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Nella sua Gaza, l’estremo saluto

Li chiamano «funerali di Stato», anche se quello Stato non esiste. Eppure oggi Gaza darà così l’ultimo saluto a Vittorio Arrigoni, barbaramente ucciso nella Striscia dopo essere stato sequestrato da una cellula salafita. Nulla si sa ancora su quando la salma del ragazzo arriverà in Italia. La famiglia ha inviato un rappresentante legale al Cairo, per occuparsi del trasferimento dall’Egitto e delle procedure necessarie. Ma fino a ieri nessuna notizia, ha spiegato la madre, Egidia Beretta, che è anche sindaco di Bulciago, il paese dove vivono gli Arrigoni. «Non abbiamo ancora potuto fissare i funerali, lo faremo appena ci sarà una certezza». 

(Facebook/Ansa)

Vittorio Arrigoni era senza alcun dubbio una voce molto scomoda per Israele: probabilmente un giorno si scopriranno i legami tra il Mossad e i movimenti minoritari che si oppongono ad Hamas. Non stupirebbe scoprire che l'assassinio di Vittorio sia stato organizzato da Israele utilizzando frange deviate palestinesi con l'idea di dargli un ostaggio importante per tentare di liberare i loro leader imprigionati lo scorso Marzo da Hamas...

La morte di Arrigoni, insomma, non è servita a placare gli animi, come non è servito l’appello dello scrittore israeliano. Anche per questo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, ha voluto esprimere vicinanza a Israele oltre che alla famiglia della vittima: «Al dolore e alla costernazione per la barbara esecuzione del giovane volontario Vittorio Arrigoni è doveroso aggiungere una ferma e convinta solidarietà alla comunità ebraica e allo Stato di Israele, che ancora una volta si tenta di colpevolizzare, minimizzando così le responsabilità dei fanatici che ne vogliono l’annientamento».

Nonostante lo scontro finito in un bagno di sangue a maggio dell’anno scorso, in onore di Vittorio, gli organizzatori della Freedom Flotilla 2, in partenza a fine maggio, hanno ribattezzato la spedizione «Freedom Flotilla – Stay human», per ricordare l’adagio con cui Arrigoni firmava i pezzi da Gaza sul suo seguitissimo blog Guerrilla radio.

Nonostante l’omicidio di Arrigoni, «nessuno si è ritirato, anzi, in queste ore stanno arrivando fiumi di candidature e noi siamo più determinati che mai», ha spiegato Maria Elena Delia della Freedom Flotilla Italia.

L’impegno di Vittorio è stato ricordato anche dal premio Nobel irlandese Mairead Maguire, che lo aveva conosciuto al suo arrivo a Gaza nell’ottobre 2008 e che ha scritto una lettera alla famiglia Arrigoni ricordando «la sua gioia, il suo entusiasmo e la sua grande energia così in evidenza, anche mentre ci raccontava della profonda sofferenza della popolazione di Gaza, con la quale aveva deciso di vivere e lavorare». Anche per questo la Provincia di Milano ha deciso di proporre il giovane per il «Premio Enzo Baldoni e reporter italiani caduti sui fronti di guerra».

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Vittorio Arrigoni: pacifist supporter of the Palestinian cause

Vittorio Arrigoni was among a group of activists from Europe and the US who revived the International Solidarity Movement

Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni reached Israel almost by chance, his mother said. Photograph: ISM/EPA

As soon as passed his maturita (similar to A-levels), Vittorio Arrigoni began travelling abroad. He reached Israel nine years ago almost by chance, his mother recalled .

“He told me: ‘I came through the Damascus gate and arrived in East Jerusalem. It was as if I had been hit by a thunderbolt.’ That was the moment he understood his work would be concentrated there,” Egidia Beretta said.

Her son was among a group of activists from Europe and the US who revived the International Solidarity Movement (ISM), a pro-Palestinian group that worked closely with fishermen and farmers in the Gaza Strip. Arrigoni had been in Gaza for three years, living in a one-bedroom flat that looked out at the port. He was among those who took part in the Free Gaza mission in August 2008, which aimed to break the Israeli blockade and bring humanitarian aid to the Strip.

Beretta, who is mayor of a village between Milan and Lake Como, said her son never put himself in dangerous situations. He rang his family every Sunday and was “always calm”, she said.

But Arrigoni’s life was anything but safe. In September 2008 he was injured accompanying Palestinian fishermen at sea. Two years ago he received a death threat from a US far-right website that provided any would-be killers with a photo and details of distinguishing physical traits, such as a tattoo on his shoulder.

When he was seized this week, he had been about to return to Italy for the commemoration of the death of a man he in some ways resembled, the anti-Mafia activist Peppino Impastato, who was murdered in 1978 for his ideals.

Arrigoni’s fervent commitment to the Palestinian cause is evident on his website, Guerrilla Radio, where he wrote that the Israeli blockade was “criminal” and four Palestinians who died in a tunnel under the Gaza-Egypt frontier this week were “martyrs”.

But the 36-year-old Italian was first and foremost a pacifist. His book about his experiences in Gaza was titled Restiamo Umani (Let Us Remain Human).

“He always said it: ‘Let us remain human, even in the most difficult moments,'” Beretta said. “I would ask him: ‘How can you stay human at certain times?’ And he would answer: ‘Because, despite everything, there must always be humanity within us. We have to bring it to others.'”

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