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Vitalizi, altro che 5% di tagli alla Regione Lazio

Si parla anche di una riduzione dei compensi dei parlamentari per la prossima manovra fiscale, attesa entro inizio estate… Un annuncio di facile presa con gli italiani che lavorano e si guadagnano molto onestamente il proprio pane quotidino, e che mal digeriranno una nuova chiamata verso altri sacrifici, che l’attuale governo promette saranno dedicati (ovvero a carico) però solo dei furbetti finora restati al riparo con incredibili, ingiuste, esclusioni: come i falsi invalidi e i veri evasori totali. Come non essere d’accordo poi con  lo stesso ministro Tremonti, quando a queste dichiarazioni ha fatto seguire – per l’appunto – quella di un taglio per tutti i costi della politica, dalle indennità dei parlamentari a quelle dei sindaci e degli assessori locali. Un taglio, in realtà, preannunciato dalla solita fuga in avanti di Calderoli, che qualche giorno prima aveva lasciato sfuggire la sua idea di una riduzione sistematica del 5%, che solo poco ore lo stesso Tremonti gattopardescamente ridefiniva come un semplice … “aperitivo”, un acconto su quanto sarebbe in realtà poi stato messo in campo.  Per alcuni tutto questo iniziava -così –  ad assumere il sapore di una boutade per recuperare credibilità e immagine, ovvero di una mossa per tentare un recupero morale della setssa maggiooranza finita scricchiolando dentro mille incredibili scandali, ovvero infine il tentativo estremo di riannodare le fila di un elettorato fortemente disilluso, che proprio a partire dalle file del governo sempre più si sente umiliato e offeso. Specie se, pochi mesi prima, aveva contribuito a riaffermarne con il proprio voto le relative coalizioni nelle scorse elezioni regionali.

Così, messo buon ultimo da parte il caso Scaiola, molti gran commis di stato e tanti illustri onerevoli sono rimasti raggelati della pubblicazione di ampi stralci di quella lista dei favori che rischia di mettere al pubblico ludibrio altri sconcertanti segreti. Chi sarà il prossimo, sembrava chiedersi preoccupato, quì e là, più di qualcuno? Perchè, sarà un caso, ma con questo scenario il provvedimento anti intercettazioni rimesso in corsia preferenziale rischia in questi giorni di avere una ingiustificabile sinergia, e -come dire? – una sospetta coincidenza. Tanto da far sembrare a tutti che l’interesse per la tutela della privicy venga (incredibilmente) molto prima della necessità di garantire la sicurezza dello stato e dei singoli cittadini.  E questo davvero inizia a sembrare molto sospetto.

Restiamo intanto sul taglio di indennità e pensioni dei nostri illustri politici. Ora, giusto per vedere chi promette solo e chi veramente realizza quanto aveva promesso,  basterebbe vedere cosa accadrà nella stessa Regione Lazio, dove al fotofinish sono arrivate le due candidate Bonino e Polverini. Entrambe infatti avevano annunciato che avrebbero modificato le norme che prevedono per i consiglieri non rieletti un assegno mensile dai tremila ai seimila euro netti. Per continuarne ad avere diritto, oggi, basta aver compiuto 55 anni. Scandaloso? Probabilmente sì, ma non è tutto. Perché da 50 a 54 anni i consiglieri trombati ottengono comunque l’assegno, decurtato però del 5 per cento. Oltre a una buonuscita tra i 50 e i 150 mila euro lordi (il trattamento di fine rapporto). Ecco i calcoli, per voi che non credete dove sia la felicità in Italia… Un politico non rieletto dopo una legislatura nella Regione Lazio conquista 3.200 euro al mese netti, 5.100 se ha avuto due mandati, 6.200 euro al mese con almeno tre legislature. Meglio della popolare lotteria Win for Life, non vi sembra? Anche perché in molti casi i politici abbandonati dagli elettori vengono spesso «recuperati» dagli amici di partito in società regionali o negli assessorati come consulenti. La norma che assegna questo bel vitalizio vale anche per gli assessori che non sono stati eletti. In più se si considera che lo stipendio di un consigliere regionale si aggira intorno agli 8 mila euro al mese, allora conviene arrivare a 55 anni e smettere di lavorare. Secondo la candidata del centrosinistra alla Regione questa è «la conferma del grido di trasparenza e necessaria autorevolezza che arriva dai cittadini alla politica perché scelga la via di una maggiore sobrietà». Poi la Bonino aveva assicurato: «La mia prima proposta di legge sarà proprio quella di rivedere il meccanismo regionale di riconoscimento e calcolo degli stipendi e dei vitalizi dei consiglieri regionali». La radicale aveva le idee chiare: «Intanto l’età per la pensione dovrà essere elevata a 65 anni, come in altre Regioni, e poi si dovrà mettere ordine nelle tante voci che, nel corso degli anni, sono state aggiunte senza criterio allo stipendio base, facendolo lievitare ai livelli attuali. Questo rappresenterà di certo il segnale che qualcosa sarà cambiato, che la politica, quando vuole, sa dimostrare senso di responsabilità. È una questione di rispetto per tutti i cittadini». La candidata del centrodestra, Renata Polverini, andava sulla stessa scia: «È uno scandalo. Ed è anche quello che davvero allontana i cittadini dalla politica». Dunque la sindacalista annunciava: «Mi occuperò della questione». Ma non rinunciava in quei giorni di campagna elettorale alla stoccata contro la Bonino: «La mia avversaria ha detto che la sua prima azione di governo sarà quella di ridimensionare gli stipendi dei consiglieri che secondo lei sono troppo alti, voi ci credete? Perché non ha iniziato a farlo in Senato, dove oltre ad essere senatrice è anche vice presidente?». «La Polverini dovrebbe chiederlo al Pdl, che ha la maggioranza», replicano dal quartier generale della Bonino. Mentre la deputata azzurra Beatrice Lorenzin tuona: «Emma Bonino tenta l’ultima carta, quella del populismo più classico e cioè la riduzione degli stipendi dopo che è sfuggita tutta la campagna elettorale dal confronto sui temi reali della Regione Lazio, dalla salute all’ambiente, dal lavoro alla famiglia».

Ora però al governo della Regione Lazio è arrivata la Polverini. Che dovrebbe mettere nero su bianco quanto detto e promesso a dita incociate sulle sue labbra i giorni precedenti la sua elezione. Il problema che ha ora da affrontare la neo Presidente è quello di avere nella sua stessa coalizione il consigliere regionale che due legislature fa firmò l’attuale regolamento (tale Donato Robilotta, ex-Psi, poi confluito nella PdL archiviata la legislatura di Storace…), con ovviamente tutti i relativi benefit.

Ricordato tutto questo ai più che non potevano sapere, non posso che girarvi la mia domanda: come andrà a finire, secondo voi? Io una mia idea ce l’ho..

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