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Un “chicco” in TV: e l’informazione torna a fare audience

Non è facile parlare di informazione in Italia. I motivi sono mille e non basterebbe lo spazio di una collana di tascabili. Questo perchè anche i giornalisti hanno dovuto fare obbligatoriamente i conti con i grandi cambiamenti della società italiana. Una società che sempre più si muove per relazioni dirette o indirette, quando non per parentele o appartenenza a specifici network. Una società che per crescere, arrichirsi (cosa che  per molti altri può voler dire anche solo sopravvivere) deve venire a patti continui con le più basilari regole del vivere comune. Onestà e correttezza barattate con il cinismo del dover sopravvivere? Probabilmente sì. Perchè non è più, e non certo da adesso, tempo di eroi.  Così, l’intervista nell’edizione italiana di Vanity Fair di “Chicco” Mentana può essere presa a pretesto per fare il punto. Come un “pit stop” per provare a vedere cosa è accaduto alla professione. E guardare criticamente le mille luci che appaiono e scompaiono sul suo destino, osservandola il più possibile in controluce.

Enrico Mentana, per molti semplicemente, affettuosamente”Chicco”, è un giornalista che può vantate un curricula realmente di tutto rispetto. Certo, arrivò in RAI ai tempi del CAF (quando in Italia contavano i tre dell'”AveMaria”, ovvero Craxi, Andreotti, Forlani): quindi impossibile negare che il suo bel calcetto lo ha ricevuto. Ma questo  non deve essere un discrimine, almeno qui, visto che – piaccia o no – senza nessuno sponsor politico, in RAI nessuno, e ripeto nessuno, entra. E se era vero allora, aggiungerei, figuriamoci oggi! Chicco, infatti, ha militato tra i Giovani Socialisti, e all’interno del medesimo partito è poi diventato il direttore del giornale ufficiale del movimento. Con queste credenziali è quindi, anni dopo, entrato nella redazione esteri della RAI, da dove ha fatto una carriera rapida, passando presto alla conduzione del TG1 e poi all’incarico di vicedirettore, al TG2.

Una decina di anni densi di inchieste, interviste, oggettivi risultati, che gli hanno indubbiamente regalato, anno dopo anno, una grande notorietà. Così, nel 1992, con la nascita del TG5, il primo telegiornale a diffusione nazionale editato da un network televisivo privato, un tale a nome Silvio Berlusconi lo chiama per offrigli la direzione. Ovviamente ricoprendolo d’oro, pur di lasciare mamma RAI. Chicco mostra presto tutto il suo talento, e riesce così entro breve tempo nel difficile compito di strappare spettatori ai paludati telegiornali della televisione pubblica, superando dopo poco tempo il traguardo dei sette milioni di telespettatori. In quegli anni, utilizzando la credibilità e l’autorevolezza maturate in RAI, regala al neo arrivato TG5 tutta la freschezza e l’attendibilità necessarie per posizionarsi come autorevole fonte alternativa. Grazie anche allo stesso Silvio Berlusconi, che di fatto lasciò in quei primi anni Mentana sostanzialmente libero di lavorare senza interefrenze.  Poi però arriva la discesa in campo di Berlusconi, e le cose pian piano iniziano a cambiare. In tutto altri 12 anni, alla fine dei quali è poi costretto dall’azienda a lasciare la direzione del TG che gli preferisce il più schierato, e fazioso, Carlo Rossella. Quindi arriva l’ideazione e la conduzione in prima serata del programma di approfondimento Matrix. Ma il terreno è stretto sempre più, la strada sempre più in salita, ed ecco che alla fine si ritrova fuori da Mediaset. La scusa dell’azienda sono le critiche alla gestione del palinsesto durante le ultime ore di vita di Eluana Englaro, che la rete oscurò preferendo di mandare in onda, come nulla stesse accadendo, la diretta da studio del Grande Fratello,

 In Rai tornerei solo se mi venisse garantita la libertà di non rispondere al telefono ai politici. Una cosa che non concederanno mai. Io sono l’unico direttore di Tg che non vota.

