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Colle Fatale, un libro un destino

Esce un romanzo fantapolitico firmato “anonimo romano” che mette in scena una lotta all´ultimo sangue per il Quirinale ambientata nei palazzi del potere.

Tra personaggi riconoscibili, spie e Opus Dei…Quasi sempre la fantapolitica illumina, anticipa, sollecita e offre soluzioni per il domani. Attraverso personaggi reali e scenari romanzeschi questo genere senza tempo scandaglia l´inconscio del Palazzo e in forme lievi ne restituisce i più turbinosi intrighi e le meno confessabili ambizioni.

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Giulio Andreotti

Ecco, per dire: il Quirinale, neanche a farlo apposta in questi ultimi giorni fatto oggetto di spallata da parte del presidente Berlusconi. E infatti s´intitola Il Colle fatale (Longanesi, 166 pagine, 13 euro) il giallo di power-fiction ambientato a Roma nella primavera del 2011 che si propone di rinverdire i fasti di Berlinguer e il professore, romanzo venduto in 400 mila copie e tradotto in sei lingue, che alla metà degli anni Settanta precipitò l´Italia nell´atmosfera di un compromesso storico applicato con beneficio d´inventario dallo ieratico segretario del Pci insieme a uno scoppiettante Amintore Fanfani.

A tempo debito, e non senza un´opportuna caccia grossa, si venne a sapere che il fortunato testo non si doveva né a Ronchey, né a Fortebraccio e nemmeno ad Andreotti, ma all´arguzia di un grande giornalista fiorentino, Gianfranco Piazzesi, “il Chiorba” per gli amici.

C´è da dire che dopo quel successo, almeno in Italia, la fantasia politica ha conosciuto una stasi. Non che siano mancati racconti in forma anonima, pseudonima o anche di illustri narratori, perfino stranieri. Manuel Vazquez Montalban, ad esempio, si è concentrato sulle bombe e il blackout telefonico di Palazzo Chigi nell´estate del 1993; così come Enzo Bettiza ha prestato la sua bella prosa a un monaco maltese con lo scopo di ricostruire un´apocalisse innescata nel Mediterraneo dalla guerra nei Balcani.

E ancora. C´è chi ai tempi di Mani Pulite ha profetizzato un “Golpe Di Pietro” e poi una presidenza Borrelli; e chi ha tratto spunti su Berlusconi, fino a delinearne Il Broglio alle elezioni del 2006 (l´autore si firmava “Agente Italiano”). Anche il presidente emerito Cossiga si è cimentato nel breve racconto Il giorno del corvo, con il nome d´arte di Franco Mauri. E tuttavia è come se il genere avesse lasciato il campo alla realtà, di per sé sempre abbastanza provvisoria e ancor più sorprendente.

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Silvio Berlusconi

Bene. Di che tratta Il Colle fatale? Della prossima corsa verso la Presidenza della Repubblica, per inciso già ampiamente cominciata. Ma il brivido di questa corsa, il perno attorno a cui ruota sono le intercettazioni telefoniche: e anche su questo, se solo si pensa a Genchi e a quei quattro-cinque milioni di tabulati a zonzo, beh, il libro, che è divertente, si rivela anche all´altezza dell´attualità.

Ma chi l´ha scritto? L´onesta risposta non può che suonare: boh.

In copertina si firma “Anonimo romano”, ma come tutto ciò che riguarda la Città Eterna la generica firma abbraccia un tempo che dall´autore della celebre “cronica” della vicenda trecentesca di Cola di Rienzo arriva alla raccolta di sonetti romaneschi, Er compromesso rivoluzzionario, anonimamente prodotti sempre negli anni settanta da Maurizio Ferrara. Nel risvolto di copertina, spiritosamente, si legge: «Dell´Autore sappiamo solo due cose: che conosce bene gli ambienti e i protagonisti della politica italiana, è che non è il senatore a vita Giulio Andreotti», oggi novantenne.

E comunque: se non fa parte della nomenklatura, di sicuro l´Anonimo romano (che fa nascere il protagonista vicino Siena e ha qualche tic toscano) conosce bene i suoi polli. Dunque o politico, o giornalista, o funzionario parlamentare (la categoria è storicamente attratta dalla fantapolitica: vedi La gabbia con cui Dodi Negri presagì l´avventura di Cossiga).

In ogni caso è qualcuno che conosce le atmosfere intorno ai palazzi della politica: Fortunato al Pantheon, i caffè all´aperto di piazza San Lorenzo in Lucina, i ritmi e gli automatismi dell´informazione in certi momenti tipo sciagure e funerali. Un tipo attento ai dettagli, come denunciano alcune notazioni su Prodi in Africa o certi sussulti sui colori, invero discutibili, delle cravatte di Fini.

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Massimo D'Alema

Ma se proprio ci si deve sbilanciare, sembra uno che in cuor suo fatica ad accettare le smargiassate televisive del presente e anzi rimpiange le sottigliezze, gli scarti, le combinazioni, se si vuole anche le obiettive per quanto dissimulate ferocie del gioco politico della Prima Repubblica.

Di più: nell´ancien régime l´anonimo del Colle fatale deve essere (stato) un dc, giacché solo a uno spudoratissimo democristiano, che nell´opera sua fa morire ammazzati ben due ex comunisti, può venire in testa di dedicare un giallo “ai liberi e forti”, come dire agli eterni destinatari del vetusto appello di don Sturzo.

Non si rivelerà la trama, sennò non c´è gusto a leggere. Basti qui sapere che un ricchissimo presidente del Consiglio di centrodestra, l´Augustolo, toltosi ormai dai piedi ogni impaccio, si prepara ad ascendere al Colle, ma non ci riesce. E che un importante ex presidente della sinistra, soprannominato non “Baffino”, ma “Pizzetto”, e che a suo tempo si definì “figlio di un dio minore”, fa una brutta fine, però destinata a rivelarsi utile a un suo eterno amico, nemico, compagno e rivale.


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Walter Veltroni

Veltroni nel libro si chiama significativamente Teneroni. Ed è assistito da un volpino e ingombrante collaboratore, Walter Panzini, che sa tanto di Bettini. Le identificazioni a chiave risultano in effetti abbastanza trasparenti e in taluni casi suonano vagamente beffarde. Così Forza Italia è VivalaGente, la Lega è LiberoNord e nel 2011 il Pd appare realisticamente già ben frantumato. Il quotidiano Il Guardiano potrebbe essere la Repubblica – anche se la figura del suo direttore francamente non ha nulla a che fare con Ezio Mauro.

Figura cruciale dell´intrigo, convalescente e con pittoresco autista al seguito, Umberto Bossi è Dagoberto Motta, mentre Maroni assomiglia al ministro dell´Interno Colleoni. Bersani ricorda Pellacani e Latorre Del Merlo. Fini non ha un nome vero e proprio, ma è trasferito alla presidenza del Senato, così come Casini è chiamato “Il Sempre Giovane”. Notevoli alcuni tipi – pure riconoscibili – di clinici avvelenatori.

L´io narrante è quello del cronista politico Mauro Miretta; nel ruolo del deus, anzi di varie divinità ex machina compaiono un prelato dell´Opus Dei, un emissario dei servizi segreti e un misterioso giornalista di un Service con sandali e camicia hawaiana. Alla fine c´è il classico colpo di scena e tutti (o quasi) restano contenti: ma se è vero che la fantapolitica anticipa e suggerisce, forse non è che ci sia molto da stare tranquilli…

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