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Troppi misteri, troppa polvere… cara Polverini

IL SEGRETO SULLE TESSERE DELLA POLVERINI SI CHIAMA “SOLUZIONE DIECI PER CENTO”: – DIECI ISCRITTI VERI DIVENTANO CENTO NEGLI ELENCHI DEL SINDACATO UGL BY POLVERINI – E COSÌ SI SPALANCANO LE PORTE DEI CONSIGLI D’AMMINISTRAZIONE DI CNEL, INPS, INPDAP – IL NOME DI CLAUDIO FAZZONE VI DICE NULLA? FORZISTA RECORDMAN DELLE PREFERENZE NEL LAZIO, RAS DI LATINA E IN PARTICOLARE DI FONDI, L’UOMO CHE È RIUSCITO A DIFENDERE ANCHE CONTRO IL VIMINALE QUEL CONSIGLIO COMUNALE INFILTRATO DALLA CAMORRA. CON LA POLVERINI DIVENTEREBBE ASSESSORE ALLA SANITÀ: IL LUPO A GUARDIA DELLE PECORE. È LA SOCIETÀ CIVILE D’ULTIMA GENERAZIONE.  ECCO ALLORA SPIEGATA L’INCOGNITA CIARRAPICO.

Tanti sono i problemi, tante le debolezze. Ma come spesso accade, in campagna elettorale, molto -se non  tutto- esce alla luce del sole. E così anche una figura forte, data per brillante, arriva ad apparire sempre meno accesa di luce propria… per gli avversari, molto attenti a capire se di vera luce si tratta o se molta di essa è frutto indotto da luce riflessa. Che il nome Polverini sia già derubricato come …polvere di stelle, é presto dire. Ma certo alcuni “mah” iniziano a trovare giustificazioni ben fondate…

Eccoci calati sul pezzo, come diciamo noi in gergo. Eccoci nella nuova politica. Vi ci porta una campionessa della società civile accolta con entusiasmo bipartisan. Appena qualcuno (Libero, non Europa che ha aperto il caso e non mollerà l’osso) ha rivolto a Renata Polverini una domanda che a Ballarò non le hanno mai fatto («È vero che il tesseramento dell’Ugl è gonfiato?»), lei ha risposto come mai s’era sentito fare né da un candidato nuovista né da un sindacalista: «Non intendo rispondere a queste domande nell’interesse dei lavoratori italiani, dovrei dire cose che non posso rivelare».

Alla faccia della trasparenza, ci si nasconde perfino dietro l’interesse dei lavoratori per giustificare una pratica che immaginiamo quali frutti darebbe, se applicata alla Regione Lazio. La risposta della Polverini ci ha preoccupato, anche perché arrivava nello stesso giorno di una amichevole intervista di Epifani all’Unità, piena di carinerie verso la collega scesa in politica. Vuoi vedere che «le cose indicibili» della Polverini riguardano un malcostume che coinvolge tutto il mondo sindacale, anche per questo solidale con la collega?

Per fortuna non è così. Per esempio la puntata di oggi dell’inchiesta di Europa si basa proprio sulla denuncia di altre confederazioni – comprese Cisl e Uil – rispetto al tesseramento Ugl. L’abbiamo chiamata «soluzione dieci per cento»: dieci iscritti veri diventano cento negli elenchi del sindacato “modernizzato” dalla Polverini. E così si spalancano, a danno di altri più rappresentativi, le porte dei consigli d’amministrazione di Cnel, Inps, Inpdap…

Si potrebbe dire: cose del passato. Non è molto rassicurante neanche il presente, però. Per esempio ha il nome di Claudio Fazzone, forzista recordman delle preferenze nel Lazio, ras di Latina e in particolare di Fondi, l’uomo che è riuscito a difendere anche contro il Viminale quel consiglio comunale infiltrato dalla camorra. Con la Polverini diventerebbe assessore alla sanità: il lupo a guardia delle pecore. È la società civile d’ultima generazione.

DUE MILIONI? NO, 200MILA. LA VERA FORZA DELLA POLVERINI – I DATI CISL, UIL E CONFSAL SVELANO IL BLUFF UGL: TESSERE GONFI ATE DI 10 VOLTE

Sta sul pezzo Europa, che da giorni non molla la presa. Dieci volte tanto. Come se il Partito Democratico dichiarasse otto milioni di tessere invece delle 800mila ufficiali. Il bluff di Renata Polverini sul numero degli iscritti all’Ugl pian piano si sta svelando in tutta la sua interezza. E le proporzioni lasciano di stucco.

