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Un momento di analisi. O resterà lucida follia?

REGIONALI 2010. LUCI ED OMBRE.

Faccio mio questo post di Pierluigi Regoli da Fb, con il quale aveva già messo questa notte in bella copia alcuni dei miei pensieri: inutile aggiungere che ne ho condiviso l’analisi. Spero pertanto mi perdonerà se lo userò come traccia per certe mie, corpose e indubbiamente pesanti, integrazioni. Ho trovato necessario, infatti, inserire ulteriori elementi per una maggiore completezza del quadro, poichè desidero che ai nostri tre o quattro lettori non arrivi in questo momento un’analisi che lasci anche solo il sospetto di qualche cosa di parzialmente velato. Volevo metterla giù dura, far capire a tutti che nulla deve mai più essere nascosto dietro il dito. Non c’è più tempo, non c’è più spazio per questi giochini. Qui o si salta o, lentamente ma inesorabilmente, si muore.

Luce (1) Queste elezioni regionali confermano innanzitutto uno schema bipolare “maturo”. Gli elettori nell’uno contro uno scelgono senza troppe storie il candidato o lo schieramento che giudicano migliore. E se non gli piace nessun candidato/schieramento non votano. Il Piemonte (centrosinistra+UDC) e il Lazio (senza la PDL a Roma) dicono per l’ennesima volta che non si vince sulle somme algebriche ma sulla forza della proposta politica e dei candidati.

Ombra (1) Le ragioni dell’astensionismo sono varie e profonde, due ci sembrano più rilevanti. C’è la distanza tra politica e società, tra la crisi economica e sociale e i temi di cui si occupano i partiti. Non va neanche sottovalutato l’astensionismo “civico” (si passi il termine) di quelli, cioè, che si sentono saldamente di destra o di sinistra, che non voterebbero mai lo schieramento opposto al loro, ma non ce la fanno più – per tanti motivi da approfondire- a sostenere il proprio. È quell’astensionismo politico che al non voto affida l’estremo segnale di disagio. Sono quelli che non ce l’hanno fatta a votare la radicale Bonino o che sono stanchi dei tanti scandali pubblici/privati – dalla Puglia al Lazio, dalla Campania all’Abruzzo – o anche solo di alcuni nomi discutibili che entrano nelle liste. In questo dato c’è una domanda di “altra politica” che o i partiti attuali o nuovi movimenti potranno rappresentare (vd. le liste locali di Grillo).

Luce (2) L’aspetto positivo è che queste elezioni regionali chiariscono il campo delle forze del centro-sinistra: PD e Di Pietro/IDV come soggetti centrali, SEL di rinforzo a sinistra e (perdonate la brutalità) sparute liste di supporto (Verdi, Radicali, Socialisti, Fed. Della Sinistra).

Ombra (2) In questo quadro, la vittoria politica del centro-destra è chiara e netta. Oggi la maggioranza delle regioni italiane (alle sei di ieri vanno aggiunte Sicilia, Molise, Abruzzo, Sardegna, Friuli) sono di centro-destra. Di conseguenza, il centro-sinistra ha subito una sconfitta politica altrettanto chiara e netta: a che serve ostinarsi a non dirlo? A che serve un Segretario che non lo fa? A dare visibilità ulteriore ai leader minori (in termini di voti) del centrosinistra, che guadagnano ulteriore credibilità?

Luce (3) In questa corsa sono usciti alla ribalta candidati nuovissimi, giovani e davvero promettenti. Penso a Civati a Monza, ma anche ad Alicata a Roma. Hanno potuto mostrare chiarezza e purezza di ideali, competenza e voglia di fare. Alcuni hanno fatto dichiarazioni sincere, qualcuna anche sconveniente per una campagna elettorale fatta in Italia, dove molti ancora oggi perpetuano il vizietto di cercare di capire, da ogni candidato, quello che -se questo vincesse- potrebbe fare per se o per il proprio tornaconto. Da loro un forte basta alle  solite, vecchie, marchette. Molti altri hanno messo in campo competenza, correttezza, onestà. Penso ad alcuni consiglieri come Pineschi o Mariani, nel Lazio, ma potrei aggiungerne altri in altrettante regioni con l’identica valutazione: a tutti loro che non ce l’hanno fatta, onore al fatto che non ce l’hanno fatta con i soli propri mezzi. E ci siamo capiti!