Da quel momento un esilio forzato. Un esilio comunque ricco, che vede però Chicco di fatto ridotto al silenzio: e per un giornalista televisivo che ama il suo lavoro, che ama il rapporto visuale – anche se obbligatoriamente unidirezionale – con i suoi telespettatori, la collaborazione con il Corriere della Sera non poteva essere un qualcosa di completamente appagante.  Certo, era un’ottima vetrina per non scomparire, così come lo furono le collaborazioni radiofoniche e le altre iniziative spot qui e là registrate. Ma è dopo un anno di chiacchiere e voci senza conrollo, che addirittura vedono traballare la poltrona di direttore di SkyTG24 coperta dal suo ex collega al TG5 Emilio Carelli, con lui sin dai tempi del lancio del TG5, che arriva la conferma ufficiale che lo rimette in pista.    

Perchè ormai è noto: Enrico Mentana ha quadruplicato gli ascolti a La7. Ma sicuramente, ed eccoci nei primi scoop che leggiamo nell’intervista di Vanity Fair, non è noto a tutti che ha detto di no quando gli è stata offerta la direzione del TG1. Come quella di vari quotidiani dell’informazione in gergo definita “mainstream”: «La Stampa e l’Unità, tra gli altri». Eccovi allora il pezzo, a partire dalla copertina che lo stesso Vanity Fair gli dedica nel numero in edicola dal 4 maggio.

Il fatto che abbia quasi quadruplicato gli ascolti significa che gli italiani sono più interessati alla politica di quanto si pensi?
«Significa che ci sono più pubblici. C’è ancora chi segue Avetrana, ma c’è una fetta, neanche marginale, che vuole altro. Chi mi ferma per strada dice sempre la stessa frase: “Grazie, perché mi ha restituito il gusto di vedere un vero telegiornale”. C’era spazio per rifare un Tg come era vent’anni fa, prima che a cambiarlo arrivasse un vento a cui io, con la nascita del Tg5, ho fortemente contribuito»

Che budget ha a La7?
«Forse un quarto di quello del Tg5. Ma più che i soldi fanno le idee».

Anche il suo stipendio si è molto ridimensionato rispetto ai tempi del Tg5.
«Quando stai fermo a lungo e ti arriva un’opportunità come questa, lavori anche gratis. Dall’editore, Telecom, ho accettato uno stipendio che è alto, per carità – 320 mila euro lordi -, ma che è un quinto di quello che prendevo a Mediaset dopo tanti anni di lavoro. Però ho chiesto a La7 un premio di risultato per ogni punto di share di crescita. Quindi probabilmente guadagnerò parecchio».

I punti di crescita ormai sono quasi sette: quanto si avvicinerà al suo vecchio stipendio?
«Ci andrò molto vicino».

Che cosa pensa del Tg1 di Minzolini?
«Orgogliosamente filogovernativo, diverso da quelli di Rossella e Mimun, allineati ma non di battaglia. È una rivoluzione perché, prima di lui, il Tg1 cambiava solo per un 20% a seconda del partito che saliva al governo. E la sta pagando: i telespettatori antiberlusconiani vanno a cercare altro».

Andrebbe mai a dirigere il Tg1?
«Me l’hanno offerto due volte, in passato, e ho rifiutato».

Perché ha detto no?
«Perché ci ho lavorato nove anni, so come funziona. In Rai tornerei solo se mi venisse garantita la libertà di non rispondere al telefono ai politici. Una cosa che non concederanno mai. Io sono l’unico direttore di Tg che non vota. La politica oggi è raccontata da piccoli fatti che non c’entrano con la passione. Per questo tante storie private, di sesso e tradimenti, prendono piede: un tempo non è che fossero più casti, ma avevano più argomenti. Oggi la politica è solo l’arte del prevalere».

Ha diretto per 13 anni il Tg dell’ammiraglia di Mediaset: difficile credere che non abbia avuto condizionamenti.
«Nessuno mi ha mai detto che cosa dovevo o non dovevo fare. La mia libertà si cibava del successo. Magari la telefonata c’era: “Guarda che questa cosa dà fastidio”. Ma, se era una notizia, la davo lo stesso. Quando a Berlusconi ha fatto comodo avere un Tg che facesse più i suoi interessi politici, mi ha sostituito».

