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Tasse, il gettito non c’è ma non si dice

Oltre 3 su 10 con meno di 10.000 euro. Il 35 per cento dei contribuenti italiani dichiara un reddito inferiore a 10mila euro. I più ricchi del Paese, coloro cioè che dichiarano oltre 100mila euro, sono lo 0,9 per cento del totale e sopra i 70mila euro è appena il 2 per cento degli italiani. La fascia di reddito più consistente è quella tra i 10mila e i 40mila euro (58,4 per cento). Il 51 per cento dell’Irpef è pagata dunque dal 10 per cento dei contribuenti con i redditi più alti. Il reddito medio degli italiani è di 18.324 euro. E’ quanto risulta dalle ultime dichiarazioni dei redditi disponibili (dichiarazioni 2007 su anno d’imposta 2006), diffuse dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia. Il reddito complessivo è aumentato rispetto all’anno precedente del 5,7 per cento.

tvemonti-giulio1Metà delle società in rosso. Sempre secondo i dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze quasi la metà delle società italiane è in rosso. “La quota di società con imposta positiva – si legge nel documento – ha raggiunto il 52,4 per cento del totale (circa 503mila), con una crescita del 3,5 per cento rispetto al 2005. Tali società con reddito positivo sono localizzate principalmente al Nord, anche se la loro quota nel Sud e Isole sul totale nazionale è aumentata dell’1 per cento rispetto al 2005”.

Al Sud si guadagna il 20 per cento in meno. Il Sud resta sul fronte dei redditi il fanalino di coda del Paese. Con un reddito medio complessivo di 14.626 euro gli italiani che abitano in queste regioni del Paese di fatto dispongono del 20 per cento in meno rispetto al reddito medio nazionale. Nonostante questo, nell’ultimo anno al Sud e nelle Isole il reddito risulta aumentato del 6,5 per cento rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda il tipo di reddito dichiarato, il 78 per cento è reddito da lavoro dipendente e pensione, il 5,5 per cento sono redditi da partecipazione, il 5,1 per cento redditi di impresa ed il 4,2 per cento redditi da lavoro autonomo. Tra queste tipologie di reddito, il valore medio dei redditi da lavoro autonomo (36.388 euro) è il più elevato (circa il doppio del reddito complessivo medio), mentre i redditi medi da pensione (13.046 euro) risultano essere i più bassi.

E qualcuno fa notare che non se ne parla più perchè la politica, e soprattutto l’opposizione, ha altri problemi.

E’ cambiato tutto. Eppure soltanto un paio di anni fa le parole “sinistra” e “Ulivo” erano ancora molto popolari. E si parlava di un Berlusconi cotto, finito. E noi all’Unità ci sentivamo bene perché la riscossa era partita dal giornale dalla fascia rossa”. Gli echi della penna non c’entrano nulla ma Antonio Padellaro, ex direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e oggi guidato da Concita De Gregorio, ancora non riesce a capacitarsi che sia finita così.

souvenirLui, Furio Colombo, Antonio Tabucchi da Parigi e il piemontese Marco Travaglio, non hanno più il loro giornale, Romano Prodi fa il nonno emiliano e Silvio Berlusconi il presidente del Consiglio grazie a un sacco di voti. Non si capacita Padellaro e allora scrive un libro, “Io gioco pulito” (Baldini Castoldi Dalai, in arrivo nelle librerie), per lenire la melanconia. E’ lo scavarsi a inchiostro di un gruppo che voleva sconfiggere il Cavaliere ma poi è andata al contrario.

Loro, che la sera non andavano a Via Veneto ma alla Maison Flores. “Quella sera, a casa di Paolo Flores d‘Arcais – narra Furio Colombo intervistato da Padellaro nel suo amarcord libresco – mentre guardavamo le immagini televisive di piazza San Giovanni ricordo che Nanni Moretti osservava quella folla strabocchevole, a perdita d’occhio, e diceva: “Non riusciremo mai a fare di più, dovremo inventarci qualcosa di completamente nuovo”.
Dopodiché nessuno s’inventò qualcosa di nuovo, Nanni tornò a fare il suo lavoro e venne a mancare la figura catalizzatrice.

Dialogano Furio & Antonio, vanno a ritroso con una vena di decadentismo che li ammorbidisce un poco. L’avevano resuscitato – sostengono – quel giornale, l’Unità, novelli cristi dinnanzi a un lazzaro di carta. “Con te Furio vorrei cominciare da un interrogativo che penso condividiamo non da oggi. Riguarda quel giornale, l’Unità, chiuso per nove mesi e prossimo al fallimento, che tu e io, insieme a tanti bravi colleghi, abbiamo resuscitato nel marzo del 2001″.

E’ un guardarsi in uno specchio dove scorrono i dubbi amletici sull’ontologia della sinistra e i sondaggi veltroniani del marzo 2008, vigilia delle elezioni politiche. Oggi tutto lontanissimo. Berlusconi è di nuovo lì. La sinistra no. E chi ha più voglia a parlare di politiche fiscali, di crescita di tasse giuste e basse per tutti.

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