Ombra (3) “A bocce ferme” i consensi del centro-sinistra sono inadeguati a vincere sul piano nazionale. Più ci avviciniamo ai venti anni di berlusconismo e più il centro-destra si avvicina al 50% dei consensi espressi (48% a queste regionali, senza contare l’UDC e senza il dato della Sicilia che non ha votato).

Sintesi

Luci possibili: il futuro prossimo. Fallito l’abbraccio strategico con l’Udc, rilevata l’inadeguatezza dell’idea secondo la quale per battere le destre bisogna sommare tutti quelli che non stanno con Berlusconi, tramontata la speranza che il malgoverno del paese si trasformi in modo quasi automatico in voto per il centro-sinistra, accantonata l’illusione dell’implosione del governo attuale, è il momento di una svolta politica profonda con un obiettivo preciso e di medio termine: Italia 2013. Il primo tema è quello di elaborare un nuovo centro-sinistra. Come l’Ulivo nacque quindici anni fa intorno all’idea dell’incontro e del riconoscimento reciproco tra culture politiche diverse che si coalizzavano per salvare l’Italia dalla bancarotta e portarla in Europa (non solo euro), dobbiamo in 18 mesi comprendere l’identità, la visione e la leadership di questo nuovo centro sinistra. Un’iniziativa che coinvolga tutti gli attori attualmente in campo ma che evidentemente non può fare a meno di quello che è il leader più riconosciuto dello schieramento, Walter Veltroni. In tal senso, sarà anche utile comprendere se e come l’annunciata Fondazione potrà essere un elemento utile o meno in questa direzione. Il secondo tema è quello di ricostruire un patto con il “popolo democratico”. Dopo gli entusiasmi del 2007/08 e anche per le primarie del 2009, questi mesi di segreteria Bersani hanno segnato un punto di chiusura totale verso il “popolo democratico”. La scelta di affossare le primarie ovunque sia stato possibile (i risultati di Vendola e di Marini dovrebbero aiutare a comprendere l’errore), la mancanza o il fallimento dell’iniziativa politica in tante, troppe vicende regionali (in primis Lazio e Puglia), l’inadeguatezza del profilo politico di questi mesi hanno rotto quel rapporto tra PD e cittadini che anche Franceschini, pur nelle tante difficoltà, era riuscito a tenere. Un rapporto che si manifestava tra l’altro in alcune scelte significative sulla proiezione esterna, inclusa la formazione delle liste e gli accordi di eleggibilità. Questa proiezione esterna non c’è più. Così come non c’è il promesso partito organizzato e di massa.

