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Rischiato il … “patta-gate”?

Complotto.  Una parola che evoca oscure trame e possibili vittime inconsapevoli. Rivelazioni. Informazioni sussurrate che diventano di pubblico dominio. Dossier per un ricatto. Una parola stampata in copertina da “Panorama”, settimanale di famiglia, sulla faccia di Patrizia D’Addario, la escort barese che ha registrato e raccontato il suo incontro con il Cavaliere sul lettone di Putin. Annuncia clamorose ricostruzioni il periodico berlusconiano su quello che è davvero stato il Grazioli-gate, la denuncia sostanziata da una iniziativa giudiziaria della Procura di Bari (che ha smentito) nei confronti nel clan variegato dei possibili partecipanti: giornalisti, politici, magistrati e, ovviamente, signore disinvolte e disponibili. Capaci, queste ultime, di colpire lì dov’è il punto debole del premier. L’attrazione per le donne, giovani o meno giovani, purché belle.

La maxi cimice Torna dunque d’attualità la tesi del complotto. Fu una strada già percorsa all’inizio di questa storia per cercare di trovare una giustificazione ad una debolezza che, riguardando il capo del governo, sarebbe stato più opportuno venisse assecondata con più accortezza. A ben ricordare, l’ombra delle spie si era già allungata su palazzo Grazioli quando Berlusconi annunciò anni fa, con un’enfasi eccessiva, di aver trovato nel suo studio una “cimice” dalle dimensioni eccessive.
E visto che la sollecitazione a parlarne arriva dall’interno sarà il caso di seguire la ricostruzione berlusconiana dell’affaire. Che assume le sembianze di un’operazione strategica internazionale. Un Watergate senza Potomac ma con le cime di rapa, in cui si ipotizza l’intervento di “burattinai” al servizio e al soldo, è la deduzione senza prove di “Panorama”, di personaggi che animano «il campo avverso al Popolo delle libertà». Nella Bari connection sarebbero implicate dodici persone tutte manovrate dal Giampi Tarantini cui viene però tolto il ruolo di «grande organizzatore» per essere declassato a esecutore di ordini dall’alto. L’agente «selezionata» Patrizia D’Addario non avrebbe dovuto solo «portare a termine una missione» ma essere una vera e propria «arma non convenzionale manovrata da ben più potenti politici». La nostra agente a Bari Vecchia, non all’Avana, insomma, vista come protagonista, non si sa quanto consapevole, di un’operazione screditamento del premier non solo in Italia ma anche all’estero. Un’operazione condotta fin nell’intimità di Palazzo Grazioli. Tra le lenzuola di Berlusconi dove l’agente D’Addario è riuscita ad infilarsi con una preoccupante facilità. Preoccupante, se la tesi del complotto, per di più internazionale, dovesse avere un qualche riscontro, non solo per il diretto protagonista, ma per tutti. Cosa può aver ascoltato o registrato l’infiltrata? E sono state rese note tutte le notizie acquisite tra una doccia e l’altra? E,ancora, furono nell’occasione mimetizzate “cimici” poi raccolte da altre agenti, in incontri successivi? Dov’è tutto questo materiale, se c’è? E quando uscirà fuori?


I viaggi del mistero Di domanda in domanda si potrebbero ridurre al ridicolo le azioni di tutti gli 007 che hanno affollato i film di spionaggio in qualunque parte del globo fossero ambientati. E sì, perché la D’Addario, sempre nella ricostruzione del settimanale avrebbe compiuto un viaggio a Doha, capitale del Qatar, per trasferire là una somma ingente. Mentre gli inquirenti starebbero dedicando particolare attenzione al altri misteriosi viaggi «in Francia, Spagna, Brasile, Gran Bretagna, Cina ed Emirati Arabi». Trasferte, scrive sempre “Panorama” che sarebbero state gestite «da alcuni intermediari internazionali, diretti a loro volta da politici italiani rimasti nell’ombra». L’aspetto più inquietante dell’ipotesi avanzata a mezzo stampa è proprio questo. Se dovesse essere verificato che notizie compromettenti per il capo del governo italiano siano uscite dall’Italia e siano pervenute a servizi segreti di altri Stati, anche di paesi potenzialmente ostili, quale potrebbe essere la conseguenza logica? Che il premier è ricattabile. Sull’onda di una debolezza personale. «A me sembra una cosa non credibile», dice Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, fino a qualche giorno fa membro del Copasir. «Potrebbe rientrare in un disegno che tende a sviare l’opinione pubblica dal giudizio che si è formata sulla vicenda. Ma se le cose stessero veramente così, e mi sbagliassi, si riaprirebbe la questione della sicurezza del premier e della sua oggettiva ricattabilità».

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