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Romeo&Rutelli, colpo da… Magistris

Tutto nasce da una pagina tratta da Europa (giornale ex Margherita tuttora moooolto vicino all’ ex-presidente Rutelli…) dove si critica la mancata… dimostrazione di amicizia de l’Unità targata Concita De Gregorio, giornale di partito salvato…, ci si chiede alla fine, … a che pro? Sono piccati, quelli di Europa, per i pezzi di Travaglio, reo di aver esaltato nero su bianco che il politico Rutelli è finito sotto schiaffo per opera di De Magistris (ora a Napoli ),  che nel confermare la necessità delle misure cautelari per l’imprenditore Romeo ha sottolineato e citato i “rapporti poco chiari” tra il politico Rutelli e l’imprenditore napoletano. Travaglio in questi ultimi giorni è andato avanti con i relativi sviluppi, e ora ha messo in chiaro risalto gli insussistenti motivi addotti dallo stesso Rutelli, ora qui nei panni istituzionali di Presidente Copasir, e i relativi virtuosismi che gli hanno permesso di convocare a Roma il De Magistris stesso, tirando in ballo tutto … il ballabile della storia degli “archivi Genchi”. Come dire che Rutelli, piccato per essere stato citato come elemento di destinazione dei suddetti “rapporti poco chiari” tra il politico Rutelli e l’imprenditore napoletano, convoca lo stesso magistrato a Roma per fare la voce grossa sul caso “Genchi” (al tempo consulente di De Magistris…), caso che mediaticamente si è già ampiamente sgonfiato. Secondo Travaglio, solo per il gusto di far sentire il fiato del palazzo sul collo del povero De Magistris… Così l’Unità pubblica il pezzo di Travaglio, i rutelliani si attivano e mandano in stampa un fondo critico sulla direzione di Concita, che è ovviamente lì anche per scelta di Walter. Forse dimenticano, i rutelliani, che Concità poteva anche avere dei secondi fini… ad esempio quello di sbeffeggiare i rutelliani, colpevoli di alimentare quella fronda scissionista pro UDC. Cosa che a Walter, come a gran parte del PD, non piace per niente… Così il pezzo di Europa, mosso per tutelare i rutelliani e aizzare il resto del partito alla difesa del prode capocorrente, riesce a produrre l’effetto contrario, confermando indirettamente pure le scelte editoriali di Concita De Gregorio, la quale “purgando” i rutelliani a mezzo della spada rossa di “Zorro” Travaglio, si dimostra allineatissima ai desideri, anche quelli meno sbandierati, del segretario Veltroni. Quindi, con un effetto boomerang, l’uscita di Europa dimostra che una Concita sempre più utile e allineata, facendole nei fatti un grande favore. Tutta la sequenza di eventi anziché colpire la collega de l’Unità denota, infatti, le manchevolezze in termini di strategie editoriali della direzione di Europa, dove la redazione si è mossa senza nulla pensare tranne che far sentire forte e prio il proprio capo, unico e riconosciuto editore: peccato che i ruffiani fanno sempre danni, e spesso stringendosi vistosamente intorno al “numero uno”, contribuiscono non poco alla sua caduta…

