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Il tesoretto della cricca nei forzieri di San Marino?

Il tesoretto è nascosto tra Lussemburgo e San Marino. Si tratta di “qualche decina di milioni di euro” conservati su conti correnti riconducibili per lo più ad Angelo Balducci, Fabio De Santis, Claudio Rinaldi, Stefano Gazzani o a loro parenti. “In molti casi non si ricorrerebbe neppure a prestanome” si spiega in ambienti investigativi. Per ora c’è una comunicazione orale. A giorni sono attese le informative scritte degli investigatori del Ros e della Guardia di Finanza che stanno elaborando i risultati delle rogatorie inoltrate più di un mese fa. Non risulterebbero, al momento almeno, conti correnti all’estero nella disponibilità di altri pezzi da novanta dell’inchiesta come Guido Bertolaso e lo stesso Diego Anemone.

La parte più consistente del tesoretto della cricca si troverebbe in un paio di istituti di credito della Repubblica di San Marino, gli stessi dove il commercialista Gazzani ha accompagnato in un paio di viaggi la signora Mimma Giordani, la mamma di Claudio Rinaldi. “Con la signora Giordani siamo andati a San Marino presso una fiduciaria dove la signora ha fatto un versamento di danaro a cui però non ho assistito. Non ricordo il nome della fiduciaria” aveva detto Gazzani ai pm di Perugia Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi il 19 marzo scorso. Un interrogatorio assai reticente adesso integrato dalle risultanze delle indagini bancarie e da, si speiga, “alcune segnalazioni testimoniali”. Donna dalle molteplici attività, la signora Giordani nonché mamma del Commissario straordinario dei Mondiali di nuoto, quel Claudio Rinaldi diventato di primo piano nella “cricca parte seconda” quando cioè la procura di Perugia ne richiede l’arresto, poi respinto, per riciclaggio. Rinaldi, per l’accusa, è colui che con “Balducci Angelo e Filippo e con Diego Anemone, compiendo atti contrari ai propri doveri d’ufficio, autorizza i lavori di ampliamento al Salaria sport village facendo risparmiare alla società 9 milioni di euro di contributi”. A fronte di questo risparmio, si legge negli atti, i proprietari del Club, Anemone e il figlio di Balducci, “davano ai pubblici ufficiali una somma di danaro al momento ancora non quantificata che veniva girata in conti esteri, tra cui San Marino, intestati ai pubblici ufficiali”.

Gli investigatori, in pratica, avrebbero trovato a San Marino la tangente del Salaria village. Più altre varie ed eventuali.
Depositi di danaro anche in Lussemburgo. “Ulteriori” si spiega, oltre a quelli già segnalati in maggio dal Parquet du tribunal d’arrondissement di Lussemburgo relativi ad Angelo Balducci (un milione e 937.750 euro) e a Claudio Rinaldi (tre milioni e cento mila) rintracciati dietro le società Asapolis sa e Cordusio spa nonché due prestanomi (Roberto Di Mario e Letizia Confronte). Tutti soldi, tra l’altro, sanati dallo scudo fiscale.

Sul fronte tesoretti, sorprese in arrivo anche dall’analisi delle operazioni sospette eseguite da Alida Lucci. La fidata segretaria di Anemone, già titolare di trenta conti correnti di cui 23 ancora attivi, “ha eseguito negli ultimi quattro-cinque anni circa sessanta operazioni sospette per un totale di qualche decina di migliaia di euro e sempre senza mai superare l’importo massimo di 12 mila euro”. La Lucci, che non è indagata, è stata sentita e avrebbe trovato spiegazioni più o meno per ogni assegno.

Ieri il gup Massimo Ricciarelli si è riservato sulla richiesta di commissariamento delle sei aziende delle holding Anemone che danno da lavorare a circa 700 persone. Gli avvocati dell’imprenditore si oppongono (“misura senza senso dopo così tanto tempo”) continuano a negare ogni ipotesi di collaborazione. Ma le ipotesi ci sono e molto dipenderà dalla decisione del gip. Intanto le indagini hanno già riscontrato che “circa 40 nominativi e indirizzi della cosiddetta lista Anemone corrispondono ad altrettanti interventi di ristrutturazione”. Ci sono le fatture dei materiali. Ma ancora mancano all’appello le fatture dei pagamenti di quei lavori che col passare del tempo sembrano sempre più favori.

Infine Di Pietro. Il leader dell’Idv tirato in ballo da Zampolini in quanto presunto beneficiario del sistema, nel 2007 quando era ministro dei Lavori Pubblici ha scritto più lettere e a più indirizzi di governo, anche l’allora ministro Rutelli, per denunciare “varie irregolarità nei bandi di gara con cui erano stati assegnati alcuni lavori per i 150 anni dell’Unità d’Italia”.

Tra queste irregolarità anche l’auditorium di Isernia che sembra sempre meno un favore fatto a Di Pietro. Queste lettere sono state consegnate ai militari del Ros.

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