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Opposizione a vita, destino voluto?

E’ raro, sinceramente,  nello sfogliare i quotidiani italiani, scoprire di identificarsi completamente leggendo un articolo. Rendersi conto di essere d’accordo su tutto – dal primo rigo all’ultimo – con l’autore. Se poi questo accade davanti ad articoli che brillano per la loro dura crudezza, per il dono della sinteticità e la altrettanto evidente sincerità intellettuale, si capisce subito che la rarità deve essere ascritta ad autentica eccezione.  E se questo dovesse accadere proprio di questi tempi, quando oramai tutti gli argomenti di maggiore attualità – dalla cronaca rosa alla nera, dal calcio al motociclismo, eccetera –  hanno da tempo virato verso un atteggiamento apertamente dichiarato pro o contro, frutto di un partigianismo diffuso, quasi si stia ritornando di gran carriera ad un arroccamento stile guelfi e ghibellini, ecco che il trovare in uno stesso articolo una perfetta analisi di uno status quo, da qualsiasi punto di vista lo si volesse leggere, potrebbe generare autentica incredulità. Ed è ancor più raro che questa condivisione possa trovare sostegno e identità ben oltre … l’obbiettivo.

Eppure tutto questo accade quando si prende con maggiore attenzione un pezzo uscito sull’edizione odierna de “Il Fatto Quotidiano”. Sì, sul “Fatto”. Potevamo prendere un qualsiasi altro quotidiano, spaziando a tutto campo con l’onestà intellettuale di chi non vuole mettersi una casacca. Fosse stato “Il Giornale”, “Libero” o anche “Ilfoglio”, giusto per citarne alcuni, lo avremmo fatto lo stesso. Non fatevi -quindi – ingannare dal clichè attribuito da molti alla testata. Non osservatelo, nemmeno per un momento, come si guarda un articolo, o la pagina di un giornale schierato. Non classificatelo. Non fate questo banale errore. Provate invece a ragionare con noi su questo articolo usando, proprio come abbiamo provato a fare noi, due chiavi di lettura diametralmente opposte. E quindi, per un pezzo che esamina  una determinata situazione politica, mettendovi nei panni di un tipico lettore, giocando con voi stessi ad immedesimarvi prima nell’uno, e poi nell’altro, schieramento. A questo punto, non ci resta che entrare in tema. L’articola si intitola “Consigli non richiesti all’opposizione”, ed è firmato da Antonio Padellaro, giornalista e direttore di lunga esperienza. Eccoci, allora.

“Spinti da profonda costernazione per il ripetersi di eventi che stentiamo a comprendere, porgiamo alcuni consigli non richiesti ai grandi leader dell’opposizione.”
 

L’incipit, come speriamo converrete, è quello di chi dichiara il suo pensiero e la sua appartenenza da subito. La ratio del pezzo è un’esortazione, palesemente sofferta. Il target, l’opposizione tutta. Tutta, ripeto! In questa asciutta riga il contesto è subito centrato: crudo, sintetico, sincero. La premessa, alquanto efficace a nostro modestissimo giudizio, apre ad una analisi in quattro punti che inchioda responsabilità e fatti. Prosegue, infatti, Padellaro, senza alcuna melina, con la subitanea elencazione passo dopo passo.

“Primo. Il rappattumarsi tra Bossi e Berlusconi sulla Libia dimostra una volta di più che questi non li schiodate neppure (si fa per dire) con le bombe. Duole ammetterlo, ma a furia di mancate spallate e di mozioni sbrindellate, finisce che è sempre lui a mettervi con le spalle al muro.Secondo. Sempre a proposito della Libia, se la maggioranza decide di astenersi sulla mozione Pd, non è certo colpa del Pd. Colpisce piuttosto la consonanza bipartisan (certamente benedetta dall’alto) sull’evento bellico. Il Pdl ne esce alla grande. L’opposizione brodino del Pd purtroppo no perché non ha avuto il coraggio di riconoscere l’errore gravissimo del trattato con Gheddafi.Terzo. Con lo scollamento Pdl-Lega, l’opposizione ha un’occasione storica per arrivare almeno al ballottaggio in città-chiave come Milano e Napoli. La Moratti resta un osso duro, ma una sconfitta del berlusconismo sotto il Duomo non è un’ipotesi assurda. Eppure, cari strateghi e amati leader, non sembra proprio che stiate dando l’anima per sostenere la candidatura Pisapia. Non parliamo poi di Napoli dove il centrosinistra si presenta diviso tra Morcone e De Magistris. Il modo migliore per spianare la strada al discusso pdl Lettieri.

Quarto. E che dire, infine, del silenzio di tomba che avete fatto calare sui referendum di giugno? La democrazia diretta dei cittadini sembra darvi proprio fastidio. O la sinistra è credibile e affidabile o resta all’opposizione, ha detto il presidente Napolitano. Avanti così e ci rimanete altri vent’anni.”

Quattro colpi di rivoltella non avrebbero fatto più male all’opposizione.
 

A sinistra la critica monta, per chi ancora si degna di ascoltare la base. Lo scollamento PdL -Lega incredibilmente non sfruttato dalle opposizioni, che sul feudo napoletano si sono divise regalando dispersione al polo del centro destra guidato dal contestatissimo Lettieri, mentre sull’asse lombardo il candidato di sinistra Pisapia scelto con le primarie di coalizione (e mica imposto da un torneo di briscola e tresette…) mal viene spinto dalle opposizioni appena poco più centriste, con analogo scontato aiuto alla candidatura Moratti.
Il terzo polo, l’altra opposizione, il nuovo che prima tutti guardavano, e che oggi non passa giorno che non perda pezzi, non riesce ad affermarsi, figlio di mille distinguo e di tanta voglia di ridurre il danno nel frattempo, restando attaccato a scranni e poltroncine. contentandosi di vivacchiare, in attesa – chissà – che il lavoro sporco lo faccia … il buon Dio ( e porgiamo qui tutte le scuse  al …principale, che regola universale impone non venga nominato invano!).
 
A destra, infine, l’analisi lascia al lettore conservatore la ferita di una situazione che si percepisce in lento declino, e anche qui chi può scagli la prima pietra. A chi dare la colpa delle ragioni di quella scissione? Non era meglio restare uniti senza diaspore, solo perchè uno voleva chiaramente comandare e un’altro pure, pur tra mille distinguo, dopo essersi pentito di essersi giocato l’elettorato di base, pochi mesi dopo l’ingresso nel … partito unico? Perchè, dove c’è il culto del partito unico, stupirsi ex post di qulcuno che vuole imporre il pensiero unico?
 
Opposizioni di sinistra, di centro, di destra. Una per una, tutte sembrerebbero scoraggiate per l’occasione persa. Per aver capito troppo tardi che dove non cambia nulla, nulla cresce, mentre  – perchè è così fisiologicamente, dalla notte dei tempi – tutto è destinato giorno dopo giorno a morire.
 
 
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