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Pd, festa tesseramento. Bersani: fare più squadra

Due ore di diretta su Youdem, tre teatri collegati da Milano, Roma e Palermo, tutti i big presenti (chi di persona, chi come Veltroni, Franceschini e Marino con un contributo video), e il Pd lancia la sua campagna per il tesseramento 2010 riuscendo a sorridere e a dare l’impressione di una “squadra”, immagine molto cara a Bersani che, chiudendo la festa dallo Zelig di Milano, si concede una battuta sul clima piuttosto teso dentro il partito. Clima ben riassunto dal blogger Zoro, che saluta Enrico Letta chiedendogli a bruciapelo: “Ma cosa avrete mai da festeggiare?”. Dice Bersani: “Non dobbiamo farci impressionare dagli attacchi che arrivano da destra, e non solo da destra…siamo consapevoli dei nostri difetti, li correggeremo, bisogna finirla coi personalismi. Dobbiamo avere sempre presente che abbiamo una funzione per questo paese: solo noi possiamo portare le bandiere del lavoro, della famiglia, dei giovani, della scuola e dell’ambiente. E dobbiamo faro con poche parole chiare, che ci raffigurino”.

Tanti i testimoni alla festa Pd: un’insegnante di Roma, un operaio di Termini Imerese (che chiede al Pd nazionale “più impegno” su quel fronte), un agente di polizia di Milano, un’immigrata rumena, una studentessa, un anziano militante, lo studente di una scuola serale chiusa dal sindaco Moratti… un mosaico per rappresentare la mission del Pd secondo Bersani, che non a caso esordisce ricordando le agende dei leader mondiali, tutte sulla crisi, e si chiede: “Possiamo noi occuparci di processo breve?”. La risposta naturalmente è no, e da Andrea Orlando arriva anche l’annuncio di un'”opposizione durissima” al legittimo impedimento.

E Bersani insiste: “Dobbiamo fare uno sforzo per sostenere chi è sul fronte della crisi, ci sono 20mila esercizi commerciali che chiudono, piccole imprese che saltano. Del Pd la gente deve pensare che questo è il nostro mestiere, occuparci del sociale, delle famiglie”. “Non ci siamo ancora arrivati”, ammette il leader Pd. “Ma la destra non può rispondere a queste esigenze, è il nostro mestiere e non può farlo nessun altro”. Il tesseramento? “Ha prospettive straordinarie”, dice Bersani, “non credo nei ‘pochi ma buoni’, credo nei moltissimi e buoni”. “Siamo un partito giovane, ancora un po’ fragile – ammette il segretario – dobbiamo crescere e migliorare. Davanti a noi c’è un mondo da aggiustare”. E Sulla giustizia si rivolge direttamente al premier: «Se è uno statista come dice di essere, paragonandosi a De Gasperi, dovrebbe affrontare il tema a viso aperto, mettere l’Italia al primo posto, non barattare il Paese, il governo, il Parlamento e la magistratura e metterci in condizione di ragionare sulle riforme. Se non farà questo dimostrerà di non essere uno statista e di mettere al primo posto se stesso e non l’Italia”. Il leader Pd lancia una provocazione al governo: “Tirino via la norma transitoria che dovrebbe applicare il processo breve a quelli in corso, imbrogliando le carte e facendo un’amnistia per i colletti bianchi per salvare uno solo, e noi siamo pronti a discutere tutte le proposte”. “I cittadini sono stanchi, se Berlusconi insiste a risolvere i suopi problemi con delle leggi andremo avanti ancora per dieci anni con un Paese diviso. Questa è una situazione inaccettabile”.

D’Alema da Roma risponde alle domande di Zoro sul partito delle tessere e sulle primarie pugliesi: “Il tesseramento è importante, è il modo in cui un partito diventa unacomunità di persone. Fare le tessere in numeri spropositati prima dei congressi è una pratica poco simpatica, serve rigore, bisognerebbe calcolare i delegati sulla media degli iscritti degli anni precedenti, mettere mano alle regole…”, dice D’Alema. Ma, spiega, se uno vuole ‘truccare’ può anche farlo portando le persone alle primarie. Insomma, “non mi convince l’idea del partito delle primarie contro il partito delle tessere”. E la Puglia? “Aspettiamo i risultati delle elezioni”, dice D’Alema. “Che fai, gufi contro Vendola?”, gli dice Zoro. E D’Alema spiega: “Pochi mesi fa In Puglia abbiamo vinto in tante città insieme all’Udc, non era un’alchimia politicista, ma un progetto politico che volevamo estendere anche alla regione. Non ci siamo riusciti perchè questo progetto si è scontrato contro la grande popolarità del presidente della regione…”. “Ma non è stata una battaglia inutile, perchè abbiamo consolidato un rapporto con l’Udc ed evitato che si saldasse nuovamente con la destra”. “Unire le opposizioni è fondamentale per battere Berlusconi”, rivendica D’Alema. Che non lesina stoccate a Casini: “E’ grave che in alcune regioni stia con la destra, uno sbaglio. Ma noi sbaglieremmo a spingerlo in quella direzione”.

Si chiude con una vignetta di Staino, un Bobo con un occhio nero che riceve la sua tessera Pd: “Quando il gioco si fa duro i duri prendono la tessera…”. E Bersani sorride: “Poche parole e chiare, se poi arriva anche un pugno in un occhio non sarà un dramma….”.

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