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Un biscione nel cavallo (di Troia)

Nulla sarà come prima, basterà aspettare l’arrivo dell’estate. Giusto il tempo affinché il biscione di Mediaset risalendo le zampe posteriori dello storico cavallo Rai in viale Mazzini possa trovare nuovi alleati e tra essi nascondersi. Non comparirà direttamente, come nella famosa intrusione del cavallo di Troia. Ma la guerra è iniziata, ed anche annunciata in pompa magna alcune settimane fa in una due giorni all’auditorium di Roma. Nulla sarà come prima. Appunto.

Che la partita delle piattaforme televisive sia apertissima, lo sanno tutti gli addetti ai lavori. Che Mediaset non possa vincere da sola, e per questo abbia con successo chiamato a se (un giornalista inglese qui avrebbe usato la frase “avocato a se”, ma lasciam perder…) la servizievole RAI oltre a Telecom Italia Media, è oramai un fatto acclarato. Un primo atto in queste ore lo ha compiuto la Rai, che ha dato a Sky formale disdetta, con i sei mesi di anticipo giustappunto previsti dal contratto, per l’uso dello standard di criptaggio Nds, quello utilizzato a regime della News Corp di Rupert Murdoch per tutti i canali trasmessi sulla piattaforma satellitare Sky. A luglio infatti scadrà il contratto siglato tra Rai e la sky ante litteram di quegli anni: Telepiù. Da quell’accordo, infatti, Rai ha potuto produrre e vendere alla paytv Telepiù, e successivamente a Sky che l’acquistò con Stream-tv nel 2000 un set di canali costituendo una sua società, RaiSat, proprio finalizzata a tali prodotti. Il ricavo, a lordo delle spese di produzione, per Rai ha significato un flusso annuo in ingresso di circa 45 milioni di euro. A latere di quell’accordo, che fermava nero su bianco diritti e doveri, ne venne sottoscritto un secondo collaterale, relativo alla garanzia che gli stessi contenuti sarebbero stai prodotti e trasmessi in esclusiva: l’accordo riguardava in questo caso l’impegno a cifrare il segnale digitale con il sistema e le caratteristiche dello standard dell’emittente, in questo caso il sistema di accesso condizionato realizzato dalla NDS. La Rai, in buona sostanza, oltre a produrre quei canali li avrebbe dovuti diffondere solo ed unicamente in questo standard. Tale accordo collaterale, diversamente da quello inerente al bouquet di RaiSat, nacque senza scadenza: si sarebbe potuto interrompere solo inviando una disdetta formale almeno con sei mesi di anticipo. Ed essendo prossima la scadenza del contratto per le produzioni di RaiSat, tale mossa non sarebbe che un accorgimento legale ed anche intelligente, oltre che nel pieno rispetto delle regole, sebbene teso a permettere al bouquet di RaiSat un potere negoziale più forte. Infatti una cosa è presentarsi ad una trattativa per il rinnovo con l’obbligo incorrente di dover comunque criptare il proprio segnale in NDS (il sistema, nei fatti, proprietario di Sky…) per i successivi 6 mesi, un’altra arrivarci con tale obbligo contemporaneamente scaduto. RaiSat, insomma, arriverà questa estate con le mani libere. Se vorrà chiudere con Sky lo farà, se avrà altre proposte potrà sceglierle e subito abbandonare il sistema di criptaggio di Sky senza incorrere in nessuna penale. Perfetto. Beh, forse… quasi perfetto.