La sostituzione alla guida del Tg5, a fine 2004, seguita cinque anni dopo dalla rottura con Mediaset sul caso Englaro, le hanno dato la fama di uno dei pochi giornalisti indipendenti.
«Ma io non ho fatto nulla per alimentare questa sindrome da conte di Montecristo: non ci sono ruggini o velleità vendicative. Se Berlusconi fa una cosa giusta lo diciamo, se fa una cazzata anche. Statisticamente, succede di più la seconda».

 

Che cosa pensa di lui?

«Ha monopolizzato la politica italiana negli ultimi vent’anni, anche a causa della debolezza dei suoi avversari. A volte irrita, a volte diverte. Ma è difficile giudicarlo da quando, in questa guerra tra bande, ogni fatto della sua vita privata – che tale dovrebbe rimanere – viene usato in chiave politica. Quasi nessuno si chiede seriamente se abbia governato bene o male».

Diceva che non ci sono ruggini con Berlusconi, ma nella nuova edizione del suo libro Passionaccia spiega che è rimasto disoccupato così a lungo per un veto di Berlusconi.
«Confermo. La7, nella persona del numero uno di Telecom Franco Bernabè, mi aveva cercato pochi giorni dopo la rottura con Mediaset, nel febbraio 2009. La cosa fu bloccata».

Da chi?

«Da chi detiene il potere. L’editore di La7 è Telecom, dentro ci sono Generali, Mediobanca e altri soci pesanti. Di certo la politica non ha caldeggiato la mia nomina: una persona che ha appena litigato con Mediaset non è consigliabile»

Perché Berlusconi l’avrebbe costretta a questo esilio forzato?
«La ritengo una blanda censura di mercato. Voleva evitare che si facesse un Tg di successo, che togliesse telespettatori e pubblicità, e dirmi: “Guarda che non è che fai quel che vuoi”. Farmela un po’ pagare, insomma. Ci sta».

Sempre in Passionaccia racconta che, alla vigilia del suo approdo a La7, Berlusconi a sorpresa le offrì di rientrare in Mediaset.
«Me lo trovai di fronte per caso alla feste del 2 giugno al Quirinale. Mi disse: “Preferirei che tornasse a Mediaset. Non ho avuto nulla a che fare con il suo allontanamento e credo sarebbe giusto chiudere quella ferita. La chiamerà mia figlio”. Quando lo incontrai, Piersilvio era emozionato perché l’indomani sarebbe nato suo figlio. In questo clima festoso fu più facile dirgli di no quando mi offrì tutto quello che c’era da offrire».

Che cosa?
«Non importa».

Mettiamola così: se Piersilvio le avesse proposto il Tg5, avrebbe accettato?
«La storia non va mai all’indietro. Era giusto che facessi una cosa diversa in un posto diverso».

E a proposito delle parole dette dall’ex dg Rai Mauro Masi in un’intervista al Corriere della Sera, «La sinistra non ha accettato Enrico Mentana al Tg3», Mentana precisa a VanityFair.it come andò la sua trattativa per guidare il Tg3 nell’estate del 2009: «Mi cercò l’allora direttore di Rai3 Paolo Ruffini. Per accettare (…la direzione, ndr)gli posi due condizioni che sapevo impossibili: la mia nomina avrebbe dovuto essere votata all’unanimità del Cda Rai e ricevere il voto positivo e pieno dell’Assemblea dei Giornalisti. Che fossero impossibili era chiaro perché Rai3 è sempre stato l’unica rete sotto il controllo della sinistra e il Pd aveva già fatto il nome di Bianca Berlinguer».

Sarà per questo, aggiungiamo qui umilmente noi, che oggi “Chicco” è un direttore che sembra avere più credito di altri? Sarà per questo background che da molti telespettatori Chicco viene facilmente percepito come diverso, autorevole e non scontato?  Che poi all’informazione in Italia questo basti, certo è un’altro discorso. La bilancia resta indubbiamente fortemente squilibrata, ma certo registriamo con piacere che da un po’ di mesi il livello qualitativo si è alzato. Di un … “Chicco”, che fortunatamente ha il suo bel peso e lascia anche ben sperare. 

