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Bozen, 200 mila € agli ex

Davvero una gran pacchia essere alto-atesini! Merito della buona amministrazione e forse anche della pioggia di quattrini statali. Ormai della dolce vita bolzanina se ne sono accorti persino gli abitanti delle Eolie: a Lipari, nella vulcanica Sicilia, hanno cominciato a raccogliere firme per chiedere l’annessione all’Alto Adige. E se vivere tra Trento e il Brennero ha i suoi vantaggi, molti di più ne collezionano i politici locali. I consiglieri della Provincia di Bolzano, che essendo autonoma ha enormi poteri, si beccano una buonuscita di ben 200 mila euro. Un dono d’addio anche per chi è stato eletto per una sola legislazione. Si tratta di 55 mila euro come liquidazione più altri 152 mila come restituzione dei contributi versati. Niente male. Per i contributi, si può scegliere anche la forma del vitalizio: trasformarli in una pensione che al compiere dei 65 anni dà diritto a 750 euro mensili. Quanto deve lavorare un operaio per ottenere lo stesso trattamento? E non è che i consiglieri in carica vengano pagati poco. Ogni mese in carica frutta 10.650 euro lordi di indennità più una diaria netta di altri 3.423 euro. In busta paga ne trovano circa 6.500 netti, più la quota accantonata per i contributi d’oro. «Sarebbe meglio che non ci fosse alcuna liquidazione e neanche il vitalizio. Sarebbe molto più chiaro, ma non vogliono perché si vedrebbe che i consiglieri prendono molto più di 6.500 euro netti al mese», ha dichiarato al quotidiano “Alto Adige” Mauro Bondi, ex consigliere ds.

Mastella a Casal di Principe

Resistere, resistere, resistere. Un motto che Nicola Ferraro da Casal di Principe, consigliere regionale campano, ha trasformato in azione politica. Imprenditore attivo nel settore dei rifiuti e nella gestione delle discariche, ha venduto le aziende dopo la mancata concessione del certificato antimafia: una decisione provocata dalle sue parentele con elementi ferraromastella-casaldiprincipedi spicco del clan dei casalesi. In passato tesserato con Forza Italia, nel 2005 ha trasportato il suo peso elettorale nell’Udeur di Clemente Mastella, diventando segretario provinciale per Caserta e sfiorando l’elezione in Parlamento. Nel Consiglio Regionale presieduto da Sandra Lonardo Mastella ottiene però un incarico di prestigio: la presidenza della prima commissione che gestisce tra l’altro il personale e i rapporti con i comuni. Un anno fa, nella retata che azzera l’Udeur nazionale, finisce agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione. I giudici li revocano solo per imporgli l’obbligo di dimora a Casal di Principe, negandogli la possibilità di raggiungere il consiglio regionale e paralizzando così l’attività della commissione da lui presieduta. E Ferraro cosa fa? Si dimette? No, a giugno chiede formalmente che la commissione vada a riunirsi a casa sua. Poi a settembre un articolo su un giornale rivela che diversi pentiti di camorra hanno fatto il suo nome, indicandolo come un uomo legato al vertice dei Casalesi e attivo nello smaltimento illegale dei rifiuti. Ferraro respinge le accuse. Ma di dimissioni non si parla nemmeno in questo caso. La sua posizione appare comunque imbarazzante per il Pd che continua a proclamare la svolta in Campania. Anche perché Ferraro e l’Udeur lì sono ancora determinanti nel garantire la maggioranza del governatore Antonio Bassolino. Visto che il presidente non molla, la scorsa settimana decidono di dimettersi in massa gli esponenti di centrosinistra della sua commissione. Una mossa voluta dal capogruppo Pd Pietro Ciarlo: cadendo la commissione, deve decadere anche il presidente Ferraro. Finora però la signora Mastella non ha ancora posto la questione all’ordine dei lavori. Intanto l’imprenditore di Casal di Principe ha ottenuto la revoca dell’obbligo di dimora: dal primo febbraio potrà tornare a Napoli e dopo un anno riprendere la sua attività politica. Come se nulla fosse. A proposito: in questo anno di assenza, lo stipendio (11 mila euro tra busta paga e rimborsi) secondo voi è stato bloccato?

Guerra contro Internet

Un emendamento approvato nel decreto sicurezza potrebbe imporre la chiusura di molti siti e di migliaia di blog. Come spiega l’autore della norma, il senatore Gianpiero D’Alia, ci sono siti di social networking  che consentono l’esistenza di gruppi che inneggiano a Raffaele Cutolo, a Salvatore Riina, come agli stupratori. Se il gestore non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che tutto il dominio venga oscurato»
E’ quanto sostiene il senatore Gianpiero D’Alia (Udc), in merito all’emendamento 50 bis da lui introdotto nel decreto Sicurezza (e approvato al Senato) che consente al ministero degli Interni di procedere all’oscuramento di siti Internet che siano sottoposti a indagine giudiziaria per contenuti che contemplino l’istigazione a delinquere a l’apologia di reato.
«Secondo il mio emendamento», ha spiega D’Alia, «in presenza di questi contenuti il ministero diffiderà il gestore, e questi avrà due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare questi contenuti oppure non ottemperare. Se non ottempera diventa complice di chi inneggia a Provenzano e Riina e quindi è giusto che venga oscurato».
Alla domanda se questo tipo di interventi non rischi di censurare pesantemente la Rete, il senatore D’Alia ha risposta: «Io non sono schierato per chiudere nulla, chiedo che tutti rispettino le vittime di mafia, le vittime del terrorismo e le vittime degli stupri. Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato, quindi vanno chiusi».

Veneto, beffato Brunetta

Hanno fatto infuriare persino Brunetta. Proprio nel suo Veneto, proprio nella Regione amministrata dal suo centrodestra, hanno cercato di mettere i boiardi al riparo dalle leggi anti-fannulloni. Nel silenzio delle vacanze natalizie, una circolare ha esentato i top manager della Regione dalle nuove trattenute malattia. Da giugno infatti ai dipendenti pubblici Galan0che restano a letto nel periodo iniziale viene decurtato lo stipendio di ogni voce accessoria. Ma il Veneto ha aspettato fine anno prima di varare la norma, con il risultato di dovere chiedere un semestre di tagli arretrati a chi era già caduto vittima dei malanni. Poi dall’inizio del 2008 sono diventati operative le sottrazioni: per ogni giorno di malattia, un usciere del livello più basso perderà otto euro, un funzionario da dieci a 20, un dirigente da 64 fino a 77. Un salasso che dovrebbe dissuadere dalle assenze ingiustificate. Il problema è che i top manager, quei 70 amministratori che siedono nella stanza dei bottoni della Regione guidata da Giancarlo Galan, si sono auto-esentati: per loro non sono previste sanzioni nè deterrenti. Il loro contratto garantisce stipendi da 100 mila euro l’anno  in su e non segue le regole della pubblica amministrazione. Una scelta che ha fatto infuriare i sindacati. E che ha spinto Renato Brunetta a scrivere a Galan: «La legge vale per tutti». Ora la Regione cercherà di trovare una soluzione. Sperando che i supermanager non si ammalino prima.

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