raccomandazione in materia fatta dalla Ue a tutti i paesi membri (ne sono poi seguite altre quattro), raccomandazione che senza mezzi termini invitava tutti i Paesi membri a dotarsi di questo strumento, oggi ne restano privi soltanto Italia, Grecia e Ungheria.

E’ la legge che più legittima l’esistenza di uno stato, e ancor più in Italia, che ha il tema del lavoro nel suo primo articolo della Costituzione. Che autorizza la collettività ad accettare i rilevanti prelievi fiscali imposti dall’erario a tutti gli italiani onesti. Perché è facile, seppur con le migliori intenzioni,  prendere dalla collettività. Il difficile è dare, il difficile è redistribuire. E questo è il paese dove, una volta maturati tutti i titoli negli studi, occorre chiedere alla rete di conoscenze. In Italia il lavoro che ognuno  svolge, e quindi figuriamoci il semplice accesso al mondo del lavoro,  è sempre di più una funzione direttamente correlata alla rete di relazioni di cui si dispone. Relazioni, ma anche poteri di ricatto, con cui l’influente di turno riesce a garantire l’ingresso e la protezione dei suoi beniamini. Chi non ha una rete di relazioni da mettere sul tavolo, resta fuori dal posto di lavoro, e se è dentro, non fa carriera. Ciò ha anche permesso ad una classe politica di bassissimo spessore di procedere indefessa da uno scandalo all’altro senza grandi paure, certa della rete di fedelissimi a cui aveva elargito negli anni assunzioni e altri favori. Un sistema che ha reso importante anche l’ultimo degli uscieri di un Ministero o di un Consiglio Regionale, perché spesso in grado di trovare i contatti “giusti”. Questa è e sarà, vista sopratutto la situazione e la congiuntura del momento, una delle vere sfide su cui verrà giudicato impietosamente il governo Monti. 

Il ministro del Welfare Elsa Fornero ha ventilato la possibilità di introdurre un reddito minimo garantito per i disoccupati.  Ecco come funziona all’estero, Paese per Paese, nella infografica basata sullo studio comparativo del professor Gianluca Busilacchi, docente di Sociologia dell’organizzazione all’Università di Macerata.

Fonte (l’Inchiesta)

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  1. studentslaw
    18 marzo 2012 alle 00:09

    Reblogged this on Su Seddoresu.

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