Ombre possibili: il futuro prossimo da evitare La linea politica uscita dal congresso e dalle primarie è entrata rapidamente in crisi, una crisi che investe il rapporto di fiducia con gli elettori, proprio nel momento in cui bisogna avviare il cantiere del centro-sinistra. Senza poi considerare che anche gli elettori più affezionati e i militanti più agguerriti di fronte a tre nette sconfitte consecutive in tre anni (politiche 2008, europee 2009 e regionali 2010) hanno bisogno di un segnale che riaccenda la speranza di vittoria. Una situazione anche peggiore di quella che portò alle dimissioni di Veltroni e all’attacco della segreteria Franceschini. Al tempo stesso, per alcuni commentatori, il terzo cambio di segretario in tre anni sarebbe la fine del PD. Vi è solo, probabilmente, una seria via di uscita: creare una speranza di cambiamento e di vittoria in un futuro breve e certo. Una speranza che per essere credibile si identifichi anche in figure nuove, non segnate dalle ripetute sconfitte. Si mettano allora in campo i leader più rappresentativi delle nuove generazioni, quelli che già sui loro territori hanno dimostrato di saper battere la destra anche in condizioni difficili – come Zingaretti alle provinciali del 2008- e costringano Bersani e tutto il gruppo dirigente ad un nuovo patto con il popolo democratico e gli italiani. Nella sostanza, cioè, non mettiamo in discussione la segreteria, a meno che il segretario non vada contro l’idea di fare il traghettatore di questa fase; al tempo stesso ai nuovi leader chiedano di essere i capo-cantieri nella costruzione del NUOVO centro-sinistra. Con la postilla, ovviamente, di essere presenti in forze nel caminetto del PD. Se ciò non avverrà nel 2013 potremmo non avere più Berlusconi, ma il suo successore. Al posto di Napolitano potremmo trovare un candidato che non riteniamo utile nè adatto al paese. Che ha tre anni da questo momento per continuare sulla sua linea, a partire da una legalizzazione costituzionale del presidenzialismo all’italiana. Guardiamo alle “Fabbriche di Niki”, guardiamo ai giovani che già sono in campo e hanno già saputo far trapelare il loro valore. Allontaniamo dal potere quei professionisti delle beghe e delle faide interne, i capibastone, i compratessere. Gli italiani che votano centrosinistra hanno già dimostrato (in parte) che non si fanno incantare facilmente. Altri lo capiranno nei prossimi mesi. Dire che è finita 7 a 6 è di una leggerezza incredibile. Il Pd governa regioni che fanno pochi decimi del PIL nazionale. Il PD non è stato votato dagli elettori nelle regioni che costituiscono il 78% della massa critica elettorale. Le prossime politiche partiranno da queste basi.

Dedicato ai nostri Dirigenti Chi nel centro sinistra lo nega ha in verità come unico obbiettivo difendere suoi interessi, a partire dall’esigenza di non volere lasciare la propria poltrona entro i prossimi 3 anni. Se deve essere così, basta saperlo subito. Non chiedeteci più sangue. Andremo all’estero tutti nei prossimi mesi. Voi iniziate a pensare, (e a trovare…) semmai,  chi vi pagherà le vostre lautissime pensioni nei prossimi anni. Noi, probabilmente, non ci saremo.

Fabrizio Dell’Orso

P.s.: Non sono entrato sul tema del contrasto o comunque della dichiarata alternatività a certe sacrosante battaglie del popolo viola (temi quali acqua pubblica, legalità e costituzione,): qui qualcuno dovrebbe pensare di non buttar via questa esperienza, ma di farne tesoro. Non solo quindi, semplicemente, tenerne conto.

Addendum dell’ultimo minuto ( …per palati forti):

Per essere ancor più chiari e diretti. La campagna per imbarcare l’Udc nel tentativo di fare una semplice somma di consensi ha mostrato la cifra strategica su cui si è mosso il principale partito di centrosinistra. Se era sufficiente saper far di conto, bastava eleggere nel ruolo di neo segretario un bambino di 10 anni, che ha almeno dalla sua il dono, e al tempo stesso la scusante, dell’innocenza e dell’inesperienza. In politica 4 + 1 non fa mai 5. Può fare 7, ma anche 2. E se il Pd valeva 4 e l’Udc 1, che oggi il Pd vale 2 ci sta tutto. Nel Lazio, tutto questo ha significato portare il centrosinistra ad esprimere un candidato in forte ritardo rispetto lo schieramento avverso, tirando prima in ballo un Presidente della Provincia come Zingaretti, nel tentativo di logorarlo e, nel contempo, dare spazio alle necessità di poltrone chiesta sottobanco dall’Udc. Il tutto nella completa inadeguatezza del neo segretazio regionale, catapultato nello scenario politico romano dalla tranquilla Viterbo per un ticket perverso giocato a tavolino insieme alle primarie per il segretario nazionale. Molti non sanno come è realmente andata. Forse sarebbe ora di raccontarlo.

