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Scorporo rete: un disastro per Telecom, ma l’IPTV incalza…

Franco Bernabè ha deciso di dare battaglia fino in fondo sullo scorporo della rete di Telecom. Qualora l’atteso e imminente rapporto del consulente del governo sulla banda larga, Francesco Caio, dovesse suggerire l’ipotesi di scorporare la rete, Telecom intraprenderebbe azioni legali per turbativa di mercato. Questa decisione nasce in primis da una valutazione sulle reazioni di Borsa. L’amministratore delegato della Telecom – poichè negli ultimi dieci giorni ogni volta che ha negato o respinto lo scorporo della rete ha visto salire il titolo – considererebbe ostile qualunque riferimento esplicito allo scorporo, contenuto in un documento ufficiale, che verrebbe percepito dal mercato come una minaccia per il futuro di Telecom con il conseguente abbassamento del prezzo.

Dunque, il risiko delle tlc – che si gioca tra banda larga, satellite, digitale terrestre – è entrato nel vivo. E si materializza in modo più chiaro e ufficiale lo scontro tra Bernabè e Caio. Quella in corso è una battaglia generale, che tecnicamente parte dalla necessità di potenziare la rete telefonica, oggi di Telecom, sviluppando la banda larga per la trasmissione di dati sul filo del telefono, ma arriva dritta nel contesto dell”Iptv, ovvero in quella tecnologia che veicola le immagini televisive sulla rete telefonica. Oggi la battaglia investe molti attori sul palcoscenico in cui si incrociano politica ed economia. Ricapitoliamo: sono di tre settimane fa le notizie di un tentativo di trattativa tra Rupert Murdoch e gli spagnoli di Telefonica per rilevare una posizione in Telecom (sostanzialmente trattasi della riedizione di una parte dei colloqui tra Murdoch e Tronchetti Provera, estate 2007). L’interesse di Murdoch – stoppato sul nascere dal sistema economico e finanziario italiano già ostile, peraltro, al tentativo di Telefonica di allargarsi nell’azionariato di Telecom – sarebbe stato orientato da un obiettivo specifico. Quello di partecipare alla (o impedire la) costitituzione di una società mista tra tutti gli operatori telefonici interessati, compresa Telecom, insieme a Rai, Mediaset e la Cassa Depositi e prestiti, per la realizzazione del potenziamento della rete telefonica di Telecom. Eccolo, il famoso scorporo della rete. La questione è economicamente delicata e complessa (il 13 febbraio sul Sole 24 ore è uscito un articolo di Franco Debenedetti disponibile su http://www.francodebendetti.it) e politicamente molto sensibile. Pochi giorni dopo quell’articolo, Angelo Rovati – che era stato dalla primavera 2006 all’autunno 2007 capo della segreteria tecnica del presidente del consiglio di allora Romano Prodi, e un esplicito sostenitore dell’ipotesi dello scorporo – era tornato sull’argomento su il Sole 24 Ore. Aveva detto che lo scorporo si doveva fare e che Mediaset e Telecom si dovevano fondere. Così come due anni fa si era dimesso da capo della segreteria tecnica di Prodi dopo la scoperta di una sua opera di pressione su Tronchetti – l’invio di un dossier sullo scorporo – così si è dovuto dimettere ieri dalla banca d’affari Rotschild, richiamato dal capo italiano Chicco Testa che aveva giudicato inopportune le dichiarazioni di un consulente della banca a proposito dell’azienda guidata da un ex dirigente della banca stessa: Bernabè è stato alla guida delle attività di Rotschild nel nostro paese. Da quel momento il dibattito sulla scorporo della rete e sul rilancio dell’infrastruttura ha preso publicamente piede.

