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Il silenzio degli umani

Vittorio con i bambini palestinesi di Gaza: lo ricorderanno per sempre

La rete di ValigiaBlu scrive una nota su Vittorio Arrigoni. Per evitare qualsiasi manipolazione in merito alla fine di questo attivista della pace. Perchè la morte di Vittorio Arrigoni ha colpito tutti i membri del gruppo per la brutalità dell’evento e perché, quando muore un ragazzo così giovane e appassionato, qualcosa, nel cuore, fa gridare all’ingiustizia, ad un primordiale senso di innaturalità. Ci ha colpito, anche e forse, perché a morire è stata una persona che ha messo in gioco tutto ciò che aveva per un ideale. Al di là di qualunque analisi sull’ideale, la radicalità dell’impegno di Vittorio in un paese come il nostro dove la regola è il gioco al ribasso, il compromesso, è un atto di per sé rivoluzionario.


La morte di Vittorio ha però scatenato una serie di polemiche alquanto becere. Becere per i toni, per la sicumera con cui sono state addotte le argomentazioni; becere, perché, a cadavere caldo, si sta discutendo di Arrigoni, Saviano, Israele, Hamas, sionismo, antisemitismo, guerra con lo stesso spirito con cui, il lunedì, al bar dello sport, ci si scanna discutendo del rigore dato la sera prima durante il derby. Ma, è ovvio e dunque ci riempie di orrore, non si sta parlando di un rigore, ma di una vita umana, di un corpo. Di carne, e di sogni che non l’animeranno più.

 

A riguardo, preme fare due considerazioni:

1)      La cosa più ipocrita che si può fare della morte di un pacifista, forse, è usare la sua morte come arma contro qualcun altro. Si vuole davvero onorare la morte di Vittorio e il suo impegno contro l’oppressione del popolo palestinese? Bene. Il mondo è pieno di ONG bisognose di attivisti e volontari.

2)      È morta una persona. Questa è una verità. È una verità elementare, con cui misurarsi, e la morte non richiede analisi, ma prima di tutto empatia. È vergognoso attaccare politicamente un morto che ancora non è stato sepolto, specie se questi attacchi si basano su assiomi e non citano nemmeno fonti, dati, elementi concreti, ma si autoalimentano della propria convinzione. È una vergogna, e un uomo che non sa provare questa vergogna è un uomo che non sa distinguere o discernere in termini di umanità. Non si può parlare di politica come fosse un’equazione improvvisata, spargendo bile fintamente razionalista su chi nemmeno può replicare (o forse proprio per questo). È osceno.

3)      Quando si parla di una questione dolorosa e complessa come quella Israele-Palestina, si dovrebbe avere l’umiltà di partire dal silenzio e dall’ascolto, e non dalle convinzioni date per certezze oggettive, pronti a insultare chi non condivide quelle certezze, dopo aver affibbiato l’etichetta di turno. Vittorio è stato in quei luoghi. Ha visto, ha ascoltato, ha annusato, ha toccato: di ciò ha recato testimonianza. Ed ogni testimonianza del genere è un dono, un frammento di un tutto assai complesso che, messo insieme ad altri frammenti, può aiutare a calarsi dentro quel tutto, se ci si accosta con umiltà. Ma molti di quelli che hanno postato commenti, o link, non credo abbiano fatto mai altrettanto. Bisognerebbe avere l’umiltà di capire che aver letto libri o articoli, visto documentari, insomma, l’essersi informati a distanza, protetti fisicamente ed emotivamente da quegli scenari che si giudicano senza mostrare alcun dubbio, è assai lontano da un’idea di verità, e ciò stride orribilmente con la tronfia e volgare sicumera sfoggiata, con lo scannatoio verbale, lo strazio di significanti e significati.

Perciò non siamo disposti ad ospitare sulla bacheca altre polemiche a riguardo, con il corollario di sfoghi biliosi e toni esacerbati.

Lo riteniamo un modo, insignificante ma necessario, per restare umani.

Vi preghiamo di rispettare questa nostra decisione, e di diffonderla se la condividete.

Queste le condizioni chieste. Vi preghiamo di farle vostre, anche in segno di rispetto.

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The silence of the humans

The network of ValigiaBlu writes a note on Vittorio Arrigoni. To avoid any manipulation of the end of this peaceful activities. The share to the letter.The death of Vittorio Arrigoni was hit all party members to the brutality of the event and why, when a boy died so young and passionate, something in my heart, screaming injustice is, to a primordial sense of unnaturalness. We were struck, and also perhaps to die because it was a person who has staked everything he had for an ideal. Beyond any analysis on the ideal, the radical commitment of victory in a country like ours where the rule is the game on the downside, the compromise is a revolutionary act in itself.

The death of Victor, however, has triggered a series of polemics rather becere. Becere the tone for the complacency with which the arguments have been put forward; becere, because, body heat, is being discussed Arrigoni, Saviano, Israel, Hamas, Zionism, anti-war in the same spirit with which, on Monday at the sports bar, we discussed slaughtering of rigor as the night before during the derby. But, of course, and then fills us with horror, you’re not talking about a penalty, but a human life, of a body. Meat, and the dreams that soul. In this regard, would like to make two points:

1) The most hypocritical thing you can do for the death of a pacifist, perhaps, is to use his death as a weapon against someone else. You really want to honor the death of Victor and his efforts against the oppression of the Palestinian people? Well. The world is full of activists and NGOs in need of volunteers.

2) It is a dead person. This is the truth. It is one elementary truth, with which to measure, and death does not require analysis, but first of all, empathy. It’s disgraceful political attack a dead man who has not yet been buried, especially if these attacks are based on axioms and not even mentioning sources, data, evidence, but are self of his conviction. It’s a shame, and a man who can not feel this shame is a man who can not distinguish or discern in terms of humanity. You can not talk about politics as if it were an equation improvised mock rationalist spreading bile about who can replicate even (or perhaps because of it). It is obscene.

3) When you talk about a painful issue and complex as the Palestine-Israel, you should have the humility to go from silence and listening, not for objective certainty beliefs date, ready to insult those who do not share those certainties, Having saddled with the label of the moment. Victor has been in those places. He saw, heard, smelled, touched: he bore witness to this. And every kind of testimony is a gift, a fragment of a whole very complex, assembled with other fragments, can help to take root in that all, if we approach with humility. But many of those who have posted comments, or links, I do not think they ever did so. We should have the humility to understand that you have read books or articles, seen documentaries, short, have the information at a distance, physically and emotionally protected from those scenarios that are judged without showing any doubt, is far from the idea of ​​truth , which clashes horribly with the pompous and vulgar complacency raised, with the scannatoio minutes, the agony of signifier and signified.

So we are not willing to accommodate other controversies about it on the bulletin board, with the corollary of bilious outbursts and exacerbated tone.

We consider this a way, meaningless but necessary, to remain human.

Please respect our decision and to distribute it if you share.

These conditions have been met. Please make it your own, even as a sign of respect.


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