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Antimafia sulla pista dei legami fra i clan e la «cricca»

E ora l’Antimafia vuole scoprire se Denis Verdini, il potente coordinatore del Pdl, abbia agevolato con la “cricca” di Balducci & Co anche le imprese delle cosche che si volevano arricchire col terremoto dell’Aquila. Vanno in questa direzione i prossimi passi del fascicolo di inchiesta aperto dalla procura dell’Aquila in merito alle infiltrazioni negli appalti sui lavor effettuati immediatamente dopo il sisma. Fascicolo in cui Verdini è stato iscritto con l’accusa di corruzione semplice. Il pool di magistrati della Direzione Nazionale Antimafia che coordina l’inchiesta ha infatti già scoperto che il Dipartimento della Protezione Civile, nell’ambito dello stesso progetto C.a.s.e. che in virtù dell’“emergenza” ha consentito appalti pilotati per i “Grandi Eventi”, ha assegnato sempre senza gara (per un totale complessivo di circa 500 milioni di euro), lavori a imprese collegate alla camorra dei Casalesi (si sono presi un appalto da 143 milioni), a famiglie di Cosa Nostra nissena e a un clan mafioso di Gela. Una di queste società è la Icop spa, di Udine, che fa opere stradali e appare indirettamente finanziata da un uomo di fiducia di Bernardo Provenzano, Tommaso Cannella. La Icop ha già effettuato i lavori commissionati e dunque avrà diritto a ricevere dallo Stato il pagamento dei costi sostenuti, anche se l’appalto, formalmente, le è stato revocato. Stessa situazione per le altre 11 imprese “infiltrate” che hanno operato in Abruzzo. Sono società che si sono occupate, ad esempio, dei campi dei terremotati e dei relativi bagni chimici, oppure dello spianamento dei terreni e del trasporto e l’allestimento di prefabbricati.

I legami con la “cricca”

  

I pm Olga Capasso, Vincenzo Macrì, Alberto Cisterna e Gianfranco Donadio chiederanno, intanto, il sequestro preventivo dei patrimoni di queste dodici società per quella parte di capitale riconducibile al finanziatore mafioso. Ma si attendono ancora i risultati di alcuni accertamenti delegati ai carabinieri del Ros. Gli investigatori si sono addentrati in un groviglio di società meteora, incatenate col sistema delle scatole cinesi. Ed è emerso ad esempio che una delle 12 imprese in odor di mafia per un periodo si è associata con “Consorzio Stabile Novus”, riconducibile a un altro personaggio coinvolto nell’inchiesta sui Grandi Eventi, l’imprenditore Antonio Di Nardo, ingegnere nato a San Cipriano D’Aversa, nel Casertano, ex funzionario del Ministero dei Lavori Pubblici nonché sospettato di avere relazioni con la camorra per via dei suoi rapporti con Carmine Diana, colletto bianco dei Casalesi. Di Nardo era insieme a Denis Verdini uno dei commensali al famoso pranzo romano del 20 aprile 2008, presso il “Circolo della Caccia” di via Fontanella Borghese, quando la “cricca” prendeva accordi per pilotare i Grandi Eventi. Il Ros aveva tappezzato il ristorante di cimici e scoprì che Verdini era stato interpellato per via delle sue amicizie altolocate, tant’è che sarebbe proprio grazie a quegli accordi che di fatto la “cricca” divenne operativa, con la nomina di Angelo Balducci a Presidente del Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici. Fu durante quel pranzo che si parlò pure di capovolgere l’esito della gara d’appalto per la costruzione della Scuola dei Marescialli di Firenze a favore di un altro componente della “cricca”, il costruttore Riccardo Fusi, la cui società era tenuta in piedi dal Credito Cooperativo Fiorentino di cui Verdini è presidente.

Letta e Chiodi

 

 

La circostanza è importante, se si considera che Verdini è finito indagato in questo nuovo filone di inchiesta proprio per suoi rapporti con il costruttore Fusi. Ed è lo stesso Verdini che ne parla ai magistrati di Firenze, in un interrogatorio dello scorso 15 febbraio: il coordinatore del Pdl afferma infatti di avere accompagnato Fusi insieme ad altri imprenditori dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, per parlargli delle mire di Fusi sui Grandi Appalti. Ora, non si esclude che i magistrati dell’Aquila vogliano approfondire l’argomento anche ascoltando lo stesso Gianni Letta nonché il presidente dell’Abruzzo Gianni Chiodi: anche lui avvicinato da Verdini per perorare la causa di Fusi e tirato in ballo da un’imbarazzante intercettazione.

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