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It is not easy to speak of information in Italy. The reasons are plenty and not enough space in a series of paperbacks. This is because the journalists have had to deal with major changes in Italian society. A society that is moving to direct or indirect relationships to kinship or membership in specific networks. A society that to grow, enriched – something that many others may mean even survive – must continue to come to terms with the most basic rules of common life. Honesty and fairness bartered with the cynicism of having to survive? Probably. Why is not the most, and certainly not by now, a time of heroes. Thus, the interview in the Italian edition of Vanity Fair Chicco Mentana can be taken as a good excuse to “pit stop” to try to take stock of the profession and the bright lights that appear and disappear on its fate in observing the background.

Chicco is a journalist who can boast a respectable real curricula. Of course, arrived in RAI at the time of the CAF (when in Italy counted Craxi, Andreotti, Forlani), and hence its football has had, but this should not be a distinction, given that – like it or not – with no political sponsor, RAI nobody enters. He played in the Young Socialists in the same party, became editor of the Journal of the movement. With these credentials, and then joined the editorial staff of the Foreign RAI, where he made a fast career, passed to the conduct of the post of Deputy Director and then TG1, TG2. A decade of intense investigations, interviews, objective results, which have undoubtedly given, year after year, a great reputation. Thus, in 1992, with the birth of TG5, the first national circulation news edited by a private television network, Silvio Berlusconi calls to management. Of course, covering it with gold. Can such a short time in the difficult task of tearing the news programs of public television viewers, surpassing the target of seven million viewers. In those years, using the credibility and authority gained by RAI, the newly arrived TG5 offers all the reliability needed to position itself as an alternative source. Thanks also to the same Silvio Berlusconi, who in fact left in those early years Mentana essentially free to work without interefrenze. But then comes the descent into the field of Berlusconi, and things slowly begin to change. In all other 12 years, then forced to leave from the direction of the TG that prefers the more deployed partisan Carlo Rossella. Then comes the design and conduct of the prime-depth program Matrix. But the ground is increasingly tight, and eventually finds himself out of Mediaset, the excuse of the company are critical to the management of the schedule during the last hours of Eluana, which darkened the network preferring to broadcast, as nothing was happening, the study conducted by Big Brother.

 In Rai will only return if I was guaranteed the freedom of not answering the phone to the politicians. One thing not giving ever. I am the sole manager of Tg and not voting.

Since then a forced exile. Rich, but reduced to silence, and a TV journalist who loves his work, in collaboration with the Corriere della Sera could not be completely satisfying. Of course it was a good showcase for not vanish, as were partnerships and other initiatives radio spot. But it is after a year of rumors and gossip without exposure controls, who even see the wobble chair director SkyTG24 covered by his former colleague TG5 Emilio Carelli, with him at the time of the launch of TG5, comes the official confirmation that it calls into track.

Because now we know: Enrico Mentana has quadrupled in the ratings La7. But of course, and here we are in the early scoop that we read in the interview to Vanity Fair, is not known who said no when he was offered the leadership of TG1 and to various newspapers, La Stampa and Unity, among others ‘. Here are the piece, from the Vanity Fair cover that same dedication in the current issue by May 4.

The fact that it has almost quadrupled the ratings mean that the Italians are more interested in politics than you think?
“It means that there are more public. There are still those who follow Avetrana, but there is a slice, even marginal, he wants more. Who can stop me on the street says the same phrase: “Thank you, because I returned the pleasure of seeing a real news.” There was room for a remake as Tg was two decades ago, before a change comes a wind which I, with the birth of TG5, I strongly contributed “

That budget has to La7?
“Perhaps a quarter of that of TG5. But more than money making ideas. “

Although his salary is much reduced compared to the time of TG5.
“When you’re still a long time and you get an opportunity like this, works for free. From the publisher, Telecom, I accepted a salary that is high for charity – 320 000 € gross – but that is one-fifth of what was taking to Mediaset after many years of work. But I asked La7 a performance bonus for each point of share growth. So probably earn a lot. “

The growing points are now almost seven: what will be close to his old salary?
“We’ll go very close.”