In Puglia questi giochini hanno prima logorato e poi rafforzato Vendola, che le sue regionali le ha vinte con le primarie già prima di arrivare ai seggi. In Campania la difesa ad oltranza di Bassolino e della sua corrente di referenze, ha creato un nemico interno alla già sofferta candidatura di De Luca, rendendo ancor più ampio e facile il campo allo schieramento avverso. In Calabria il non aver saputo dire basta agli appetiti di Loiero ha determinato in buona parte la sconfitta. Non aggiungo per pietà le relative considerazioni per le rimanenti regioni del nord…

Gli elettori del centrosinistra (tutto) che hanno seguito, e in parte anche votato, le primarie lo scorso inverno ben sanno quale era il nome del candidato più innovativo. Non a caso è arrivato ultimo.

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Categorie:Uncategorized
  1. italian4journalist
    8 maggio 2010 alle 16:04

    Caro Stefano, grazie per il tuo commento teso ad avvalorare la tesi di puntare con maggior coerenza verso un idea di politica alta. Concordo e se mi permetti, provo ad ampolificare. I giovani che votano oggi per la prima volta, dobbiamo ammeterlo noi per primi, sono figli di una societá che in certi contesti ci é davvero sfuggita di mano. Oggi conta per loro il senso di appartenenza ad un gruppo, ad una comitiva, piú che ideali astratti di una politica fatta di idee e azioni individuali anonime. Oggi per chi non ha il retaggio di un passato recente, non vissuto sulla propria pelle, la politica é fatta soprattutto di facce. Per molti giovani che si avvicinano al seggio, una carrellata di volti noti e meno noti. Presentabili, credibili, come esattamente il contrario, ovvero – ciascuno per se – non presentabili, non credibili. Non si guarda piú il partito, la storia recente e passata, ma questo. Il primo problema e la prima sfida che dovremmo raccogliere sta, a mio parere, nel cercare di far capire loro che premiare una faccia non significa premiare quella piú accattivante e simpatica. Premiare una faccia deve essere il risultato di un lavoro fatto con costanza, guardando tutti gli attori in campo in quel momento e scavando, per ognuno di loro, dentro le vicende personali e politiche passate. I nostri giovani devono capire che, in una societá molto viziata dai mille dicktat occulti della pubblicitá, il voto é il loro unico mezzo democratico per provare a condizionare un futuro economico e sociale che li riguarderá molto piú da vicino nei prossimi anni. Noi abbiamo la responsabilitá di spiegare loro che, almeno certe volte, dietro un volto molto visto spesso c´é un “inserzionista” che paga. Come in pubblicitá, dove il nome del prodotto spesso nulla ci dice sull´azionista di maggioranza o della societá committente. A loro e a noi il piacere di capire cosa si nasconde dietro le quinte. A noi la responsabilitá di aprire confronti e discussioni paritarie con i neoelettori, merce fresca per una politica fatta di veline seducenti e professionisti del consenso. Quanti dei nostri giovani elettori si sono ritrovati in cene elettorali e in feste all´interno di noti locali senza, peró, nulla sapere del candidato come della componente politica che organizzava la serata? E quanti a questi ammiccamenti hanno davvero saputo resistere?

    Un abbraccio.

  2. stelu59
    1 aprile 2010 alle 23:35

    Caro Fab, da quando avemmo l’idea di un magazine “elettronico” dedicato ai fatti della “politica”, il prodotto si sta distinguendo e sta cominciando a farsi largo.

    Perché ho virgolettato la parola “politica”?

    Perché ormai da tempo non si parla più di politica, ne nel senso più alto ne nel senso del confronto (anche duro) tra le parti sulle cose che occorre debbano essere fatte. Inoltre sia gli astensionisti di sinistra, sia le critiche che puntualmente esistono dopo una sconfitta, non tengono in debito conto che l’attuale legge elettorale obbliga a dover fare delle alleanze anche tenendo conto della possibile forza numerica che ciascun partito può mettere in campo.

