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La fiducia su Monti passa per il duopolio Mediaset-Rai

E’ successo. Ci eravamo già quasi dimenticati che avevamo avuto un governo, fino a pochi mesi fa, direttamente interessato a salvaguardare certi beni di famiglia: è bastato un vertice di maggioranza saltato per mettere nero su bianco una cambiale sul destino del governo Monti. E così non stupisce che, mentre i cronisti registravano i primi, seri, momenti di impasse delle forze che più di altre sorreggono questo esecutivo, a porte chiuse Confalonieri sia andato a perorare la causa che più interessa all’azionista emerito del PdL. Perché, con l’attuale situazione del titolo Mediaset, le poste in ballo sono il vero  nervo scoperto che più interessava mettere in sicurezza. Ed ecco tornarci subito in mente certe uscite dello stesso Bossi, che solo alcuni mesi fa aveva pronosticato problemi per Monti già a partire dalle …”idi di Marzo”. 

Fedele Confalonieri, fedele di nome e di fatto, come presidente di Mediaset è sceso prontamente in campo per difendere le aziende di Silvio Berlusconi. Durante un incontro a porte chiuse con il premier Mario Monti, Confalonieri avrebbe chiesto al presidente del Consiglio di fermare sul nascere la privatizzazione della Rai, nessun ritocco ai tetti pubblicitari, e che il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera non allarghi le frequenze televisive. 

Fedele Confalonieri
No quindi a nessuna manovra che miri alla privatizzazione della Rai e alla fine dello storico duopolio televisivo in Italia. Evitare, di conseguenza,  ritocchi ai tetti pubblicitari varati da Paolo Romani prima della caduta dell’esecutivo. Regole certe per il beauty contest, fermando il piano del governo di allargare le frequenze televisive. Come già accadde nel 2007 con Romano Prodi, quando il leader del centrodestra Silvio Berlusconi stava all’opposizione, anche oggi il presidente del Biscione Fedele Confalonieri ha parlato per un ora a palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Mario Monti. E queste sarebbero state le sue richieste, proprio come con Prodi, quando il braccio destro del Cavaliere chiese di bloccare la legge Gentiloni sul tetto publicitario del 45%.

A quanto trapela, il vertice non sarebbe andato troppo bene, anche se i due milanesi, amanti della musica classica e dei loden verdi, si intendono da diverso tempo. Del resto, fu proprio Confalonieri tra i primi del giro di Arcore a convincere Berlusconi di passare la mano a novembre per il via libero all’insediamento dell’attuale governo. Le parole espresse da Confalonieri in commissione Bilancio, poche ore dopo il vertice, sono lì a dimostrarlo. «Se non ci sono prospettive di ripresa tagliare il nostro miliardo di investimenti, ridurre i nostri due miliardi di costi diventa indispensabile». Tagli e licenziamenti quindi, per un’azienda come Mediaset il cui titolo in Borsa è diminuto di oltre il 50 % da un anno a questa parte. 

Nella vorticosa giornata di oggi, tra l’annullamento della trasmissione di Porta a Porta con Silvio Berlusconi come dell’incontro tra Angelino Alfano con Monti, sarebbe stato proprio la chiaccherata tra Confalonieri e l’attuale premier a far andare su tutte le furie il Cavaliere, che sperava in garanzie più concrete. La situazione delle casse di Fininvest, la cassaforte di famiglia, infatti, non è delle migliori. Marina, la figlia di primo letto di Berlusconi, ne avrebbe parlato a lungo con il padre in questi mesi, mettendo sul piatto dei problemi anche il Milan, la squadra di calcio da sempre tallone d’achille per i conti di Cologno Monzese. Ma ci sono spine pure per Mediolanum, controllata da Fininvest al 35%, con l’amministratore delegato Ennio Doris che già a novembre, insieme con Confalonieri, fece presente al Cavaliere la situazione di difficoltà dell’azienda guardando l’andamento del titolo in borsa. 

C’è attesa poi ad Arcore per la sentenza di Cassazione sul Lodo Mondadori, nella speranza che almeno una parte di 560 milioni di euro versati al numero uno di Cir Carlo De Benedetti possano rietrare. Ma prima di allora c’è appunto da difendere il mercato televisivo di Mediaset, mai come in questi mesi in difficoltà, soprattutto dal punto di vista pubblicitario. E c’è chi pensa persino di diversificare gli investimenti, magari convergendo sulla sanità. Tanto che nel mondo della finanza meneghina c’è chi suggerisce che il possibile salvataggio del San Raffaele da parte di Berlusconi sarebbe saltato proprio per la concomitanza della sentenza sul lodo Mondadori questa estate.

In ogni caso, secondo dati di Milano Finanza di fine gennaio, da novembre 2011 Mediaset ha subito un netto calo: la società di Berlusconi avrebbe perso 30 milioni di raccolta (280 milioni e -8,5%) rispetto allo stesso mese del 2010. Del resto, secondo i dati raccolti da Nielsen Media Research, negli 11 mesi del 2011 la raccolta complessiva di tutti i mezzi di informazione è stata di 7,9 miliardi (-3,4% rispetto al periodo analogo del 2010). A questo si aggiungano le voci di rivoluzione a Saxa Rubra. Le riforme sulla governance non spaventerebbero il Biscione, mentre le avvisaglie sulle privatizzazioni potrebbero essere una spina nel fianco futura, tale da spezzare lo storico duopolio televisivo.

Nell’intervento in Commissione Confalonieri non ha nascosto le preoccupazioni per il futuro. E per un presente minato dalla crisi. «Tutte le manovre poste in essere negli ultimi mesi» ha attaccato – «portano ad effetti recessivi sull’economia e un inevitabile aumento della disoccupazione. A prescindere, quindi, dall’ovvio rafforzamento degli ammortizzatori sociali necessari per evitare effetti indesiderati in termini di clima sociale, un’attenzione particolare va riposta sui temi strutturali che riguardano l’occupazione». E poi ha concluso Confalonieri «L’onda lunga della crisi che è partita da lontano, ma che poi è arrivata con molta violenza all’interno dei nostri confini può essere rappresentata da un dato semplice, ma molto efficace: nel 2011 il mercato pubblicitario italiano in euro correnti è stato simile a quello del 2002».


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  1. studentslaw
    18 marzo 2012 alle 00:09

    Reblogged this on Su Seddoresu.

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