Cominciamo dai numeri che il sindacato di destra ha dichiarato ai ricercatori del Censis. Nell’ultimo rapporto dell’istituto di ricerca, gli iscritti del 2008 si attestano poco sopra i due milioni. Per l’esattezza due milioni e 54mila tessere. Un numero, questo, dieci volte più grande rispetto al dato che emerge da un lavoro fatto dalla Cisl assieme a Uil e Confsal. Secondo gli altri sindacati, infatti, gli iscritti Ugl non supererebbero le 203 mila unità, lasciando l’organizzazione della Polverini lontana anni luce da Cgil (5 milioni e 734 mila), Cisl (4 milioni e mezzo) e Uil (2 milioni e 100mila). E non solo: con poco più di 200mila tessere l’Ugl si fermerebbe al settimo posto nella classifica delle sigle italiane, dietro alla Cisal, a Confsal e addirittura ai Cobas.

Per avere un’idea più precisa di quanto poco rappresentativo sia il sindacato di via Margutta, basta spulciare il documento della Cisl nella parte in cui fornisce le cifre divise per categoria. A partire dai metalmeccanici, che messi assieme fanno circa un milione e mezzo di lavoratori. In questo settore la Fiom-Cgil la fa da padrone con 360mila iscrizioni mentre Fim e Uilm assieme arrivano attorno alle 300mila.

E l’Ugl? Più o meno 4.200 iscritti e 150 delegati di fabbrica. Stesso andamento marginale se dagli altoforni si passa ai cantieri. Qui il sindacato della Polverini è presente solamente in quattro casse edili sulle cento totali che sorgono in quasi ogni provincia italiana. Altri numeri sparsi confermano tutti i limiti dell’Ugl: fra gli elettrici conta 215 iscritti, 1.716 nel settore delle telecomunicazioni, 6.279 in agricoltura e 4.809 fra i bancari. E ancora: 500 fra gli assicurativi, altrettanti nel credito cooperativo, 7.500 fra i postali , 400 fra i lavoratori autonomi (soprattutto tassisti) e solo 20 nel comparto innovazione e ricerca. Questo per quanto riguarda tutti quei settori privati in cui è possibile avere dei numeri solo grazie al lavoro dei sindacati, perché non esiste nessun meccanismo di certificazione ufficiale degli iscritti. Ma le cose non cambiano neanche quando si vanno a prendere i numeri ufficiali nel settore dei pensionati e del pubblico impiego. I dati Inps 2008 ci dicono che l’Ugl ha 62mila deleghe di chi è in pensione, in calo di duemila rispetto all’anno precedente. Cosa che la pone come quattordicesimo sindacato.

E allora si spiegano tante cose. I suoi voti, quelli del sindacato, non porteranno Renata lontano. Ecco spiegato perchè era strategico l’accordo con l’Udc, importante quello con Storace. E nei giorni a seguire, ecco spiegato perche nell’ufficio elettorale appena delineato già compare il nome del senatore Claudio Fazzone.

E’ sì, si é arricchita di un altro satellite, a dir poco discutibile, la galassia di Renata: ma l’aver inserito nel comitato elettorale il senatore Claudio Fazzone, potente dominatore dell’area pontina, coordinatore del Pdl a Latina, che è riuscito a impedire lo scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, avrà probabilmente delle conseguenze. Di certo,  da Gasparri a Storace, da Tilgher a Fazzone (con la benedizione di Cicchitto), i pilastri che sostengono ora la candidata del Pdl alla Regione Lazio fanno sfumare il dubbio che la sindacalista possa essere vista come  «una che piace anche alla sinistra».

Approfittando del vantaggio che il Pd, con le sue indecisioni, le ha generosamente lasciato, Polverini ha già iniziato la sua campagna elettorale alla Befana. Lanciata come candidata unica dai tg governativi (dal Tg1 ai regionali fino al Tg5 che ha sfidato lo sciopero), il primo tour è stato proprio in quelle province «nere»: Latina, Rieti, Frosinone. Enclave storiche di Alleanza Nazionale (e dell’ex Msi), da Storace a Italo Bocchino. E nel comitato elettorale, dove c’è la non velina Beatrice Lorenzin, l’infilare Fazzone è una buona ricetta: porta in dote 50mila voti, “tutti pilotati”, della provincia di Latina.