Europa 31012009

L’Unità, una bella amica. Ma di chi? Pare brutto polemizzare con l’Unità. Più che altro forse è inutile: due giorni fa la sua direttrice teorizzava che le discussioni fra giornali sono una degenerazione del mestiere, dibattiti autoreferenziali, sottrazione di tempo e spazio ai lettori. È una concezione che seppellisce due secoli di tradizione di lotta politica a mezzo stampa, e anzi la ragione stessa per cui nacquero i primi fogli, ma tant’è. C’è evidentemente l’idea che l’informazione possa procedere per canali paralleli che non si incrociano e non si confrontano mai (questo effettivamente suona un po’ autoreferenziale): l’avessero pensata così generazioni di direttori dell’Unità, avremmo perduto grandi pagine della storia del giornalismo.
P e r f o r t u n a non la pensa così M a r c o Travaglio, che nel suo editoriale quotidiano – l’unico editoriale politico dell’Unità, nel luogo più nobile del giornale – non risparmia mai attacchi a fogli avversari, quando lo ritiene giusto. Fa bene, e autorizza il reciproco.
Non sappiamo se e quanto Veltroni si sia speso per risolvere i problemi del suo ex giornale.
È molto apprezzabile però che, qualsiasi cosa abbia fatta, l’abbia fatta totalmente gratis: l’Unità rimane infatti oggi uno dei giornali più ostili al Pd su piazza. Il partito di riferimento, quello trattato con i guanti, è un altro.
Lo si evince, oltre che dalle frequenti interviste con Di Pietro, proprio dagli editoriali di Travaglio, tanto inclementi coi democratici che passano a tiro (D’Alema è tra i preferiti) quanto amichevoli verso l’Italia dei valori. L’editoriale di ieri, per esempio, denunciava le assenze di deputati del Pd che avrebbero consentito alla camera la salvezza del sottosegretario Cosentino sotto indagine per camorra. Piccola omissione, di Travaglio e del redattore di cronaca: dalla votazione incriminata risultavano assenti anche otto dei 27 onorevoli dipietristi. La stessa percentuale del gruppo Pd. Sul medesimo numero c’era un’altra omissione illuminante (Travaglio non c’entra, a meno che non sia ormai lui il direttore- ombra).  Se infatti il giorno prima una pagina e mezza dell’Unità era stata dedicata agli atti di de Magistris sull’inchiesta Romeo e alle sue specifiche insinuazioni su Rutelli, ieri neanche una riga (diversamente da molti altri giornali “indipendenti”) veniva concessa a Veltroni, Finocchiaro, Chiti, Tenaglia, Zanda per le loro dichiarazioni di solidarietà al presidente del Copasir, ex presidente della Margherita, co-fondatore del Pd. Chiaro che ognuno scrive e omette ciò che gli pare. Il trattamento riservato dall’Unità al Pd e soprattutto ad alcuni settori del Pd è però particolare e non può sfuggire, perché incide nel corpo più tradizionale dell’opinione pubblica di sinistra.
Qui non si sa quale sia la causa e quale l’effetto. Se sia stata l’Unità – quella degli ultimi nove anni – a rafforzare nei propri lettori ogni possibile radicalismo e diffidenza verso le leadership riformiste; o siano stati i lettori, come capita, a tenere ancorato il giornale all’oltranzismo. L’effetto è quello descritto ieri dalla Stampa: Di Pietro ha ricavato proprio dai commenti sul sito dell’Unità l’incoraggiamento a continuare sulla linea della critica a Napolitano, dell’attacco al Pd, della competizione dura contro Veltroni.
Una medaglia per chi, pur continuando a usufruire dell’aiuto economico dell’ex Ds, aveva promesso autonomia dal Pd. Una beffa per chi forse sperava di aver aiutato a salvare quanto meno un giornale amico.

l’Unità 31012009

Zorro: A dicembre finisce in carcere Alfredo Romeo. Il Corriere pubblica intercettazioni da cui risultano suoi rapporti con Rutelli tramite il rutelliano Lusetti. Rutelli va dal pm a spiegare di aver incontrato una volta Romeo, che finanzia la Margherita ed «Europa», ma di non averlo favorito: Lusetti è un fanfarone. Il Corriere riassume la deposizione di Rutelli, che lo denuncia al Csm(!). Ieri il Corriere attacca Luigi De Magristris, reo di aver citato nell’ordinanza del Riesame che conferma l’arresto di Romeo, i suoi «rapporti poco chiari» con Rutelli. Embè? Che ha fatto di male stavolta il terribile De Magistris? Ha osato citare Rutelli, che l’aveva appena convocato al Copasir a proposito dell’inesistente «archivio Genchi» (ex consulente di De Magistris a Catanzaro). Anziché denunciare il conflitto di interessi di Rutelli, che convoca il suo giudice per una patacca, il Corriere dell’Inciucio si unisce agli alti lai della premiata ditta Pd-Pdl contro il giudice che cita i rapporti Romeo-Rutelli, come già i pm, il gip e il Corriere. Forse lorsignori ignorano che il Riesame è formato da 3 giudici e l’ordinanza è firmata insolitamente non solo da De Magistris, ma anche dal presidente e dal giudice a latere (mai convocati da Rutelli). Ora urge trasferire pure i due giudici e riformare un’altra volta la giustizia: se un politico convoca un giudice, questo non può più nominarlo; per il Riesame 3 giudici non bastano, ce ne vogliono almeno dieci.

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