Forza Italia ha promosso un convegno pubblico che aveva un obiettivo politico di vigilanza sulla situazione, non solo per i rapporti con Mediaset, ma anche perchè una parte delle aziende telefoniche interessate al potenziamento della rete hanno relazioni eccellenti con il centrodestra. In generale il quadro delle forze in campo andrà soggetto a nuovi assestamenti, perchè la situazione è in movimento. Anche nel composito partito antiscorporo tutto è destinato a ridefinirsi. Al momento il più contrario allo scorporo è il capoazienda Franco Bernabè. La metà della sua impresa, anche nel numero degli addetti, si occupa della rete. Cederla significherrebe mutilare la Telecom. Inoltre ha raggiunto con l’Agcom una soluzione di separazione della rete che è stata accettata dagli operatori. Alcuni osservatori, però, sostengono che c’è chi cerca di spingere Bernabè su posizioni più morbide, perchè cedere la rete sarebbe una buona soluzione economica per una società alle prese con una situazione finanziaria migliorata, ma comunque non facile; inoltre converrebbe agli operatori telefonici e a quelli televisivi avversari di Sky, e rafforzerebbe il ruolo di capo azienda di Bernabè. Anche perché l’amministratore delegato di Telecom se la deve vedere in un gioco, che fino a ieri è stato a distanza, con Francesco Caio. Caio è sì il superconsulente per la banda larga della presidenza del consiglio, ma è legato da buoni rapporti al mondo Vodafone, che vuole fortemente lo scorporo. E le voci circolate in questi giorni, che darebbero per possibile un giudizio pro-scorporo contenuto nel piano, hanno indotto Bernabè a minacciare la linea dura, cioè l’ipotesi di denuncia per turbativa di mercato. Tra gli operatori telefonici, insieme a Vodafone nella battaglia pro-scorporo c’è anche Fastweb. Mentre Bernabè può contare sulla sostanziale comprensione dell’Agcom, che ha appena nominato il board di vigilanza sulla rete. Ma è difficile dire chi vincerà. C’è chi crede che la linea Bernabè possa non reggere alle pressioni di un pezzo del mondo politico. Questo dipenderà dalla convergenza tra concorrenti telefonici di Telecom e interessi dei player televisivi.

Complesso valutare la posizione di Mediaset. Insieme alla Rai, Mediaset ha un interesse nel presidio della banda larga perchè potrebbe essere uno dei campi in cui si gioca la principale partita in cui è oggi impegnato il gruppo televisivo milanese, quella con Sky. Partita difficile, in cui ogni giorno ci sono novità da osservare. Vediamo le ultime. Domenica scorsa – durante il pomeriggio calcistico su Sky – è stata pubblicizzato lo sbarco di Rosario Fiorello sulla rete satellitare del gruppo di Rupert Murdoch. Questa strategia risponde all’esigenza di Sky di generare eventi per unificare una comunità di quattro milioni e settecentomila utenti che ha a disposizione un ricco bouquet, esaltando eventi singoli che rappresentano un’attrazione per i nuovi abbonamenti e nuovi target in chiave pubblicitaria. Sky vuole, insomma, tornare a crescere a un ritmo più incalzante. Secondo le analisi dati, la crescita netta degli abbonati è per la prima volta in rallentamento. Nonostante aumentino gli abbonati, aumentano anche le disdette. Ciò significa che l’anno scorso Sky ha fatto 802.000 nuovi abbonati, ma ne ha perduti circa 480.000, per un netto di 322.000. L’Agcom, l’autorità per le telecomunicazioni, ha peraltro già sanzionato Sky per pratiche di fidelizzazione degli abbonati attraverso l’uso di penali. La diminuzione degli utili operativi in Italia va collocata in una fase internazionale molto complessa per NewsCorp, che affronta la crisi recessiva globale con il fardello di una gloriosa ma costosa acquisizione quale quella della Dow Jones, società editoriale che pubblica il Wall Street Journal, il più importante (e letto) quotidiano economico del mondo. La strategia italiana di Sky è ancora aggressiva perchè c’è ancora un enorme spazio di manovra, la penetrazione della pay-tv da noi è solo del 20 per cento. In Italia, Murdoch se la deve vedere non solo con i riflessi della crisi internazionale, ma anche con la reazione della concorrenza. Mediaset ha infatti in corsa Premium nella pay digitale, e la sta sostenendo anche con una intensa campagna pubblicitaria. C’è l’accordo Rai-Mediaset-La 7 sulla piattaforma satellitare Tivù, che significherà un nuovo decoder per sottrarre a Sky il monopolio del telecomando satellitare. L’Iptv e la rete Telecom sono, pertanto, un altro dei fronti di guerra possibili…

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