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Nasce dal legittimo sospetto, il vero mal di … quorum?

Le agenzie, un attimo dopo l’annuncio, hanno iniziato a sfornare dichiarazioni. Una dietro l’altra. Una gelata … atomica per il governo! Ma le consultazioni referendarie denuclearizzate sembrano per molti solo un plateale escamotage.Non possiamo che considerare la scelta del Governo di cancellare il Piano sul nucleare una nostra vittoria: avevamo contrastato quella decisione con argomenti razionali ed economici. Non soltanto non si davano garanzie sulla sicurezza ai cittadini e al territorio ma non si risolvevano neppure seriamente i problemi di diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico e di riduzione dei costi dell’energia nel nostro Paese. Era l’unica “scelta strutturale” contenuta nel precedente Piano Nazionale delle Riforme e ora non c’è più. La debolezza e l’improvvisazione di questo Governo in materia di sviluppo economico e di sostegno alle imprese sono ormai sotto gli occhi di tutti, come dimostrano anche le audizioni delle forze economiche e sociali in corso oggi in Parlamento sul Documento di Economia e Finanza. Sorge tuttavia il sospetto che il dietrofront del Governo sul nucleare sia frutto, più che di una riflessione critica e di un cambio di strategia in materia energetica, della paura di un’alta partecipazione ai referendum del 12 giugno, e dell’effetto di trascinamento che quello sul nucleare avrebbe potuto avere sugli altri quesiti che riguardano la privatizzazione forzata dell’acqua e la legge sul legittimo impedimento. Come in un “sistema solare” virtuale tutto ruota intorno ai processi di Berlusconi…” Questa era quella dell’On. Sereni, del PD.

Verso il k.o. tecnico?

Oh sì! Gli italiani non vogliono il nucleare. Ora è ufficiale. La notizia porta il timbro del governo Berlusconi, un governo che al suo attivo ha un punto di forza indiscusso: conosce l’arte dei sondaggi. Dopo il ko del 1987, quando il fronte nucleare finì al tappeto con il referendum post Cernobil, nel match di ritorno uno dei due contendenti annuncia il ritiro per manifesta inferiorità tecnica.

E la ragione è semplice: l’indagine sugli umori degli italiani ha dato un risultato netto. L’idea di vedersi piazzata una centrale nucleare vicino a casa è capace, in un’epoca di crescente disaffezione per le urne, di fare il miracolo di trascinare al voto tante persone. Che poi magari, visto che ci sono, potrebbero mettere una croce anche sulla domanda sul legittimo impedimento, cioè sulla possibilità di dare a qualcuno uno status al di sopra delle leggi, situazione gradita all’attuale maggioranza ma considerata improponibile dal senso comune.
La formula di ritiro dal ring referendario è però ambigua e prova ancora una volta a lasciare la porta aperta a un futuro nucleare, non precisato nel tempo. Ma stavolta sembra finita l’epoca delle giravolte sull’atomo. A gennaio i più autorevoli rappresentanti del governo lo definivano tanto «sicuro e affidabile» da poter garantire il 25 per cento dei nostri consumi elettrici. Anche all’indomani del disastro di Fukushima il ministro dell’Ambiente assicurò «naturalmente il piano nucleare va avanti». Adesso si dichiara forfait. Per riesumare domani i progetti imbalsamati? Visto che dispone di tanti esperti nucleari, il governo può chiedere loro se l’atomo può essere trattato come un paio di jeans: si può tirar fuori a seconda delle stagioni, magari cambiando il format delle centrali e aggiornando gli spot pubblicitari? Dopo mezzo secolo di esperienze un po’ più collaudate, a Fukushima ora la pensano diversamente.

Un referendum tira l'altro?

Niente più necessità di renderci autonomi nel campo dell’energia, evidentemente.
Insieme a Sendai, lo tsunami giapponese ha portato via tutta la sicumera dei nostri governanti. E’ chiaro che chi protestava, non era afflitto dalla sindrome Nimby (non nel mio giardino).
Ma c’è un ma.
Troppo incerti i tempi, troppo netta la presa di distanza dal nucleare per non fare sorgere dubbi, tutto troppo veloce.
E così penso ci sia sotto un secondo fine che riguarda ahimè ancora una volta i problemi giudiziari del nostro premier.
L’abolizione in cinque minuti e con un semplice tratto di penna dei due anni di lavoro che hanno portato alla definizione di un piano strategico per il nucleare si spiega solo con un elemento: evitare il referendum dei prossimi 11-12 giugno.
I governanti sanno perfettamente che da oramai vent’anni i referendum non raggiungono il quorum, quindi dormivano sonni tranquilli quando i promotori hanno depositato le firme. Ma ora, l’allarme giapponese rischia di portare tutti alle urne.
Ma a giugno non si vota solo sul nucleare, ma anche su acqua pubblica e legittimo impedimento. Vuoi vedere che il “pericolo” del raggiungimento del quorum sul quesito giudiziario ha spinto il governo a ingoiare tutto quello che aveva promesso?

