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L’Unità, rumors di un (nuovo) azionistista unico…

Roma: Non c’è davvero un attimo di pausa, anzi sembra oramai naturale che agitazione e fermento debbano convivere sotto il cielo editoriale della sinistra. Per quotidiani storici come L’Unità in cerca di rilancio e altri dal futuro incerto come Liberazione, ce ne sono altrettanti pronti ad arrivare in edicola nella prima settimana di maggio (in tempo per il voto europeo) sotto il comando dei loro ex direttori. Antonio Padellaro – fino alla scorsa estate alla guida del quotidiano fondato da Antonio Gramsci – lavora al «Fatto»; Piero Sansonetti – responsabile dell’organo di informazione del Prc fino alla sostituzione decisa dal segretario Paolo Ferrero – raccoglie sponsor per «L’altro». Agli estremi dello stesso spettro si trovano «Il Riformista», scosso ma non travolto dai guai giudiziari del proprietario Antonio Angelucci, e «Il Manifesto», da sempre in lotta per sopravvivere.

concita-de-gregorio_lapIntanto si è fatto avanti un “cavaliere bianco” pronto a risollevare le sorti dell’Unità: si tratta di un ritorno, perché Maurizio Mian era fino a pochi mesi fa azionista dello storico quotidiano della sinistra (dal 2003 aveva una quota del 30% di Ad, holding che controlla Nuova iniziativa editoriale, la società editrice).

Pisano, 53 anni, erede della casa farmaceutica Gentili, ex presidente della squadra di calcio della sua città, Mian (secondo quanto riportato ieri dal «Tirreno ») sarebbe pronto a investire 30 milioni di euro per acquistare il quotidiano e diventarne unico azionista tramite Gunther group (dal nome del suo pastore tedesco al quale, secondo una storia da lui inventata, una baronessa tedesca avrebbe lasciato un’eredità di 150 milioni di marchi), sedi nelle Bahamas e a Miami. Marialina Marcucci, ex presidente Nie, sua amica e fautrice dell’ingresso di sei anni fa, afferma di non saperne nulla ma Mian avrebbe pronta la lettera con la proposta da inviare all’attuale proprietario, il patron di Tiscali Renato Soru.

L’ex presidente della Sardegna, dopo la sconfitta alle regionali, cerca rimedi alla pesante situazione debitoria del giornale ( 6 milioni di euro a fine 2008 con perdite di mezzo milione al mese). Manca una settimana alla dead line del 23 marzo, giorno in cui Antonio Saracino, ad e presidente di Nie, dovrà presentare al consiglio d’amministrazione la “cura” per scongiurare l’atto definitivo: i libri in tribunale. Contro la prima versione del piano i giornalisti hanno messo in mano al Cdr un pacchetto di 5 giorni di sciopero, di cui due già fatti.

La trattativa ha permesso di rendere meno drastico l’intervento e un accordo sembra imminente. Per sopperire al vuoto di liquidità Pd e Cgil daranno intanto una mano con contratti di pubblicità e una campagna abbonamenti che porterebbero in cassa 1,2 milioni di euro. Si spera così di rimettere in carreggiata un quotidiano che, sotto la nuova direzione di Concita De Gregorio, ha dato segni di vitalità con una vendita media giornaliera intorno alle 48mila.

14744Non ci sarebbero, invece, ex azionisti dell’Unità (alcuni guardavano a Giancarlo Giglio, ex Datamat) a sostegno del «Fatto», il quotidiano alla cui fattibilità lavora l’ex direttore Padellaro. L’idea è quella di un giornale di opinione: 16 pagine, break even a 8 10mila copie, costo iniziale sotto il milione di euro. Padellaro assicura che sono almeno otto gli editori interessati: tra questi Lorenzo Fazio (Chiarelettere).

Disponibili a seguirlo alcune firme importanti dell’Unità come Maurizio Chierici, Corrado Stajano e Antonio Tabucchi, oltre a Marco Travaglio che proprio Padellaro portò al quotidiano ex Ds. Uscita prevista: prima settimana di maggio, a un mese dalle europee. «La nostra area di riferimento – dice Sansonetti – è a metà strada tra Pd e Di Pietro ma non avremo filiazioni con i partiti».

Anche Sansonetti non vuole che il suo «Altro» – la cui data di nascita dovrebbe coincidere con quella del «Fatto» – sia un giornale fiancheggiatore di partiti (in questo caso la formazione di Nichi Vendola). I finanziamenti dovrebbero arrivare dallo stesso consorzio coordinato da Luciano Ummarino, direttore editoriale di Loop, che a gennaio si fece avanti per acquistare «Liberazione». Il nuovo foglio della sinistra partirà con 12 o 16 pagine e conterà su una redazione di cinque persone per vendite tra 5 e 10mila copie. Numericamente più o meno le copie di Liberazione (6.500),le cui sorti restano incerte: il quotidiano perde 250mila euro al mese ma il Prc ha congelato ogni intervento.

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Categorie:Uncategorized
  1. stelu59
    17 marzo 2009 alle 19:52

    Evidentemente c’è un tornaconto economico nel creare nuove testate che guardano a “sinistra” (ma lo stesso discorso vale per la “destra”) che sono destinate comunque a perdere.

    La realtà è quella che è con una “sinistra sinistra” comunque spezzettata e che continua a frantumarsi ed un PD incapace (almeno sembra al momento) di intercettare i voti di “moderati liberal” della borghesia piccola e media e delle classi meno abbienti, in una società che non legge più e che non ama più discutere e riscaldarsi.

    Ma la Fiction su Giuseppe Di Vittorio quanti l’hanno vista? che età hanno? cosa hanno capito?

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