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Chi e’ piu’ furbo

di Conchita De Gregorio
Dice un antico adagio che in Italia senza il Vaticano non si governa. Quando è ostile suonano campane a morto. Lo spiegava Gianni Letta qualche giorno fa ai suoi più giovani colleghi, gli anziani lo sanno benissimo. Lo diceva ieri su questo giornale Cirino Pomicino, l’antica scuola democristiana non lascia dubbi: quando la Chiesa volta le spalle comincia il conto alla rovescia. È accaduto a governi di ogni colore, è accaduto sempre. Non c’è dubbio che l’eliminazione di Boffo avvenuta per mano del giornale di Berlusconi – seppure funzionale ad una resa dei conti tutta interna alle gerarchie ecclesiastiche – segni un punto di non ritorno. Letta aveva lavorato a lungo, nei mesi estivi, per accorciare la distanza tra le due sponde del Tevere. Oggi, dopo gli stracci, la distanza è una voragine. Dunque: meno dieci, meno nove… Per il dopo Berlusconi vescovi e cardinali stanno lavorando alla ricostituzione di una nuova Dc: un nuovo centro, si chiami Rosa bianca o altro, capace di tenere insieme i cattolici in fuga da Berlusconi e quelli che non dovessero sentirsi più a loro agio nel Pd in caso di sconfitta del progetto Franceschini. L’ago della bilancia – il magnete della nuova Dc – sarebbe in questo caso Pierferdinando Casini, da tempo in sapiente equilibrio al Centro. A sinistra c’è chi pensa, Bersani tra questi, che si debba guardare in prospettiva ad alleanze strategiche con l’Udc. C’è anche chi osserva – Franceschini e Marino, in modo diversamente esplicito – che le articolazioni dell’Udc sul territorio, i dirigenti locali nelle regioni e nelle città non siano esattamente quello che si intende quando si parla di rinnovamento e di risanamento della classe politica. Il popolo della sinistra – forse, chissà – non gradirebbe: a Cosenza e a Tempio Pausania assai meno che a Roma. A destra intanto scalda i muscoli Gianfranco Fini proiettato verso un prestigioso avvenire. An sta lavorando a un progetto sul testamento biologico, per dire l’ultima, assai distante da quello degli alleati di governo. Più equilibrato, diciamo. E sull’immigrazione, e sulle donne, e sul lavoro: Fini si smarca. In prospettiva anche il partito di Fini (depurato dai berluscones) potrebbe essere un buon alleato del Nuovo centro. Quando c’è di mezzo il Vaticano – direbbe Andreotti – non conviene fare a chi è più furbo. Meno che mai se Berlusconi impalla l’orizzonte. Speriamo che chi sovrintende alle strategie abbia fatto bene i conti nel disegnare il percorso dei prossimi cinque anni, speriamo che lo sforzo di prevedere il futuro non offuschi il presente. Bisognerebbe pensare ad una proposta per il paese, nell’attesa: una proposta di lungo respiro e se non porta frutti subito pazienza. Le astuzie, in tempi così, durano un attimo.
Dei tempi che ci aspettano vi raccontiamo: storie di precari della scuola, di medici inoccupati, di operai ancora sui tetti. Un autunno disperato e frastornato dai rulli di tamburo delle truppe del Caimano assoldate per zittire. Lo scriveva qui Luigi De Magistris: è alle porte il tentativo finale di affondare il sistema democratico. Da oggi ogni domenica De Magistris scriverà per noi una pagina di diario: la sua «Agenda rossa», come quella scomparsa di Borsellino. Agenda dall’Europa, rossa perché è un gran bel colore. Benvenuto tra noi.

 

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