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Il politologo 85enne e la sua fiamma. 40enne!

Fidanzato felice ad una età dove spesso si resta soli. E lei non è da meno. Curiosità, scandalo. Cosa ha fatto scoccare il dardo di Cupido?

NewYork: La storia inizia nella città del sogno americano per eccellenza. In un appartamento spettacolare al 27esimo piano di un o dei grattacieli che affaciano su Central Park. La vista a 360° sulla mcittà che conta è immaginabilmente spettacolare, quale migliore scenario di seduzione potrebbe chiedere un nostrano bon-vivant? Il fatto che incuriosisce è che lui apparentemente non ha nulla del seduttore. Specie, si direbbe, per una quarantenne in carriera. Lui, il politologo italiano tra i più letti e studiati al mondo, arcigno censore dei mali delle istituzioni patrie, editorialista rispettato e temuto, professore a Firenze, la sua città, poi a Stanford, Yale, Harvard, alla Columbia University di New York, nove lauree honoris causa e ci fermiamo qui. Lei artista, pittrice e fotografa molto apprezzata fuori e dentro Italia, autrice di eterei, fantasmagorici nudi di donna, tutti occhi grandi e pubi sartori-escurissimi … Come dire, lui il pensatoio della storia politica del secolo scorso, lei una donna di concrete pulsioni non solo emotive.  Eppure Isabella Gherardi e Giovanni Sartori sono oggi una coppia nuova. Che per via dei 40 anni di gap generazionale fa e farà discutere. Potremmo dire di Moravia, e altre mille storie, ma non vogliamo fare paragoni. Eppure a leggerli, in un’intervista a due pubblicata su “A”, sembrano due ragazzi dei nostri tempi.

Sartori: «Dica pure quanti anni ho, così siamo a posto…».
Ma forse non è elegante.
S.: «Tanto è su tutte le mie biografie».
Ottantacinque anni.
S.: «Esagerato : non ancora».
Professore, ma com’è andata?
S.: «Ah, non guardi me. E si ricordi: io sulla mia vita privata racconto solo bugie».
E va bene. Isabella, com’è andata?
Gherardi: «La prima volta che ci siamo visti, tre anni fa…».
S.: «Ma secondo me erano trenta», levandosi e mettendosi in continuazione gli occhiali.
Allora è vero, che racconta bugie!
Isabella Gherardi butta indietro la testa, ride: «Diciamo qualche anno fa… È stato alla presentazione di un libro. Io ero molto curiosa di incontrarlo, sentivo tutte le signore che cinguettavano: “Come è fascinoso il professore, come è  fascinoso il professore…Però tutto finì lì».
Perché anche Sartori, come molti uomini di età importante, esercitano un fascino tutto particolare sulle donne assai più giovani di loro. Lei come se lo spiega?
G.: «Io posso dirle che lui mi ha affascinato con la sua intelligenza, la sua carica vitale, il suo modo rigoroso di pensare, la capacità di attrarti e di tenerti legata a sé con la parola e il ragionamento. Senza contare le sue fulminati battute».
S.: «Concordo, he he…».
Dicono che gli intellettuali siano tutti vanitosi. Lei si considera vanitoso, professor Sartori?
S.: «Io? Molto. A Carnevale mi travesto sempre da tacchino e faccio la ruota».
G.: «Come dice il critico d’arte Achille Bonito Oliva: “La vanità è il pret à porter del narcisismo”».
S.: «…però credo che l’arma seduttoria per eccellenza, per un uomo, sia la persistenza».
Prendere la donna per sfinimento.
 G.: «Non sono d’accordo. Io non cederei mai a una persona che mi corteggia in maniera ossessiva».
E infatti nel vostro caso è avvenuto il contrario, mi sembra.L’iniziativa è partita da Isabella.
S.: «Ma io non ho detto di me stesso di essere persistente e insistente con le donne. Però ho molti amici che sono così. E poi il fatto è che molte donne soffrono di tempo vuoto. Lo spasimante lo riempie».
E allora come fa a riscuotere tanto successo con le donne?
S.: «Tanto mica tanto. La mia forza resta che non mi preoccupo della mia età».
Sono curioso di sapere cos’ha trovato il professor Sartori nell’architetto-pittrice-fotografa Isabella Gherardi, che gli ha stravolto la vita.
S.: «La prima cosa è che Isabella ha la sua vita e il suo lavoro (oltre ad essere una gran bella donna). Io sono terrorizzato dalle donne che dopo aver prodotto e allevato i loro figli non sanno più cosa fare. Aggiungo che Isabella legge moltissimo.Che lei sapesse chi era Samuel Johnson poteva anche capitare; in fondo Johnson è stato una delle personalità di maggiore spicco del Settecento inglese. Ma che avesse letto la sua biografia scritta da James Boswell, mi ha lasciato di stucco. Un giorno, poi, a tavola, le ho detto che io ero “apoto” e Isabella non ha fatto la faccia inebetita che fa lei in questo momento».
Confesso che mi sento preso in castagna.
S.: «Viene dal greco antico. Significa “colui che non beve”.Fu un conio di Papini e Prezzolini».
Capito. Tutto questo, però, è capitato quando? Poi che è successo?
G.: «L’anno scorso, a maggio, ho proposto al Corriere della Sera, edizione di Firenze, per il quale curo una rubrica, di fotografare il professor Sartori insieme ad altri uomini che secondo me incarnano una certa idea di eleganza. E quando mi sono trovata faccia a faccia con lui, sa cosa mi ha detto ? “Signorina, qui a Firenze non ho molto mercato. A New York, invece …”. E mi ha piantata lì».
S.: «Non è che proprio non avessi mercato, a Firenze. Solo che a New York, con l’appartamento situato al ventisettesimo piano e una vista quasi a trecentosessanta gradi, con affaccio sul Central Park, il “mercato” era più ampio».
G.: «Poi a Settembre l’ho incontrato di nuovo a New York, dove mi ero recata per fare delle interviste fra cui la sua. Volevo scrivere un articolo su alcuni personaggi e gli oggetti per loro più importanti. Così scoprii che Sartori aveva un tavolo straordinario al quale è molto legato.E per fotografarlo andai nella sua casa di New York».
Un tavolo?
S.: «Il mio tavolo da lavoro preferito, un pezzo del Settecento, molto stretto e lungo circa tre metri».
Galeotto fu il tavolo, quindi.
G.: «Eh sì, forse è stato tutto merito di quel tavolo. Comunque ci siamo messi insieme alla fine dell’ autunno».