A pensar male, a volte ci si … azzecca, direbbe l’On. Di Pietro. Chissà che ne pensano gli italiani…

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The news agency, an instant after the announcement, they started churning out statements. One after the other. A freeze … atomic energy for the government! But the referendums denuclearized seem to many only a blatant escamotage.“We can not consider that the choice of the government to cancel the plan at one of our nuclear victory, had opposed that decision with rational arguments and economic. Not only were given security guarantees to the citizens and the territory but not resolved even seriously the problems of diversification of energy supplies and reducing energy costs in our country. It was the only “structural choice” in the previous National Plan of Reforms and now it’s gone. The weakness of this government and improvisation in the field of economic development and business support are now plain for everyone, as evident in the hearings of the economic and social forces in place today in Parliament on the Document of Economics and Finance. However, the suspicion arises that the government’s about-face on nuclear power is the result, rather than critical thinking and a change of strategy in the energy sector and the fear of high participation in the referendum on 12 June, and that the effect of dragging one on nuclear could have on other questions concerning the forced privatization of water and the law on such failure. As in a “solar system” virtually everything revolves around processes of Berlusconi … “This was the Deputate of Italian Parliament, Sereni of PD.

 Waiting a K.O. for all referendum? 

Oh yeah! Italians do not want nuclear power. Now it’s official. The news carries the stamp of the Berlusconi government, a government under his belt has a strength indisputable: he knows the art of the polls. After the knockout of 1987, when the nuclear front the carpet ended with the referendum after the Chernobyl accident, in a return match of the two contenders Announces Retirement as clearly inferior technique.
And the reason is simple: the investigation into the mood of the Italians gave a net result. The idea of ​​being placed near a nuclear power plant at home is able, in a time of growing disaffection for the ballot box, to create a miracle to drag so many people to vote. Then maybe, since there are, could also put a cross on the question of such failure, ie the possibility of giving someone a status above the law, the current situation acceptable, but most considered impossible by common sense.
The formula of withdrawal from the ring referendum, however, is ambiguous and try once again to leave the door open to a nuclear future, unspecified time. But this time it seems the era of the gyrations on the atom. In January, the most authoritative representatives of the government defined it as “safe and reliable” to be able to guarantee 25 percent of our electricity consumption. Even after the disaster of Fukushima Environment Minister assured “of course the plan goes nuclear.” Now we declare forfeit. To revive projects embalmed tomorrow? Since it has so many nuclear experts, the government can ask them if the atom can be treated as a pair of jeans can bring out the seasons, maybe changing the format of power plants and upgrading the commercials? After half a century of experience a little ‘more proven, Fukushima now think otherwise.

 One referendum call people for the anothers? 

No more need to make us energy independent in the field, obviously. Together in Sendai, Japan tsunami took away all the complacency of our leaders. It ‘clear that those who protested, was not afflicted by the syndrome Nimby (not in my backyard). But there is a but.
Too uncertain times, all too clearly taking away from nuclear power do not raise doubts, all too fast.
And so I think there’s an ulterior motive in that regard, alas, once the legal problems of our premier.
The abolition in five minutes and with a simple stroke of a pen of two years of work that led to the establishment of a strategic plan for nuclear power can only be explained with an element to avoid the referendum for the next 11 to 12 June.
The leaders know full well that for nearly two decades, the referendum will not reach the quorum, and then slept soundly when the promoters have deposited the signatures. But now, the Japanese alarm is likely to lead all the polls.
But in June, you do not vote only on the nuclear issue but also on public water and lawful impediment. Want to see the “danger” on the question of the quorum court has prompted the government to swallow all that he promised?

To think the worst, sometimes it … guesses, say Hon. Di Pietro. I wonder what they think Italians

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