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Il nuovo che avanza, se …avanza manda cattivo odore

Cari miei tre o quattro coriacei, testardi lettori, che dirvi? Ma forse che anche nel profondo Nord i figli, come dice Filomena Marturano, «so’ piezz’e core». Così, quando si è trattato di dare vita all’«Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo», chi ha piazzato nel Comitato di presidenza? Suo figlio Renzo. Certo, l’approccio «mastelliano» alla raccomandazione («un peccato veniale», l’ha sempre definito Clemente) non è per il segretario della Lega una novità assoluta.

Il Senatur con l'ultimogenito da lui stesso definito " più che delfino, ...trota"
Il Senatur con l’ultimogenito Renzo, da lui stesso definito ” più che delfino, …trota”

Chi non se lo ricorda Umberto Bossi, quando parlando della sua Lega, giurava anni fa che era finalmente nato un movimento in grado di «assicurare assoluta trasparenza contro ogni forma di clientelismo». Di più: «Non si barattano i valori-guida con una poltrona!». Di più ancora: «Dobbiamo essere in primo luogo inflessibili medici di noi stessi se vogliamo cambiare la società!». Di più, in estasi: «Roma ladrona, tutto fa per una poltrona!». Bene, bravo, bis. Ma, perdoni l’azzardo certamente irresponsabile e irreverente, mio Senatur,  ma …per Bruxelles è così diverso?

Qualche anno fa, infatti, l’uomo che aveva fatto irruzione in politica tuonando contro il fenomeno deteriore del familismo, aveva già piazzato a Bruxelles il fratello Franco e il figlio Riccardo. Assunti come portaborse, il primo a carico di Matteo Salvini e il secondo di Francesco Speroni, evidentemente lieti di spendere «in famiglia» la prebenda di 12.750 euro al mese che ogni deputato riceve per l’attaché.

Quali competenze avessero l’uno e l’altro non si sa e non si è mai avuto modo di approfondire: dopo la scoperta della doppia sistemazione parentale, ufficializzata dalla pubblicazione sul sito Internet www2.europarl.eu.int/assistants, le due nomine furono precipitosamente annullate. Meglio perdere un paio di stipendi che esporsi al rischio di mal di pancia dei leghisti di base allevati nel mito dei duri e puri.

Quanto alla competenza di Renzo Bossi nel nuovo incarico, il mistero è ancora più fitto. L´assessore regionale Davide Boni ha spiegato a Repubblica che la nomina del ragazzo è solo il primo passo: «Stanno scadendo i vertici e noi ci facciamo avanti perché la Fiera è troppo importante per Milano e l’intera Padania e perché la Lega esprime una classe politica di tutto rispetto». «E Renzo?» «Con lui la squadra non potrebbe essere più incisiva».

L’affermazione, ovviamente del tutto estranea a ogni forma di pronazione verso il Capo, è rassicurante. Fino a ieri, infatti, sulla statura del figlio del ministro delle Riforme esistevano due sentenze. Una emessa dai professori che l’hanno bocciato agli esami di maturità la prima, la seconda e poi ancora la terza volta che si è presentato, rendendo inutili tutti i ricorsi. L’altra emessa dal padre stesso il giorno in cui gli chiesero se Renzo fosse il suo delfino: «Delfino, delfino… Per ora è una trota». Battuta che fece nascere all’istante, su Internet, un «Renzo Trota fans club».

Auguri, comunque. Al delfino salmonato e alla Fiera di Milano. Dopo tutto, può essere l’inizio di una brillante carriera. Del resto, negli stati caraibici, cose così capitano da un pezzo. Avete letto l’Autunno del patriarca di Gabriel García Márquez? Una delle scene indimenticabili è quella in cui la madre del dittatore, Bendicion Alvarado, nel vedere «suo figlio in uniforme d’etichetta con le medaglie d’oro e i guanti di raso» davanti al corpo diplomatico schierato al completo, non riesce a «reprimere l’impulso del suo orgoglio materno» e grida entusiasta: «Se io avessi saputo che mio figlio sarebbe diventato presidente della Repubblica lo avrei mandato a scuola!». Con il figlio non si può dire che il Senatur non ci abbia provato…

Silvio … non dimentica: ELENA RUSSO nello spot del governo sui rifiuti

Uno spot, uno dei tanti che le istituzioni fanno per reclamizzare i loro successi: quello di cui vi parliamo svela una sorpresa. Sarà infatti trasmesso in tv e nei cinema il promo del governo per celebrare la fine dell´incubo-immondizia a Napoli. Il video doveva rilanciare l´immagine della città liberata dai rifiuti. Invece: sedimenta le incrostazioni di vecchia Napoli. Voleva mietere consenso. Invece solletica interrogativi a sfondo pettegolo: perché Elena Russo, la procace signorina conciata come una parodia dell´inarrivabile Ciociara, è proprio la medesima attrice citata tre volte nelle intercettazioni tra il premier Berlusconi e l´ex direttore di Rai fiction Agostino Saccà.

Per Napoli, dove l’immagine del problema mondezza coincide con quella del suo risolutore, il premier Berlusconi, forse tale scelta poteva essere evitata. Nei quaranta secondi dello spot La Russo evoca non senza imbarazzo la Loren. Ha lo stesso chemisier senza maniche, ma con reggiseno in vista, ed è sdraiata tra i sacchetti, quasi soffocata. Poi arrivano finalmente “gli altri”, cioè il governo salva napoletani. La voce fuori campo aiuta gli smemorati, che magari si erano fatti distrarre da tali immagini : «Napoli aveva un problema. Poi il governo è intervenuto». Lei chiude con le mani sui fianchi e tre suoni: «E grazie, eh!».  Ovviamente chi ricorda e collega fa le sue riflessioni. Che non sia stato un modo per il Premier di mostrare quanto piace alla gente che piace?

Elena Russo

Elena Russo in una foto d'agenzia

 

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