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Carburanti, idrocarburi dopati dal crack delle finanze

E’ incredibile già solo leggere che presto, molto presto, un litro di benzina verde verrà erogato alla pompa a ben 2€ al litro. Incredibile vedere che il dissesto delle finanze dello stato, insieme a quello di certe amministrazioni locali, darà origine molto presto a forti spinte inflazionistiche a cui non potremo porre argine. In un paese dove, per uno scellerato patto al ribasso con il diavolo, la politica da tempo ha abdicato a governare i processi, permettendo di fatto la creazione di una sistema logistico tutto incentrato, come polo prioritario, sul trasporto su gomma, il prossimo ulteriore rincaro del costo dei carburanti avrà effetti disastrosi sulle sorti delle famiglie più provate. L’unico fattore positivo che riusciamo a vederci è che si tornerà a considerare il valore fondante del comperare a Km zero. Prima lo si faceva per ragioni ideologiche e anti inquinamento, ora probabilmente lo si dovrà fare per avere prezzi meno inflazionati dal caro carburanti. Un’amara consolazione.

Se servissero a fini ecologici potrebbero persino essere delle buone notizie. Invece Pasqua senza auto e 23 chilogrammi di arance rosse in cambio di un litro di benzina verde sono due parametri per far capire a quale velocità folle stia sfrecciando l’aumento della benzina.

Monti

Secondo la Faib, la federazione dei benzinai aderenti alla Confesercenti, a Pasqua la benzina rischia di costare due euro al litro «Sarebbe un fatto gravissimo – spiega il presidente di Faib Martino Landi – per la filiera della mobilità e per tutto il mondo produttivo, con una spinta inflazionistica che vanificherebbe i sacrifici degli italiani. Possiamo stimare che ogni aumento di 1 punto percentuale del prezzo al litro delle benzine produce entro un periodo di pochi mesi, un aumento del tasso d’inflazione di oltre 2 decimali di punto. Ciò avrebbe un effetto depressivo tremendo sull’economia italiana». 

Pozzi di petrolioA rendere ancora più paradossale la situazione è l’andamento del barile sui mercati: l’ondata di ribassi, che ieri ha travolto le Borse mondiali, ha finito per coinvolgere anche i prezzi del petrolio. Nel pomeriggio sul mercato di Londra il barile di Brent, il petrolio del mare del Nord, è sceso di 2,08 dollari toccando quota 121,72 dollari. Ennesima dimostrazione di quanto siano ormai lontani e separati il mercato del greggio e quello del prodotto raffinato.

Sul fronte delle imposte, intanto, il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ieri nella trasmissione «Ballarò» ha ricordato che da ottobre l’Iva salirà dal 21 al 23%.
Ma torniamo alla benzina. In Italia non passa giorno senza un nuovo aumento con una media nazionale che, con un balzo di 4 centesimi, è arrivata a 1,86 euro al litro. Una situazione che «vanta» anche picchi da record in alcune regioni del Centro (come le Marche, dove il peso del Fisco è di quasi un euro al litro) dove si tocca già quota 1,93 euro al litro.

VITTORIO GRILLI

È il risultato di un raddoppio alla voce Fisco: da una parte il peso dell’Iva, dall’altra l’aumento della tassazione regionale. Una doppia «tagliola» che sta producendo gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti. Si tratta di «una situazione insostenibile», tuonano Adusbef e Federconsumatori. Rispetto a gennaio 2012 ogni automobilista, calcolano le associazioni, «paga, per i propri rifornimenti (considerando 2 pieni al mese), 16 euro in più al mese».

Preoccupati anche gli agricoltori di Coldiretti, Confagricoltura e Cia che temono l’impatto del caro-carburante sui prezzi degli alimentari. «In un Paese come l’Italia dove l’88% dei trasporti commerciali avviene per strada, il record dei prezzi dei carburanti – sottolinea la Coldiretti – ha un effetto valanga sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli di produzione, trasformazione e conservazione».

Resta infine drammatica la situazione degli agricoltori, che, come sottolinea la Cia, hanno visto schizzare il prezzo del gasolio agricolo del 130% in meno di due anni (da 0,49 euro al litro di gennaio 2010 agli attuali 1,13 euro al litro), con un onere aggiuntivo di circa 5 mila euro ad azienda. Per questo motivo gli agricoltori chiedono che si intervenga e che lo si faccia in fretta magari con un bonus sul modello dell’accisa zero per le serre in vigore fino a novembre 2009.

Per le famiglie invece la richiesta unanime è quella di un intervento di riduzione del peso fiscale, applicando l’accisa mobile e impedendo che l’Iva aumenti ulteriormente dal prossimo settembre. In un Paese in cui un litro di benzina verde alla pompa costa come 23 chili di arance a Rosarno (dove gli agrumi vengono pagati ai produttori 8 centesimi al chilo) sarebbe veramente troppo.

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Categorie:economy, politics, social
  1. studentslaw
    18 marzo 2012 alle 00:11

    Reblogged this on Su Seddoresu.

  2. 8 marzo 2012 alle 14:23

    Un’ascesa irrifrenabile. I consumatori continuano a pagare. Le classi povere, operaie e borghesi pagano sempre di più. Si può boicottare il consumo dei carburanti???

    • italian4journalist desk
      8 marzo 2012 alle 16:20

      Probabilmente potrebbero farlo gli utenti privati, se fossero un po’ meno pigri e iniziassero ad utilizzare mezzi alternativi. Ma questo è vero solo nelle grandi città , dove ad esempio è bassissimo l’uso delle biciclette. Perché per chi vive in provincia o fuori dai grandi centri urbani il discorso si fa molto più difficile. La verità è che si dovrebbe iniziare a protestare in un modo diverso e tutti insieme. Finora tutte le manifestazioni sono sempre state di settore e di categoria, se si esclude quanto accaduto in Sicilia poche settimane fa. Ci vorrebbero iniziative di grande respiro, ma al momento non ci sembra ci sia la voglia di nessuna organizzazione, politica o sindacale che sia, a metterci la faccia. Il problema inizia, crediamo, da qui.

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