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BOLOGNA, SEXY-GATE AL RAGU’

L’EX COMPAGNA ACCUSA IL SINDACO DI BOLOGNA, IL PRODE PRODINO DELBONO – IL GIALLO DEL BANCOMAT (ORA IN MANO ALLA DIGOS) INTESTATO A UN AMICO DEL PRIMO CITTADINO: “FLAVIO MI OFFRÌ SOLDI. VOLEVA CHE GLIELO RESTITUISSI” – PER L’ACCUSA LA COPPIA GIRAVA IL MONDO E LUI PAGAVA CON LA CARTA DI CREDITO DELLA REGIONE…

 Vado a letto e mi chiedo, ogni sera… ma ce la farò mai a vedere la fine di questa storia? Mi rendo conto che sono una donna sola e so di avere scelto la strada più difficile… Ho rifiutato quella della corruzione e ho deciso di percorrere quella della giustizia. Spero soltanto, a questo punto, di non restarne stritolata… È pesante per le mie spalle gestire tutta questa vicenda da sola, ho la mia figliola di dodici anni da proteggere… ah, se ci fosse ancora mio marito…».Cinzia Cracchi, l’ex compagna del sindaco di Bologna Flavio Delbono, va alla guerra. Teneva nel cassetto, ben conservata, una carta bancomat che le aveva dato il sindaco quando ancora sindaco non era, quando i due giravano qua e là per il mondo e Delbono, vicepresidente della Regione Emilia Romagna – come ipotizza la Procura felsinea che indaga per peculato e abuso d’ufficio- pagava i conti d’albergo con la carta di credito della Regione. I due, innamorati, sono stati a New York e a Parigi, in Messico, Israele e Santo Domingo, a Londra e Pechino… Poi lui ha cambiato donna.

 Ora, quel bancomat Cinzia l’ha messo nelle mani della Digos di Bologna e per Flavio Delbono l’imbarazzo è schizzato alle stelle. Quella carta data in uso all’amica risulta intestata a un amico, tale Mirko Divani, 60 anni, uno che adesso collabora col Cup, dove installa computer, uno che è nato operaio iscritto al Pci ed è andato in pensione come direttore generale di Farmacom, ditta specializzata in servizi online per le farmacie. Ha tanti amici che contano, sotto le Due Torri.

«Flavio voleva che glielo rendessi, questo bancomat oramai bloccato- confida Cinzia, già una volta interrogata dal pm Morena Plazzi e che probabilmente sarà risentita nelle prossime ore – . Da quando ha saputo di essere indagato, come del resto indagata sono io, ci siamo incontrati diverse volte. La prima volta a Capodanno, l’ultima giovedì scorso, due giorni prima che la procura mi chiamasse per l’interrogatorio.

Mi ha promesso aiuto economico, mi ha promesso una consulenza in Comune, e siccome sa che ultimamente sono rimasta a piedi per due volte con la mia vecchia auto si è anche offerto di comperarmi una nuova automobile… ma lo ripeto, ho scelto la mia strada e non sono tornata indietro». Il suo avvocato, Guido Clausi Schettini, la sostiene come fosse un amico di sempre. Quello del sindaco, invece, Paolo Trombetti, getta acqua sul fuoco, invita tutti alla prudenza e regala un pensierino. «Ma non potrebbe essere stata lei, Cinzia, a chiedere di incontrare il sindaco?». Cercherà di capirlo la Digos.

Vicenda strana, il «Cinzia-gate». Passata da una scivolosa richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Bologna e respinta dal gip nel novembre scorso- come anticipato dal Corriere della Sera – a una inchiesta bis che viaggia a gonfie vele, anche attraverso le analisi di alcuni conti correnti. E non solo di quelli intestati alla Regione. C’è da capire anche perché mai Delbono abbia messo nelle mani della sua compagna una carta bancomat intestata a quello che lui definisce «un caro amico».

Cosa nasconde questo giro di denaro che passa sui conti di Farbanca, piccolo istituto di credito con sede legale in via Irnerio, nel cuore di Bologna, rivolto principalmente al mondo delle farmacie e della sanità e che fa parte del gruppo Banca popolare di Vicenza? E perché Delbono andava sempre in Bulgaria? Per il sindaco di Bologna è tutto semplice e legale, da scoprire non c’è nulla. Per Mirko Divani, poi, non c’è proprio niente da dire: «Non sapevo che il bancomat intestato ame fosse finito nella borsetta di questa Cinzia. Se la procura mi chiamerà, risponderò». E che lo chiamerà, prima o poi, c’è da giurarci.

Cinzia e Flavio, due ex col dente avvelenato, si erano incontrati anche nel giugno scorso, poco prima delle elezioni, quando il rivale di Delbono per lo scranno di primo cittadino, Alfredo Cazzola, aveva già tirato le orecchie al candidato del centro sinistra, già raccontato in televisione degli strani viaggi della coppia di innamorati, e già incaricato l’avvocato di fiducia Bruno Catalanotti per difendersi dall’accusa di diffamazione che gli era ricaduta addosso.

«In quei giorni – ricorda ancora Cinzia Cracchi – Flavio mi diceva di stare tranquilla, che quando sarebbe diventato sindaco mi avrebbe sistemato in Comune o in Regione…». Erano i giorni di una Bologna assolata e distratta che nulla sapeva. Mica come oggi, che fa un freddo micidiale e la densa nebbia della campagna è diventata fitta anche a palazzo d’Accursio. E la gente mormora e vuole sapere.

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