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Microfoni e telecamere fuori dalle aule

Prepariamoci, perché la tv-realtà dei processi chiuderà presto  i battenti. Via le telecamere dalle aule dei tribunali. Niente riprese durante i processi senza il consenso di tutte le parti: il disegno di legge sulle intercettazioni che approda oggi in Senato mette il bavaglio ai giornalisti e rischia di cancellare le trasmissioni che seguono casi di cronaca e i processi in tv. RaiTre, la rete della “tv realtà” inventata da Angelo Guglielmi con le sue trasmissioni di punta, “Un giorno in pretura”, “Chi l’ha visto?” e “Report”, è di fatto la più colpita. Milena Gabanelli è durissima: “Ho fatto un appello in testa alla trasmissione la scorsa settimana per spiegare come la penso: sono convinta che la questione intercettazioni vada regolamentata, ma credo che questo governo non sia legittimato a fare niente perché è troppo coinvolto. E poi lo vogliamo dire? Per come è messo il Paese in questo momento è possibile che il Parlamento sia bloccato a discutere solo di questo?”.

Il disegno di legge che colpisce duramente la libertà di stampa colpisce anche i cittadini che vogliono essere informati e seguire l’andamento dei processi: basterà infatti il no di un perito o di un consulente chiamato a deporre perché l’aula diventi off limits per le telecamere. Attualmente il giudice poteva autorizzare le riprese, anche senza il consenso delle parti, quando sussiste “un interesse sociale rilevante alla conoscenza del dibattimento”. Invece col nuovo regime questa disposizione è soppressa e resta solo la possibilità per il giudice di autorizzare le riprese “se le parti consentono”. Il divieto non sarà limitato solo alla ripresa del volto dell’imputato o del testimone che chiederà la tutela della privacy, ma saranno rese impossibili perfino le immagini dell’aula di giustizia, o dell’avvocato e del pubblico ministero che porranno le domande. Si oscurano così le aule dei tribunali: “Un giorno in pretura”, storica trasmissione che ha seguito Tangentopoli, il caso Izzo, il processo Priebke e quello al mostro di Firenze – e che si sta occupando del clan dei Casalesi – sparirebbe. “C’è la volontà di distruggere, vogliono una nazione che sia narcotizzata e viva solo di buone notizie”, commenta Roberta Petrelluzzi, da vent’anni alla guida di “Un giorno in pretura” “Non si capisce che bisogno ci sia di cambiare una norma in vigore che era perfetta: teneva conto del diritto alla privacy degli imputati e della necessità di informare. Un processo è un’azione pubblica, solo i regimi totalitari hanno processi segreti. È il momento più alto di una democrazia e infatti le sentenze sono emesse nel “nome del popolo italiano”. La telecamera tutela giudici e imputati: questa voglia di coprire, di nascondere, va a scapito di tutti”. Cita due casi emblematici: “Amanda Knox non ha voluto essere ripresa: si è opposta lei e il giudice non ha voluto le telecamere. Ci siamo adeguati. Nel caso della clinica Santa Rita i responsabili non volevano le riprese, si sono battuti fino all’ultimo ma la sanità non è un fatto privato, riguarda tutti noi che dobbiamo essere informati. In questo caso le facce degli imputati non si vedranno ma si sentirà quello che avviene”.

Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale, che da oltre trent’anni documenta con il suo “Speciale Giustizia” le udienze (trasmesse in versione integrale) dei processi più significativi – dal delitto Moro alla strage di Ustica al caso Tortora, ai processi di mafia e camorra – è sceso sul piede di guerra. “In questi anni abbiamo difeso il diritto dei cittadini di giudicare l’operato della magistratura, e il diritto degli imputati a difendersi. Sono valori importanti che con l’approvazione della nuova norma rischiano di scomparire. L’iniziativa sulle registrazioni dei processi è la riprova del carattere censorio di tutto il provvedimento: qui non si tratta di intercettazioni ma di rendere pubblico come si muovono accusa e difesa. Radio Radicale ha sempre trasmesso integralmente i processi: la nuova regola segna la volontà di chiudere le aule dei tribunali. È gravissimo. Ci batteremo e speriamo di trovare una sensibilità anche nei senatori e nei deputati della maggioranza: vogliamo capire da dove parta questa voglia di censura”.

“Ci vogliono impedire di fare il nostro lavoro” osserva Federica Sciarelli che con “Chi l’ha visto?” ha seguito il caso della banda della Magliana, della scomparsa di Emanuela Orlandi e ha mostrato le immagini della prima testimonianza in aula di Danilo Restivo quando fu fermato per la scomparsa di Elisa Claps. “Questo disegno di legge ferma il lavoro d’inchiesta: le intercettazioni servono, le telecamere documentano. Abbiamo seguito il caso della scomparsa Denise Pipitone dal 2004, il caso è arrivato in aula l’altro ieri. Durante il processo Izzo raccontò di aver ucciso due donne; Donatella Papi è andata in tv a dire che è innocente. Con Tangentopoli sfilò in aula la classe politica che non fece una gran figura. Spegnere le telecamere significa togliere agli italiani il diritto di capire cosa succede nel Paese”.

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