Giovanni Sartori e Isabella Gherardi (foto di Adolfo Franzò per «A»)
Ma come vivono insieme un politologo di fama mondiale e un’artista fuori dagli schemi? Cosa imparate l’uno dall’altra?
S.: «Lei mi mette a soqquadro la giornata, mi sposta tutto. Però fa dei quadri che mi incantano e allietano la casa. Questo qui», indica un enorme acquerello di Isabella che sembra un autoritratto, con gli occhi grandissimi, la bocca socchiusa, «è quello che mi piace più di tutti».
G.: «Noi siamo anche caratterialmente diversi. Lui è posato, metodico, razionale. Io sono uno spirito inquieto, impulsivo, mi piace improvvisare. E questa diversità ci compensa e ci arricchisce».
Veniamo ai giovani-vecchi in politica, professore.
S.: «Non se ne salva uno. Evitiamo di fare nomi, ma oggi, a destra come a sinistra non vedo proprio nessuna personalità di spessore, non uno statista in pectore. Niente».
Nemmeno nella storia passata c’è stato qualcuno che ha saputo fare qualcosa di buono?
Mentre il professore ci pensa, Isabella butta là: «Forse Craxi, i primi tempi».
S.: «Craxi era personalmente arrogante e antipatico, ma ebbe il merito di emancipare il partito socialista dalla sudditanza al Pci. Solo che dopo è rimasto invischiato nei meccanismi dei soldi e del potere».
Pensa anche lei che in Italia ci sia una dittatura strisciante?
S.: «Storicamente la dittatura ha sempre comportato la trasformazione dell’assetto istituzionale, come successe con Mussolini e Hitler. Berlusconi, invece, non ha bisogno di cambiare la Carta costituzionale, la sua strategia è quella di occupare tutti i posti di comando. No, il suo sistema di potere lo definirei piuttosto una sorta di sultanato, con tanto di harem e di corte. Come spiego nell’ultima raccolta per Laterza, dei miei editoriali sul Corriere, che si intitola appunto Il Sultanato” di prossima pubblicazione a marzo».
E io che speravo di chiudere l’intervista con un messaggio positivo, professore. Come facciamo?
S.: «Facciamo concludere a Isabella».
Allora parliamo di arte. È possibile che la crisi in cui ci stiamo dibattendo, alla fine aiuterà a riscoprire l’arte in sé e non come business legato alle quotazioni di mercato?
G.: «Io credo di sì. E credo anche che stiano per finire certi stereotipi di una certa accademia, legati a presunte correnti artistiche di sinistra o di destra. Credo, insomma, che de-ideologizzata e de-mercantizzata, l’arte tornerà forse ad essere la pura espressione del sentimento e dell’idea».
Avete progetti per il futuro?
S.: «Vuol sapere se c’è aria di matrimonio? Ci penseremo nei prossimi decenni».