    Penso dunque che da una parte esista la necessità politica ALTA di riprendere e se serve rinnovare, sottolineare, rafforzare gli ideali che sono comuni alle anime laiche e cattoliche della sinistra, per intraprendere finalmente la terza via che Enrico Berlinguer aveva tracciato e non potè portare a termine. Dall’altra parte c’è la necessità della politica del fare: affrontiamo a muso duro la questione morale interna al PD e laddove la sinistra è al governo, produciamo cose buone per tutti, innovando quando necessario e nei limiti previsti dalle leggi e dalle necessità di bilancio le modalità di assegnazione di appalti e lavori, controllando i tempi ed i costi di realizzazione.

    Riprendendo a parlare di politica ALTA possiamo smarcarci dalla “lotta di trincea” in cui siamo coinvolti dal 1994 e che dalla “Caporetto” del 2008 ha visto arretrare la “proposta” (esiste) della sinistra nelle coscienze degli Italiani. Attestiamoci qui dove siamo ora, raccogliamo le fila e giorno per giorno conquistiamo una casamatta con una proposta che coincida con la visione del mondo e della nostra società multi-etnica.

    Finalmente qualcosa si sta muovendo nelle coscienze dei più giovani (mi metto tra questi anche se ho 51 anni): però da quello che ho letto (ad esempio anche l’intervista di stamani 1/4 del Fatto a Civati) non mi sembra ci siano idee chiarissime.

    Ecco in questo la classe dirigente attuale ha sbagliato (dal mio punto di vista): non trasmettendo gli ideali che ne avevano permeato l’agire in gioventù, i giovani della attuale società (mio figlio ha 18 anni, ha votato per la prima volta, e non ha assistito alle mutazioni della società dei due blocchi europei ante e dopo la caduta del muro di Berlino) mi sembra abbiano ideali “generici” in forma di slogan “pubblicitari” che rappresentano l’attuale forma di comunicazione moderna.

    Ciao

    Stefano

  3. italian4journalist
    31 marzo 2010 alle 23:10

    (Adnkronos) – Dopo il risultato delle regionali, il senatore del Pd Gian Piero Scanu ha inviato una lettera al segretario sottoscritta da altri colleghi del gruppo, 49 in tutto, appartenenti a tutte le aree del partito. “Ci troviamo di fronte ad un momento della vita del nostro Paese rispetto al quale s’impongono, da parte di tutti noi, una maggiore generosita’ nell’impegno, una piu’ partecipata attivita’ politica ed una nuova consapevolezza riguardo l’effettiva portata dell’emergenza democratica in cui viviamo. Il lavoro ordinario non basta piu’. I ritmi ortodossi sono troppo lenti. Le liturgie della casa sono stantie. I cartellini da timbrare sono sempre piu’ falsati”, si legge tra l’altro.

    “Bisogna cambiare passo. Bisogna muoversi subito. Bisogna accedere ad una nuova dimensione del nostro impegno politico che anche noi parlamentari spesso non esprimiamo con la necessaria efficacia. Serve un supplemento d’anima -proseguono i firmatari-. Ti poniamo l’esigenza di incontrarci subito per riflettere insieme. Per trovare, dopo una leale discussione, la giusta strada da percorrere per servire degnamente il nostro Paese”.

    Tra i firmatari, Daniele Bosone, Gianrico Carofiglio, Giuseppe Lumia, Alberto Tedesco, Vittoria Franco, Vincenzo Vita, Paolo Giaretta, Achille Serra, Roberto Di Giovanpaolo, Silvio Sircana, Felice Casson, Mariapia Garavaglia, Emanuela Baio, Luigi Lusi, Roberta Pinotti, Luigi De Sena, Anna Serafini, Ignazio Marino, Paolo Nerozzi, Anna Maria Carloni, Tiziano Treu.

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