Comune dimesso ma non sciolto
La storia del Comune di Fondi è complessa: la procura distrettuale antimafia avviò le inchieste sui legami tra mafia, camorra e clan della ’ndrangheta dei fratelli Tripodo con e politici delle amministrazioni locali, in un territorio dove si trova il mercato ortofrutticolo più grande d’Europa. I rapporti dei carabinieri, della commissione Antimafia e dell’(ex) prefetto di Latina Bruno Frattasi rivelarono gli stretti legami tra politica e attività mafiose. Quest’ultimo nel settembre 2008 chiese lo scioglimento del Comune, ma anche la richiesta avanzata due volte dal ministro dell’Interno Maroni al consiglio dei ministri è stata arenata nel gioco di potere avallato da Berlusconi con la scusa che nessuno era indagato, tesi supportata con forza ai ministri Meloni, Brunetta e Sacconi, in ottimi rapporti con il senatore Pdl.

Finché il ras della Pontina, il senatore Fazzone, con suoi interventi non è riuscito a evitare lo scioglimento del Comune pontino guidato dal suo sodale Luigi Parisella. A comando, fece dimettere con un escamotage sindaco e giunta un attimo prima dell’arrivo della comunicazione del Ministro Maroni: evitato il commissariamento, a marzo si tornerà a votare per Fondi insieme alle Regionali. Ciliegina sulla torta, per chi non sa dare il giusto peso agli eventi: a dicembre 2009 il prefetto Frattasi è stato rimosso da Latina e spostato all’Ufficio di coordinamento delle forze di Polizia. Una promozione-rimozione, insomma. E il nuovo Prefetto…

Comunque, mentre in questa vicenda gli unici arrestati sono stati alcuni uomini del clan Tripodo e alcuni funzionari (l’assessore ai lavori pubblici, il capo della polizia e il suo vice, il dirigente dei lavori pubblici, un imprenditore e un funzionario del settore bilancio), la «testa» politica del sistema si sarebbe salvata. Adesso il ministro Maroni ha inviato le motivazioni degli arresti, nelle quali di spiega perché tutte le responsabilità (!!!) sono state addossate a questi funzionari.

Una vittoria per l’astuto Claudio Fazzone, ex agente di Polizia che, dall’essere autista di Nicola Mancino quand’era ministro dell’Interno, sale in tempo sul cavallo berlusconiano, viene eletto nel consiglio regionale della Giunta Storace e così si coltiva il suo feudo di voti. Che ora, grazie allo scudo berlusconiano, lo protegge ancor più.

Se quindi la Polverini ha visto in Fazzone la sicurezza di tanti voti per lei nel sud del Lazio.  qualcuno ora vede in Fazzone un  nuovo problema per  la Polverini. E se è vero che ogni soluzione si lega ad un nuovo problema, per la Polverini questo problema ora si chiama Ciarrapico, il cui malcontento è sempre più visibile, tanto da aver abbandonato il comizio di Renata in quel di Frosinone senza nemmeno attendere la fine della riunione. Fazzone (reso ulteriormente noto al pubblico nazionale da Michele Santoro, in una puntata della trasmissione Annozero dedicata -ma va là? – al comune di Fondi) è la bestia nera di Ciarrapico, già famoso come imprenditore nel comparto delle acque minerali: entrambi siedono a palazzo Madama, ma nella zona di Latina combattono da anni una guerra senza esclusione di colpi. Fazzone punta a diventare l’uomo della sanità del Lazio, in una giunta polveriniana, e agli occhi del Ciarra appare ben più di una provocazione, visti gli interessi del settantacinquenne senatore proprio nel settore ospedaliero. Senza dimenticare che quella sarebbe una poltrona calda, che a Roma la stessa Polverini dovrebbe aver già promesso al deputato Ciocchetti, Udc… E qui il Ciarra potrebbe sfruttare la situazione, visto le acque agitate in cui l’Udc si trova dopo le critiche pesanti mosse al partito dal coordinatore del Pdl Sandro Bondi, a cui non va l’idea di accettare passivamente  la politica dei due forni praticata dall’Udc di Pier Ferdinando Casini con le sue adesioni a macchia di leopardo in ambito nazionale.

A Latina e dintorni dicono che Ciarrapico «attende con ansia le decisioni del Pdl a proposito dell’Udc, per poi agire di conseguenza». Ovvero, smarcarsi dal legame della Polverini con Fazzone, evitando di appoggiare la corsa della sindacalista alla conquista della poltrona che è stata di Piero Marrazzo. Anche perché la Bonino, al senatore ed editore che si professa cattolico, apostolico e romano, è sempre stata molto simpatica…

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