Grande Professore, la nostra ammirazione resta intatta. Anzi, con un po’ di invidia in più…

 

 Dinasty Berlusconi, i figli di Veronica investono con lei smarcandosi dalle scelte di papà…

 L’investimento dei tre figli e di Veronica è nella Sator dell’ex enfant prodige Matteo Arpe: un scelta totalmente opposta al gruppo Silvio PierSilvio e Marina, che sostengono le attività di Geronzi, l’ex Capitalia che fece guerra al suo delfino 

MilanoUna fiche da 4,3 milioni sulle biotecnologie di Molmed, un nuovo business nell’immobiliare ma, soprattutto, 5 milioni puntati da qui ai prossimi cinque anni sulla Sator di Matteo Arpe. Il ventunenne Luigi Berlusconi, figlio del Cavaliere e di Veronica Lario, tramite la sua Holding Quattordicesima che detiene il 21,41% di Fininvest, prova a smarcarsi da babbo Silvio che è invece molto vicino a Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca, il quale tuttora non vede di buon occhio l’ex ad di Capitalia e la sua investment company che ha appena rilevato Banca ProfiloErano peraltro già circolate voci che Berlusconi jr potesse persino chiedere di essere «liquidato» da papà per poter entrare in Sator con un ruolo operativo dopo avervi svolto lo scorso anno un breve stage. Holding Quattordicesima vede un capitale di 1.040.000 euro ripartito in quote eguali fra i tre figli di Veronica, Barbara, Eleonora e lo stesso Luigi.6c41_azzurra_casini_francesco-gaetano-caltagirone_bacio_miniLe immobilizzazioni finanziarie sono salite da 53,7 a 95,3 milioni: mentre è rimasta invariata (39,2 milioni) la quota Fininvest, sono state rilevati 2 milioni di Molmed ad un prezzo di 2,15 euro cadauno. C’è da osservare che Silvio Berlusconi è già presente nella società biotech direttamente tramite Fininvest con il 16,37% e un altro 8,1% è del socio in Mediolanum, Ennio Doris, detenuto tramite H-Equity Sarl Sicar.«La società si è impegnata nel dicembre 2008 – spiega ancora la relazione – a sottoscrivere una quota del fondo di private equiy Sator di diritto inglese per un importo di 5 milioni. Il fondo avrà durata massima di 12 anni e investirà con quote rilevanti in società Pmi da sviluppare, principalmente operanti nel settore finanziario, per assicurare in modo significativo un aumento di valore».

 

8 marzo festa della donna: a Roma …Califano!

In giunta devono aver pensato: ma sì, donne, basta… basta con le mimose, basta con le trite simbologie da vetero-femminismo engagé.

E allora? E allora per la vostra festa dell’8 marzo il Campidoglio – Comune di Roma – cosa vi regala? Tatàn: un incontro con il «Califfo »! Sì, lui: il cantautore, maestro, scrittore (Calisutra, titolo dell’autobiografia) uomo in grado di scrivere pezzi come Minuetto ma che sulle donne ha anche le (sue) idee molto chiare. Idee tipo questa: «Eppoi, diciamolo sinceri, una donna, anche la più raffinata e delicata d’animo, quando è il momento giusto vuole sentirsi presa e ingrop… come un animale».

umberto-croppi2_lap_tn«Dopo i tagli che il nuovo bilancio ha riservato alle attività culturali dei Municipi se la cultura è questa andiamo a gambe levate verso il Medio Evo. Con forza affermiamo la distanza siderale da questo evento che non ci appartiene e offende la dignità di tutte le donne». Chiediamo di annullare la «sgradevole» manifestazione a Villa Lazzaroni del «maestro di vita e poesia» Califano, che ha anche invitato «tutte le donne a incontrarsi dalle 11 al tramonto al Parco della Caffarella (teatro di un recente e agghiacciante stupro, n.d.r.)”. “Ci domandiamo, è questa la proposta culturale dell’assessore Croppi? chiedono le opposizioni!

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Categorie:Uncategorized
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