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Recepita prontamente l’UE per l’IVA: e Rete4?

Una multa che vale il costo di un appartamento, comminata giorno dopo giorno dalla UE per l’inettitudine dei governi di centro sinistra e di centro destra che l’Italia ha conosciuto negli anni. Da anni, e nessuno ne parla con continuità, se trascuriamo alcuni blog e pochissimi quotidiani. Parliamo di 350.000 euro al giorno buttati dalla finestra all’insaputa di molti italiani. Il tutto perchè Rete4 non vuole andare, come prescritto dall’ Unione Europea, sul satellite. Un’altra tipica storia italiana, che non ha eguali al mondo…

Oggi con la “querelle” sull’IVA, arriva la debacle di immagine di Berlusconi. Il berlusconi politico, notoriamente decisionista e attivo su ogni tema, si ritrova a dare del deficente all’italiano medio difendendosi con dichiarazioni dove tenta di far sapere che di tutto questo non ne sapeva nulla, di questi dettagli Tremonti non lo aveva informato. Gli italiani che lo hanno votato e quelli che, in misura poco minore, ben si erano guardati dal farlo, si sentono oggi tutti presi per deficienti. E visto che deficienti non sono davvero, ecco rotto l’incatesimo. Il Berlusconi politico, proprio per quel’irrisolto enorme conflitto di interessi che lo vede impelagato nel mondo delle televisioni, delle banche (Mediolanum), dell’editoria, delle assicurazioni, della grande distribuzione, eccetera eccetera, tutto poteva dire e fare tranne che toccare un concorrente diretto sul business “core” della famiglia. E invece ecco a noi il patatrac. Vi lascio pertatnto al commento dell’esperto e paludato commentatore Aldo Grasso, che con la sua rubrica sul Corriere della Sera ha messo a segno un commento senza infingimenti di parte. E’ quello che milioni di italiani pensano, ora, dopo aver capito che ogni scusa e buona, crisi economica mondiale fortissima alle porte, per pensare agli affari di bottega e lasciare nel loro brodo milioni di famiglie italiane in vera difficoltà. Anche perche, come passano i giorni, trova sempre più conferme anche in ambito comunitario che la nota con cui la Ue ha dichiarato «chiusa» la vicenda è conseguente all’allineamento delle aliquote, sebbene la stessa Commissione di Bruxelles avrebbe in realtà preferito dal governo italiano una scelta diversa, quella di applicare a tutte le emittenti televisive digitali un’aliquota Iva del 10% anziché del 20%. «La Commissione — recita la lettera inviata lo scorso 12 aprile da Bruxelles all’esecutivo— è del parere che le trasmissioni via etere (Dvb-T, il cosiddetto digitale terrestre ndr) debbano essere soggette a un’aliquota ridotta identica a quella applicata alle stesse trasmissioni che utilizzano le piattaforme tecniche Dvb-C e Dvb-S (cioè le tv via cavo e satellitari) e che questo aspetto della legislazione italiana debba essere modificato». Da qui le evidenti motivazioni delle accuse di Sky al governo italiano.

Questo il link al video commento di Aldo Grasso. Buona visione.

Approfondimenti

È difficile ignorare che il problema non è il raddoppio dell’Iva per le tv satellitari come Sky, ma il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi. A rendere incandescente un provvedimento del governo giustificato dalla normativa europea è la posizione del premier, proprietario di un impero mediatico; e dunque sospettato dagli avversari di favorire le sue aziende. L’unica verità politica su quanto accade sembra questa. Il resto è polemica strumentale: tanto più che non si capisce dove finisca l’immobilismo oggettivamente a favore di Sky del governo Prodi; e dove cominci l’iniziativa dell’attuale, considerata punitiva verso il gruppo di Rupert Murdoch. Il risultato è in chiaroscuro, per il Pdl ma un po’ anche per l’opposizione. Palazzo Chigi appare in imbarazzo: lo ha fatto capire lo stesso Berlusconi. Prima dicendo che non c’entrava nulla col decreto su Sky; poi avvertendo che se non si porta l’Iva dal 10 al 20 per cento, bisogna abbassarla a tutte le tv, Mediaset compresa; e alla fine assicurando che non ci sarà retromarcia del governo: una vittoria del titolare dell’Economia, Giulio Tremonti. Non solo. Ministri come Ignazio La Russa si sono smarcati, spiegando che il provvedimento andava preso magari dopo Natale: una smentita indiretta alla tesi che l’Ue stesse per aprire una procedura di infrazione. Al Pd è stato facile puntare il dito contro un conflitto di interessi caduto in oblìo; non risolto neppure dal centrosinistra; ma risuscitato dalla decisione berlusconiana. Con qualche imbarazzo parallelo a quello governativo, però. A Tremonti che ricordava un impegno preso da Prodi con l’Europa per eliminare l’anomalia di un’imposta diversa fra le tv, Pier Luigi Bersani ha risposto in modo singolare. Per Tremonti «la colpa è sempre degli altri», ha ironizzato. «Non vado neanche a controllare». Una maniera per bollare il conflitto di interessi, ed eludere il merito: un chiarimento chiesto a Prodi nel 2007 dalla Commissione Ue, dopo un esposto di Mediaset. Ma la sensazione è che palazzo Chigi abbia fatto una mossa destinata a metterlo sulla difensiva e ad innervosirlo: a prescindere dalla giustezza delle misure prese. Ogni volta che sfiora materie legate alle televisioni, scatta automaticamente il sospetto che voglia avvantaggiare Mediaset. E parte l’offensiva di avversari che pure, quando erano al governo, non hanno saputo o voluto risolvere il conflitto di interessi; e magari potrebbero anche avere silenziosamente favorito Sky, non rispondendo alle sollecitazioni europee. Sembra di assistere ad una nemesi della storia: una multinazionale mediatica che si ribella a Berlusconi usando gli strumenti utilizzati in passato dal Cavaliere contro le leggi «punitive» del centrosinistra sulle sue tv.

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