What do you think of Tg1 Minzolini?
“Proudly pro-government, other than those of Ross and Mimun, but not aligned to battle. It is a revolution because before him, Tg1 changed only for a 20% depending on the party that led to the government. And is paying: antiberlusconiani viewers are looking for another. “

It should never lead the Tg1?
“I have offered twice in the past, and I refused.”

Why did he say no?
“Because I worked there nine years, I know how it works. In Rai will only return if I was guaranteed the freedom of not answering the phone to the politicians. One thing not giving ever. I am the sole manager of Tg and not voting. The policy now is told by small facts that have nothing to do with passion. For this reason many private stories, sex and betrayal, taking hold: it is not a time that were more chaste, but they had more arguments. Today the policy is only the art of precedence. “

He directed for 13 years the flagship of the Tg Mediaset hard to believe that did not have biases.
“No one ever told me what I should or should not have to do. My freedom is fed to success. Maybe the call was: “Look at this thing that annoys.” But, if it was a story, I gave him the same. When Mr Berlusconi has been useful to have a Tg that made most of its political interests, I replaced it. “

The replacement at the helm of Tg5, in late 2004, followed five years after the break with Mediaset Englaro case, gave her a reputation as one of the few independent journalists.
“But I have not done anything to power this syndrome Count of Monte Cristo: there are no rust or vengeful ambitions. If Berlusconi is the right thing to say, even if it’s fucked up. Statistically, it happens most of the second. “

 What do you think of him?

“He has monopolized Italian politics in recent decades, partly because of the weakness of his opponents. Sometimes angry, sometimes fun. But it is difficult to judge when, in this gang war, every fact of his private life – that should remain so – is used in a political key. Almost no one seriously wonders if he ruled well or badly. “

He said that there are grievances with Berlusconi, but in the new edition of his book explains Passionaccia who has been affected for so long for a veto of Berlusconi.
“I confirm. La7, in the person of a number of Telecom Franco Bernabe, I tried a few days after breaking up with Mediaset, in February 2009. The thing was locked. “

By whom?

“Who holds the power. The editor of La7 Telecom, there are in general, Mediobanca and other heavy-duty members. Certainly the policy has not called for my appointment, a person who has just had a fight with Mediaset is not recommended “

Berlusconi was forced to because this forced exile?
“The market I think a mild complaint. He wanted to avoid that would make a Tg of success, which took away viewers and advertising, and tell me: “Look, is not that what you want.” Make me a little ‘pay, in fact. There is. “

Passionaccia always said that, on the eve of his arrival in La7, Berlusconi offered her a surprise fall in Mediaset.
“I found him in front of the case to the parties on June 2 at the Quirinale. He said, “I’d rather return to Mediaset. I have not had anything to do with his departure and I think it would be right to close the wound. The call my son. ” When I met him, Piersilvio was excited because the next day his son would be born. In this festive atmosphere was easier to say no when they offered me everything there was to offer “.

What?
“It does not matter.”

Put it this way: If the Piersilvio had proposed Tg5 would find acceptable?
“The story never goes backwards. It was just me to do something different in a different place. “

And speaking of the words spoken by former dg Rai Mauro Masi in an interview with Corriere della Sera, “The left has not agreed to Enrico Mentana TG3 ‘Mentana VanityFair.it states in his talks as he went to drive in the TG3 ‘Summer of 2009: “I tried the then director of RAI-3 Paolo Ruffini. To accept the impossible position two conditions that I knew: my appointment was supposed to be the board voted unanimously Rai and receive the affirmative vote of the Assembly and full of Journalists. It was clear that they were impossible because Rai3 has always been the only network under the control of the left and the Democratic Party had already made the name of Bianca Berlinguer.

It is for this, we humbly add that today, Chicco” is a manager who has more credit than others?

 

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