Tutto assume altro spessore nell’attuale situazione, che vede anche la nascita di una piattaforma digitale satellitare alternativa. Proprio a giugno infatti inizieranno le trasmissioni della piattaforma comune TivùSat, braccio satellitare tra Mediaset, Rai e TelecomItalia Media. Conseguenze possibili: qualora RaiSat non riterrà l’offerta di Sky congrua, e ci sono tutte le giustificazioni… politiche affiuchè le cose possano andare così. sarà libera da subito di poter criptare il suo segnale con una altro standard. Non occorre andare lontano per capire quale sarà… Trattasi dello stesso sistema scelto da Mediaset. Chissà perché lo stesso, potrebbe dire qualcuno. E un discorso semplice ma anche … lungo e scivoloso, soprassediamo per il momento! Quale l’impatto sull’utente finale? Beh, uno è evidentissimo. L’abbonato di Sky sarà indubbiamente pesantemente penalizzato. Perchè oggi gli abbonati di Sky vedono tutti gli eventi Rai, sia quelli sportivi che i film più recenti che sono trasmessi con limitazioni di diritti di area o paese, senza alcuna limitazione e quindi senza accorgersi di nulla. Qualora l’accordo RaiSat non andrà in porto (e non andrà…) gli abbonati perderanno in un sol colpo questa possibilità. Si ritroveranno pertanto come tutti gli utilizzatori di altri sistemi satellitari, pay e non pay, a non poter vedere questi eventi poiché, anche per gli utenti Sky, tali segnali saranno codificati diversamente. Insomma, una chiara diminuzione di appeal della convenienza di avere Sky in casa…

Le lobby del settore sono pronte a sfidarsi: all’Antitrust è già stata aperta un’istruttoria perché altre emittenti satellitari minori già soffrono di queste limitazioni. Questo senza contare che in alcune zone del nostro paese il terrestre non consente la visione dei canali. Accadeva con il segnale terrestre analogico, ed accade oggi anche con il segnale terrestre digitale, come in Sardegna ben sanno centinaia di abbonati Rai. Se domani anche con la parabola e il satellite questi abbonati non potranno vedere la programmazione Rai, probabilmente non vorranno e non dovrà a loro essere imposto il canone… Qui la partita più grossa riguarda i classici Rai 1, Rai 2, Rai 3 e i tre Mediaset. E’ indubbio che sul decoder Sky questi canali siano ad oggi tra i più visti dello stesso bouquet Sky a pagamento.

Nelle regioni che spengono il segnale analogico, a partire dalla Sardegna, pertanto, si è visto che l’ascolto di Sky cresce anche perché chi ce l’ha vede tutta la tv o quasi utilizzando unicamente il ricevitore di Sky. Dalla prossima estate le sei reti generaliste saranno disponibili anche su TivùSat, gratuitamente, ma occorrerà pagare quantomeno il costo di produzione di una scheda con standard Nagravision, oltre ad equipaggiarsi di un ricevitore satellitare con sistema di accesso condizionato in questo standard e altri accessori di limitato costo.

L’abbonato Sky che risiede in una zona illuminata dal segnale digitale terrestre dovrà quindi necessariamente procurarsi questa scheda, oltre ad un decoder interattivo terrestre abilitato. Scheda che, ma guarda le coincidenze, è dello stesso tipo di quelle usate da Mediaset Premium. L’abbonato Sky che risiede in una zona non illuminata dal segnale digitale terrestre dovrà invece sia procurarsi questa scheda che un decoder satellitare per questo standard di criptaggio. Da affiancare sotto lo schermo tv: facilemente immaginabili sin d’ora gli strepiti delle donne italiane amanti dell’ordine e della pulizia anche sul sofà in salotto. 

Proprio per queste imprevedibili conseguenze,  Mediaset sta tuttora valutando rischi e vantaggi di un’eventuale “discesa” dei suoi canali generalisti da Sky, come ha spiegato lo stesso Pier Silvio Berlusconi. Non lo ha detto, Pier Silvio, ma ci saranno certamente dei problemi di visibilità, di audience e di penetrazione che impatteranno sul costo degli spot pubblicitari. Per cui alt, nulla ancora è (ufficialmente…) deciso. Come dire, facciamo entrare il biscione nel cavallo. A lui l’onore e l’onere di entrare nelle case degli italiani. Al momento opportuno, nottetempo, come accadde un tempo… una porticina si aprirà e da li …
 
Intanto oggi è arrivato Zavoli alla Vigilanza, nei prossimi giorni arriveranno le convocazioni della commissione neo insediata per le nuove designazioni di Presidente e Direttore Generale in Rai… tutto secondo copione… ma questo non è un film!

  

 

 

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Categorie:Uncategorized
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